Il bamboccione non cerca casa?

Foro F. Bottini

Il classico Giorno del Papà coi figli adulti in visita e pranzo celebrativo ha cambiato un po’ di ritualità. In sempre più famiglie quei figli adulti non se ne sono andati da casa, o se ne erano andati ma sono poi tornati.  È un record assoluto: 25,2 milioni di adulti di età inferiore ai 35 anni resta ad abitare nella cameretta infantile a casa dei genitori anziché cercarne una propria. Si tratta di una evoluzione straordinaria: con le tendenze di questo tipo di coabitazione dei primi 2000, sarebbero meno di 5 milioni i giovani adulti che oggi condividono la casa coi loro genitori. Nel paese il prezzo medio di un alloggio, 430.000 dollari, è del 34,4% più alto del 2019, e l’affitto di 1.673 è maggiore del 17,9%. Il costo dell’abitazione è sufficiente a rendere assai più attraente la cameretta da bambini, e per tanti genitori vuol dire rimandare la condizione di «nido vuoto» [e per molte coppie senza più figli la prospettiva di un trasloco con relativa compravendita n.d.t.]. 

Nel 2025 si tocca il massimo di giovani adulti che restano a casa

Più persone restano coi genitori, oltre il massimo della pandemia. Circa 1 su 3 adulti con meno di 35 anni (il 33%) condivide l’alloggio con un genitore, una quota stabile dal massimo assoluto del 2020 col 33,6% e che dal  2022 non mostra segni di calo. I casi sono diversi nei dettagli, ma accade comunque che la tendenza sia diversa da ciò che accadeva una generazione fa. 

L’evoluzione del modo di abitare risulta particolarmente visibile nei passaggi chiave dell’esistenza. A  22 anni, quando con un titolo di studio universitario ci si affaccia sul mercato dell’affitto, è quasi la metà (49,3%) a restare in casa, contro il 46,1% di prima della pandemia. Il rinvio dell’abitare da soli diventa più diffuso crescendo, visto che a 24 anni, la coabitazione sale al 35,2% nel 2025, significativamente più alta del 29,6% nel 2019. Vuol dire che oltre uno su tre adulti verso la metà dei vent’anni esitano a osare metter su casa da soli.

Si inizia la vita adulta attiva (25–29 anni)

Il 20,4%, circa uno su cinque  adulti tra i 25 e i 29 anni, abita ancora coi genitori, il 6% in più di quanto succedeva all’inizio di questo secolo. A differenza di altre fasce di età considerate nel presente resoconto, quella dei 25–29 anni vede un calo per quanto modesto, la cui ragione sta nelle dinamiche del mercato della casa. Questo gruppo ha avuto più occasioni lavorative delle fasce più giovani. Avvicinandosi ai trent’anni ha potuto accumulare reddito, risparmi, possibilità di credito, per provare a cercarsi casa quando ce n’era l’occasione, e qualcuno l’ha anche fatto.

L’onda di offerta di tipologie multiappartamento sul mercato tra il 2023 e il 2024 in molte aree metropolitane ha abbassato gli affitti che avevano toccato il massimo nel 2021–22. Una parte della fascia di età, che era a metà dei vent’anni nel 2020–21, ha anche potuto approfittare dell’ultima fase di mutui a tasso minore e provare a comprare. Nondimeno, col 20,4%, la fascia tra i 25 e i 29 anni dei co-abitanti resta comunque più alta di prima della pandemia, 6 punti sopra il 2000.

Età professionalmente matura (30–34 anni): percentuale bassa ma in crescita

Fra i trenta-trentaquattrenni, la quota di chi coabita coi genitori è minore che tra i più giovani, ma tende stabilmente a crescere, raggiunge il 12,7% nel 2025: uno su otto. Percentuale quasi raddoppiata rispetto al 2000, quando abitava a casa dei genitori solo il  7,1%, con una accelerazione dopo la pandemia a cui si era arrivati con l’11,4% nel 2019.

Circa 3 milioni 

I motivi sono diversi da quelli specifici delle fasce più giovani. La maggior parte dei neo-trentenni che coabitano coi genitori non sono né neo qualificati all’università né ex affittuari che hanno rinunciato a quella soluzione per ragioni economiche. Ma persone che, in epoche passate si sarebbero già sposate formando una famiglia. Chi ha oggi 30–34 anni ne aveva 25–29 durante la pandemia, periodo durante il quale teoricamente si candidava alla casa in proprietà ma ne era escluso da un mercato contemporaneamente costoso, concorrenziale, a tassi elevatissimi. Chi è restato in casa non era pronto a uscire cinque anni fa, e l’attesa si è protratta invecchiando. 

