A Milano, il primo convegno nazionale dei circoli del proletariato ha espresso una situazione di fatto in cui i giovani proletarizzati di tutto il territorio hanno messo a confronto esperienze d’occupazione, attività e problemi inerenti alla loro specifica situazione di classe.
Dal presidio poliziesco dell’Università all’aggressione arrogante dei giornali borghesi, il Convegno Happening di Milano è rimbalzato, con le sue vaste dimensioni e col suo peso politico determinante, tra i nodi dei precari equilibri imbastiti senza falsi pudori, dall’Internazionale socialdemocratica.
Al meccanismo immediato che vede gli specialisti del recupero soffermarsi puntigliosamente sui dettagli psicologici, sociologici e criminologici; all’operazione mistificatoria e provocatoriamente isterica programmata dai giornali di regime, coi loro titoli cubitali che parlavano di «devastazioni», «orgie», «teppismo» e «barbarie», i giovani proletari organizzati dei circoli risponderanno quindici giorni dopo con la critica pratica dello spettacolo borghese che ha visto i velluti della «Scala» e i suoi biondissimi Zeffirelli illuminati dal fumo di una rivolta metropolitana senza mediazioni di sorta.
Il Congresso Happening è stato importante, si sono visti temi di fondamentale importanza per il movimento, trattati senza falsi pudori e sciolti dai tradizionali canoni del dibattito, della delega e della rappresentazione. Anche il negativo, l’isolamento, l’impossibilità, sono calati pesantemente sui giovani proletari riuniti: ma anche su questa situazione reale si sono concentrati gli sforzi e i tentativi di superamento.
È vero, mancava omogeneità: gruppi e sottogruppi di persone, isolati tra loro, sembravano – a volte – partecipare più allo «spinello», più alla musica, che non alle elaborazioni e ai dibattiti urlati al microfono; ma è innegabile lo sforzo corale che tutti hanno sopportato per armonizzare le più disparate esperienze: dai nomadi del Lambro, Licola e Umbria ai politici-militanti, agli operai, ai disoccupati, alle femministe, agli omosessuali ecc. Parlare al microfono, guardare in faccia l’Assemblea, è stata, per chi l’ha fatto, impresa non comune … fischi, urla, insulti e disinteresse, piovevano troppo facilmente.
Ma il significato di questo Happening è da ricercarsi altrove, non nei suoi dati fenomenologici ma nel superamento reale del vecchio, nella morte definitiva di ogni ideologia, nel fatto che nessun gruppo, nessuna tendenza, nessun personaggio carismatico è riuscito ad egemonizzare alcunché, nella certezza della «distruzione del vecchio mondo del capitale».
Delirio, autocoscienza, femminismo, disoccupazione, lavoro ed eroina sono stati al centro della discussione: da alcuni argomenti trattati sono usciti problemi, soluzioni e proposte nuove, altri hanno sancito un impasse storico a cui il movimento della Statale si è proposto di dare una rapida soluzione, altri ancora sono caduti nel vuoto. Del resto, nessuno può arrogarsi il diritto di criticare un avvenimento come quello del Convegno, nella misura in cui tutte le riviste, tutti i giornali della vecchia e nuova sinistra e gli innumerevoli fogli di circolo e quartiere, si sono trovati – nei fatti e nella pratica – superati in tutto e per tutto dall’avvenimento stesso.
Parole d’ordine come «per il lavoro contro l’organizzazione del lavoro», «distruzione del mercato nero dell’eroina», «mettere in discussione tutti indifferentemente», hanno riecheggiato per due giorni e hanno sancito radicalmente la loro appartenenza, in toto, alla coscienza dei giovani proletari. Non è un caso che dopo due mesi dal Convegno, l’Internazionale social-democratica con i suoi Andreotti, i suoi sindacalisti, i suoi giovani apprendisti funzionari della FIGC, abbia «contro organizzato» un dibattito «ordinato-democratico-pluralistico» ecc. sulla disoccupazione giovanile, come non è un caso che la Camera e i vari ministri e segretari di partito dibattano incessantemente se è il caso di «chiudere i covi eversivi per porre termine alla criminalità dilagante».
L’attacco repressivo è lampante, le esperienze organizzative, politiche e culturali di Circoli del Proletariato Giovanile, come tutte le esperienze di autonomia proletaria, innescano processi di lotta e di trasformazione rivoluzionaria talmente combattivi, da costringere i funzionari del capitale a lanciare ipotesi e proporre pratiche altamente repressive. Ma pensare di ricondurre il proletariato giovanile nel ghetto dell’impotenza e dei quartieri quando esso sta già mostrando di volerli bruciare e di incendiarli nei fatti, ci sembra una delle tante, seppur pericolose, utopie del capitale. […]
Intervento: una femminista
Adesso voglio dire una cosa io perché sono due giorni che sono qua e che tengo delle cose dentro che, cazzo, adesso mi sono venute fuori … a parlar così non si conclude un cazzo, né per chi parla, perché si confonde le idee in una maniera terribile, né per chi ascolta … allora io volevo dire, sia ai compagni che alle compagne, che certe cose non le hanno chiare … le donne, prima di tutto, al di là delle esperienze che possono aver fatto nelle comuni o in altre esperienze, le donne hanno tremila anni di storia alle spalle, tremila anni che sono scaturiti adesso, e finalmente – dico io – porco dio, finalmente son scaturiti con termini ben precisi, con contraddizioni che sono saltate fuori; e io non sopporto più, adesso, le compagne – soprattutto le compagne – cazzo, io sopporto al limite un compagno che non si è messo in discussione che possa dire certe cose, ma una compagna che mi dice «risolviamo assieme le contraddizioni», quando abbiamo visto che le donne hanno dei loro tempi, hanno delle discussioni da fare tra loro …e queste discussioni si devono rispettare, e questi tempi si devono rispettare … e questo lo devono capire non solo le compagne, ma soprattutto i compagni, è questa la difficoltà.
Io non voglio essere polemica, non voglio dare contro a nessuno, io capisco le difficoltà, soprattutto per i compagni, però teniamo conto che anche tra le compagne – Enrico và a farti un culo và – cioè anche tra le compagne queste difficoltà ci sono e soprattutto vengono fuori sempre e dovunque. Allora io capisco la situazione della compagna che ha parlato prima e capisco che tante cose devono essere chiarite anche tra compagni e tra donne, però ribadisco questo: cerchiamo soprattutto qui, a partire anche da questi incontri che sono bellissimi, per un certo lato, di mettere in discussione tutti, uomini, donne, cazzi, non cazzi, omosessuali e non … però facciamolo confrontandoci sempre e soprattutto nelle lotte.
da: Appendice a G. Martignoni, S. Morandini (a cura di) Il diritto all’odio: dentro, fuori, ai bordi dell’area dell’autonomia, Bertani, Verona 1977



