Il parco tagliato in due dalla barriera anti immigrati

Mappa dalla Guida del Parco, 1950

I texani sono stati colti di sorpresa qualche mese fa, scoprendo che l’amministrazione Trump intendeva realizzare una muraglia alta dieci metri attraverso il Big Bend National Park, un distesa desertica lunare che costituisce orgoglio dello stato. Dopo le forti opposizioni locali e bipartisan il muro è stato cancellato dai programmi governativi di rafforzamento delle barriere di confine. Molti avevano tirato un sospiro di sollievo convinti che fosse stato risparmiato questo parco del West Texas fra torreggianti montagne e colline. Ma poi qualche settimana fa ecco spuntare le ruspe. L’apparire delle macchine movimento terra lungo il Rio Grande nella zona del Santa Elena Canyon, tra le principali attrazioni del parco, significa molto evidentemente l’inizio dei cantieri di costruzione del muro di confine. Gli operai delle ditte appaltatrici si sono inoltrati con le loro macchine tra le piante di mesquite e il sottobosco a spianare il terreno per circa un chilometro e mezzo, di quella che sembra una futura strada.

Big Bend è un parco molto amato, dai texani e in tutti gli Stati Uniti, anche da chi non fa parte dell’oltre mezzo milione di visitatori annuali. Uno spazio dove si sperimenta l’atmosfera davvero immensamente selvaggia e inospitale del West Texas. Il cantiere ha innescato una reazione rabbiosa e irritata da parte di diverse categorie – dagli ambientalisti, a ex addetti alla tutela del parco, fino all’ufficio dello sceriffo — pronti a ribadire che si tratta di una struttura inutile, realizzata in una zona di confine così pericolosa e remota dove rarissimamente qualcuno ha osato inoltrarsi per entrare clandestinamente nel paese, anche nei periodi di massima emergenza del fenomeno. Sia John Cornyn, senatore in carica Repubblicano per lo Stato, che James Talarico, il Democratico che corre per sostituirlo alle prossime elezioni, esprimono preoccupazione per l’apertura dei cantieri nel parco.

«I miei elettori sono convinti che a fungere da deterrente contro l’immigrazione clandestina bastino le alture di sponda da trecento metri sul fiume del Big Bend» scrive Cornyn in una lettera del 7 agosto indirizzata al responsabile della Homeland Security, Markwayne Mullin. Altri esponenti Repubblicani dello Stato, tra cui il governatore Greg Abbott o il Procuratore Generale, Ken Paxton, che ha sconfitto Cornyn alle primarie di partito per l’elezione al Senato, non si sono dichiarati direttamente a favore della costruzione. Venerdì, un’associazione locale insieme a un’impresa privata del settore tempo libero rappresentati dal senatore statale Democratico, Roland Gutierrez, hanno presentato ricorso federale per fermare il progetto. Il giorno precedente un gruppo bipartisan di deputati statali aveva scritto al governatore Abbott, chiedendo di insistere con le autorità federali e fermare il cantiere. «Siamo arrivati al punto in cui le persone sono pronte a scendere in strada» chiarisce Tex Toler, ex responsabile del turismo a Marfa, Texas, a nord-ovest del parco. «Si tratta di una delle ultime aree naturali intatte del Texas e di tutto il paese».

Dopo qualche giorno di imperante confusione in West Texas, alcuni alti rappresentanti dell’amministrazione Trump settimana scorsa hanno esposto i propri programmi. Un cantiere, ma non proprio una muraglia. «L’impresa appaltatrice C.B.P. Sta realizzando una strada di accesso che si aggiunge a quelle esistenti, installa sensori tecnologicamente avanzati e colloca barriere per veicoli esclusivamente in alcuni punti» recita la dichiarazione ufficiale di Rodney Scott, incaricato dello U.S. Customs and Border Protection. Il parco si estende su una striscia di confine tra USA e Messico lunga 160 km, che sarà servita dalla strada di pattugliamento. In certe aree verranno poste delle barriere per i veicoli alte da uno a due metri. Ruspe e scavatrici in queste settimane svolgeranno un lavoro di preparazione e studio» precisa Scott.

Sono in media meno di sei migranti al giorno quelli rilevati negli scorsi mesi dalle statistiche federali in transito dal Messico attraverso il Big Bend pattugliato, che comprende sia la zona del parco che altre centinaia di chilometri. Secondo i responsabili nonostante i passaggi siano davvero molto pochi oggi si teme possano aumentare in futuro. L’amministrazione Trump ha realizzato barriere di confine a ritmi davvero frenetici, e secondo Scott il cantiere Big Bend era indispensabile per colmare alcune discontinuità. A una delle imprese, Southwest Valley Constructors, è stato affidato un appalto da 1,7 miliardi di dollari. I responsabili della compagnia non hanno risposto alle nostra domande dicendo di rivolgersi agli uffici federali.

«I miei elettori sono convinti che a fungere da deterrente contro l’immigrazione clandestina sia sufficiente la natura desertica del territorio insieme alla barriera delle alture da oltre trecento metri nel Big Bend». Ma replica Scott: «Non lasceremo che i cartelli della migrazione clandestina cambino tattiche e percorsi. Chi si opponeva alla muraglia è anche contrario alla strada di pattuglia. Compreso il gruppo di sceriffi del territorio che ribadiscono l’inutilità di una nuova struttura di confine. «Che problema di sicurezza dovremmo risolvere così?» si chiede lo sceriffo Thaddeus Cleveland della contea di Terrell, Repubblicano ed ex funzionario del Border Patrol. «Non si possono perseguire i medesimi obiettivi più efficacemente ma in un altro modo?». Settimana scorsa c’è stata una manifestazione contro il cantiere al Santa Elena Canyon. Molti i cartelli: FERMATE LE MACCHINE oppure NO ALLA MURAGLIA, insieme a disegni di specie locali che sarebbero messe in pericolo dalle trasformazioni lungo il corso del fiume. Molti temono che una strada possa significare anche costruire ponti, magari usando gli esplosivi fino a Mariscal Mountain, una vetta remota. «Non si torna indietro» pensa Michael Ryan, ex guardia parco al Big Bend che partecipa alla manifestazione. «Usano i soldi del contribuente per devastare un parco nazionale».

da: The New York Times, 17 agosto 2026; Titolo originale: Bulldozers move into a beloved national park – Traduzione di Fabrizio Bottini

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