Il lieve calo nella fascia 25–29 anni nasconde una divisione. Adulti oggi ventotto-ventinovenni, appena ventenni nel 2020–2021 dei tassi ribassati, possono aver trovato occasioni nei mercati dell’affitto o dell’acquisto di casa. Mentre la fascia dei venticinque-ventiseienni che li precede, che si è scontrata col picco dei prezzi del 2022–2023, non mostra alcun calo. La fascia 30–34 anni, che era dei 25–29 anni durante il picco della pandemia, non ha neppure cominciato, e oggi alza le percentuali totali. Sia il calo della fascia 25–29 anni che la crescita in quella 30–34 fanno parte della medesima tendenza declinata in diverse fasi. 

Evoluzioni nel tempo

La crescita degli adulti che restano in casa ha storicamente due fasi distinte. La prima corrisponde alla recessione quando tra il 2007 e il 2010 i tassi di coabitazione coi genitori si sono impennati, e poi quando l’economia si è ripresa non sono ridiscesi. La tendenza non si è invertita nel decennio di incremento dell’occupazione e crescita di stipendi. Se fossero restati stabili i tassi di coabitazione dei primi 2000, oggi sarebbero 4,86 in meno gli adulti che stanno coi genitori. L’offerta di case non è mai riuscita a stare al passo con la domanda del dopo crisi e assorbire così i nuovi nuclei familiari che si sarebbero formati, con un gap che continua ad allargarsi anche in momenti di espansione.

La seconda scossa arriva col COVID-19. La quota complessiva degli adulti con meno di 35 anni che coabitano coi genitori sale al 33,6% nel 2020, il massimo. Una breve ripresa nel 2022 potrebbe segnare il recupero, ma negli ultimi anni si evidenzia invece il contrario. Gli adulti che nel 2022 smettono di coabitare coi genitori rappresentano una specifica fascia che approfitta di una finestra brevemente aperta da tassi sui mutui particolarmente bassi. Tutti gli altri ne affronteranno invece di più alti, minore offerta, affitti difficili da sostenere. Nel  2025, complessivamente la percentuale dei figli co-abitanti è quasi tornata al picco pandemico, e la cifra assoluta lo supera con 25,2 milioni di individui. In entrambi i casi di choc (la recessione e l pandemia) il meccanismo è identico: c’è una crisi, si tocca un picco, poi c’è un segnale di calo, ma tutto riprende poi a salire. La quota di giovani adulti ceh resta in casa coi genitori oggi è più elevata di quanto non fosse prima di entrambi gli eventi, e il quadro complessivo della abbordabilità degli alloggi indica che anche un calo potrebbe avvenire molto lentamente.

Offerta di mercato e prezzi in crescita

I balzi delle percentuali di coabitazione nel 2008 e nel 2020 corrispondono ai momenti di maggiore caos del mercato immobiliare recenti. Le ultime ricerche sul divario offerta domanda mostrano che gli Stati Uniti si misurano con un deficit di case da circa 4 milioni, un divario strutturale che origina dal rallentamento dell’edilizia nel 2008 e da allora ha continuato ad allargarsi. Il ritmo delle nuove costruzioni semplicemente non ha corrisposto alla crescita della domanda di case, e il susseguente aumento dei costi probabilmente ha finito per escludere giovani adulti dalla possibilità di uscire dalla coabitazione coi genitori. Un divario sistemico che colpisce di più le fasce più sensibili, esattamente quelle dei primi venti e trent’anni in cerca i indipendenza che abbiamo descritto. In assenza di altre possibilità realmente accessibili, scatta automaticamente quella di restare nella cameretta dell’infanzia.

Hanno un lavoro, sempre di più

Non sono affatto esclusi dal sistema economico, i giovani che coabitano coi genitori, anzi partecipano attivamente al mercato del lavoro. Quelli della fascia 25–34 anni, risultano occupati al 70%, con una percentuale che regge anche al crescere delle cifre assolute dell’elettore coabitazioni. Nel 2000, circa un individuo su nove avvicinandosi dai venti ai trent’anni risultava contemporaneamente occupato e coabitante coi genitori; nel 2025, la quota è aumentata a uno su sette. La relativa stabilità dei tassi di occupazione in questa fascia demografica negli ultimi 25 anni, contrasta con la percentuale delle coabitazioni, e sottolinea come la tendenza sia principalmente alimentata da una crisi di abbordabilità della casa, anziché dagli andamenti del mercato del lavoro.

