Le città e i senzatetto

Urban Institute

Il sindaco di Denver si chiama Mike Johnston, con quella T in più nel cognome. L’ufficioso «Sindaco della Strada» è Mike Johnson, con una lacrima tatuata mentre canticchia in tono quasi inaudibile in karaoke un pezzo dei Guns N’ Roses, nella caffetteria in un rifugio homeless della città. Per tanti anni la vita di Johnson è stata nebulosamente fatta di pasticche, eroina e vita di strada. Oggi aiuta concittadini di Denver nelle medesime situazioni a trovare spazio, o disintossicarsi. Ed è diventato più facile di quanto non fosse un tempo: i campi di tende a Denver sono quasi del tutto spariti.

Il problema homeless in America è diminuito del 3% fra il 2024 e il 2025, ma la quantità di persone che non hanno alcun alloggio resta ancora del 31% superiore a quanto non succedesse prima della pandemia covid-19. Dal 2020 sono dilagati i campi di tende, specie nelle città più calde dell’Ovest e del Sud dove è possibile tutto l’anno. Si tratta di un problema, sia per chi in assenza d’altro è costretto ad accamparsi, per gli altri abitanti che vedono la propria città invasa da quegli accampamenti, per il Partito Democratico, che governa gran parte delle grandi città e viene accusato da Donald Trump di produrre solo caos urbano. Ma adesso il caso di Denver, guidata dal Sindaco Johnston, Democratico, potrebbe proporre una soluzione.

Negli ultimi anni le politiche per i senza tetto hanno sempre oscillato tra due estremi. Le amministrazioni hanno cercato di bilanciare la solidarietà verso le fasce sociali più vulnerabili —disagio mentale e tossicodipendenze — con i diritti degli abitanti ed esercenti spesso costretti a schivare siringhe ed escrementi. L’assenza di azioni adeguate ha indotto ribaltamenti politici in città come San Francisco, dove l’impennarsi della questione droghe e homeless ha fatto sostituire il sindaco in carica con un moderato. In tante amministrazioni si persegue la linea dura. Nel 2024 la Corte Suprema aveva deciso nella causa Grants Pass contro Johnson, decretando che non fosse accusabile di particolare crudeltà chi reprimeva i senzatetto per dormire all’aperto se non avevano altro posto dove andare. Da allora sono più di 300 le amministrazioni che hanno adottato ordinanze anti-accampamenti, scelta non priva di problemi. Perché magari accontenta gli esercenti, ma poi gli homeless si spostano semplicemente fuori visuale, nascosti, in ospedale, in prigione.

Anche Denver aveva un suo divieto di accampamento, ma la popolazione di homeless era comunque in grande crescita. Nel 2023, quando Johnston diventa sindaco, c’erano per le strade quasi 1.500 persone, parecchie per una città con poco più di 700.000 abitanti. Si dichiarò così l’emergenza senzatetto. Da allora la quantità delle persone che dormono per strada è scesa del 64%. Le statistiche dicono che gli homeless continuano a crescere, qualcuno trova anche rifugio temporaneo ma resta senza tetto. Ma poco tempo fa a Denver è avvenuta una svolta: un crollo del totale senza tetto del 12% tra 2025 e 2026.

Come altri programmi ambiziosi, anche quello per Denver dipende da investimenti mirati e attenti controlli. In primo luogo, si sono usati i finanziamenti American Rescue Plan Act (ARPA), quyelli di stimolo varati da Joe Biden durante la pandemia, per acquisire e affittare nuovi rifugi. Più della metà dei fondi investiti, 158 milioni in tutto, sono di origine federale. Mille posti letto in più arrivano tra minialloggi e pensioni. Chester Burney abita all’Aspen, ex albergo riconvertito, da un anno e mezzo. «Da quando è morta mia moglie è stata tutta una spirale discendente. È bello avere la possibilità di riprovarci». Cosa essenziale, il programma non si ferma all’alloggio ma comprende altri sostegni. A ciascun piano esiste un «coordinatore di assistenza» che aiuta gli ospiti a ottenere documenti, buoni pasto, far domanda per un alloggio. Burney adesso lavora in un chiosco di hamburger e pensa di trasferirsi in una nuova casa ad agosto. In un’altra struttura, Elati Village, ci sono delle casette realizzate in un ex parcheggio pubblico al costo di 25.000 dollari ciascuna. E le solite opposizioni NIMBY sono state parecchio sopite dal fatto che i villini sono certamente preferibili ad un accampamento

«Qui le tende riempivano tutto lo spazio» ricorda Cole Chandler, responsabile dell’Ufficio Stabilità Residenziale di Denver. Guardando l’edificio di un ufficio postale sorto al posto di una tendopoli dove abitavano oltre cento persone. Adesso le vie sono più in ordine. Passano i tifosi diretti ad una partita di pallacanestro tra due squadre locali. I nuovi rifugi hanno consentito all’amministrazione di spazzar via rapidamente le tende. In altre città i senza tetto rifiutano la soluzione del rifugio pubblico perché è proibito portarci cose e animali. A Denver si può.

Una volta eliminata una tendopoli, si proibisce l’accampamento altrove, come nel centro. Johnson, il Sindaco della Strada, partecipa ogni mattina alle riunioni dei tecnici per programmare la giornata. Se qualcuno pianta una tenda «può restarci un giorno se gli va bene» commenta Ana Miller, esponente dell’associazione per i diritti degli homeless Denverites. Miller non è molto d’accordo con questa politica. Ma il Sindaco (entrambi i Sindaci in realtà) potrebbe anche giudicare un segno di successo questa sua osservazione. Denver partiva da una situazione davvero di emergenza. Un doppio omicidio al rifugio Aspen nel 2024. Un terzo di chi usciva dai rifugi pubblici solo per finire in galera, o di nuovo sulla strada, o morto. «Oggi il nostro problema immediato è la ricerca di una soluzione di alloggio più permanente» dice il sindaco Johnston. Arriverà una stretta di fondi federali per la casa e la sanità col Medicaid, l’assicurazione dei poveri.

Il problema principale per le città è proprio se si possa proseguire con questo tipo di politiche senza sostegno federale. I Sindaci tengono d’occhio le altre amministrazioni per provare a imitare adeguandole alcune soluzioni. «Mi piace pensare al caso di Denver come un esempio molto pragmatico» giudica Samantha Batko, valutatrice del centro studi Urban Institute. Convinta che una amministrazione locale ce la possa fare anche senza dipendere così dai fondi federali, coordinando gli interventi e seguendo l’evolversi degli eventuali accampamenti. Dallas ha imitato il sistema con buoni risultati. Altri Sindaci probabilmente seguiranno presto. Johnston nota come gli abbiano telefonato in tre lo stesso giorno per domandare come funziona a Denver coi programmi homeless: «Vorremmo provarci anche noi».

da: The Economist, 20 giugno 2026; Titolo originale: Down, not out: Helping the homeless – Traduzione di Fabrizio Bottini

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