Il coabitante è single 

Circa nove su dieci di adulti di 25–34 anni che coabitano coi genitori non si sono mai sposati, percentuale in crescita rispetto al 79% del 2000, che diventa del 92% nel 2025. Chi è stato sposato, ha divorziato, si è separato ed è tornato in casa, scende dal 12% a meno del 4%. La crescita della coabitazione è quasi totalmente composta da chi non ha mai messo su famiglia. Sono diminuite anche a livello complessivo nazionale queste percentuali nel medesimo periodo, il che significa non attribuire tutte le ragioni al mercato della casa. Formare una famiglia più tardi è tra le ragioni della coabitazione prolungata.

Titolo di studio

Storicamente è sempre stato conseguire un titolo di studio superiore a segnare anche l’abbandono del nido familiare, ma si tratta di una traiettoria modificata. Oggi, sono più numerosi che mai anche i laureati che restano nella cameretta infantile. Circa uno su tre giovani adulti della fascia 25–29 anni che coabita coi genitori ha un titolo quadriennale superiore, una crescita rispetto alla proporzione uno su quattro all’inizio di questo secolo. E si tratta di una tendenza in crescita evidente in tutte le fasce: quella dei  25–29 anni sale al 31,5% nel 2025, mentre quella 30–34 anni arriva al 26,8%. Cifre che fanno pensare non tanto a un problema professionale o formativo: questa generazione studia si forma e poi trova lavoro, ma tutto ciò non rappresenta la base per una vita indipendente.

Ancora più maschi che femmine ma il divario cala

Gli uomini costituiscono la maggioranza degli adulti conviventi coi genitori in tutte le fasce di età, ma con quote variabili. Tra i 18–24 anni siamo quasi alla pari col 52% maschi, e il 48% femmine, con una significativa differenza rispetto al  55% contro 45% del 2000. Passando al  gruppo dei 25–29 anni, siamo a 57% maschi contro 43% femmine, e oltre i trent’anni 60,6% maschi e  39,4% femmine. Se consideriamo l’intero gruppo da diciotto a trentaquattro anni, nel 2025 i maschi che convivono coi genitori sono il 53,7% e le femmine il 46,3%.

Cosa significa tutto questo per il mercato della casa?

Venticinque milioni di adulti che abitano coi genitori sono un significativo bacino potenziale di domanda latente che il mercato non riesce ad assorbire. Ciascuno di loro non uscendo dalla cameretta infantile rappresenta un nucleo familiare che non si è formato, un contratto d’affitto non firmato, un acquisto di prima casa non concluso. Le conseguenze vanno molto oltre la statistica della coabitazione. La proprietà della casa è il veicolo attraverso cui le famiglie americane hanno costruito ricchezza attraverso le generazioni: ogni anno in più trascorso da un giovane adulto nella casa dei genitori anziché comprandosi la propria significa una perdita di ricchezza. Per chi abita coi genitori, e per i genitori che lo mantengono, la crisi della casa non è semplicemente una questione di qualità della vita, ma un problema economico di lungo termine.

Il rinvio della scelta si rispecchia in alcuni dati: l’età del compratore di casa è salita fino a 40 anni, crescendo gli ostacoli che un giovane si trova di fronte quando pensa di formare un nuovo nucleo indipendente. Ma contemporaneamente, il cosiddetto crowded nest cambia le forme della domanda di casa. La coabitazione diventa un fatto più diffuso e prolungato, l’alloggio trova spazio per la vita di più generazioni sotto un medesimo tetto, secondo una tendenza che anche noi come studiosi di settore abbiamo documentato, insieme all’interesse per lo «immobiliare multigenerazionale». Finché la casa non si renderà più abbordabile e si restringerà il divario domanda-offerta continuerà ad accumularsi la quantità di giovani adulti in coabitazione. 

da: Realtor, luglio 2026: Titolo originale: The Crowded Nest: More Adults Are Living With Their Parents – Traduzione di Fabrizio Bottini

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