I post su X della postcaster influencer di estrema destra Katie Miller hanno tutti i marchi di fabbrica da sostenitori di Donald Trump. Spara contro «l’incitamento all’ambiguità sessuale» dei minori, se la prende con qualunque mezzo di comunicazione accusato di sostenere la sinistra. Ma negli ultimi tempi quella mitragliatrice Make America Great Again ha lanciato anche dei post a dir poco anomali almeno rispetto alla linea repubblicana ufficiale, sposata com’è al rappresentante di politica interna di Trump, Stephen Miller. «L’ENERGIA DEL FUTURO È IL SOLARE» pare pensare Katie Miller. «Reattori a fusione giganti in cielo – per competere con la Cina dobbiamo rapidamente espandere il settore solare». Un altro post sostiene che il settore appare più vitale el carbone per gli USA, contraddicendo la linea della Casa Bianca, sia mediatica che politica.
Trump non potrebbe essere stati più chiaro nel suo disgusto per i pannelli solari, definendoli una bruttura estetica «del tutto inefficienti e orribili», insieme alle turbine eoliche «la patacca del secolo». La sua amministrazione ha bloccato centinaia di progetti nelle fasi finali di approvazione, riportando in auge i carburanti di origine fossile. Ma Katie Miller non pare affatto sola nel suo tentativo di forzare l’ortodossia MAGA anti-solare. C’è un numero crescente di alleati di Trump di tutto rispetto – tra cui l’ex presidente della Camera Newt Gingrich, lo stratega veterano Kellyanne Conway e il sondaggista GOP Tony Fabrizio – a promuovere l’energia solare come risposta a una domanda crescente e un elettorato sempre più sensibile ai temi della sostenibilità.
Con qualche effetto anche sulla stessa Casa Bianca, che dà segnali di poter riconsiderare le proprie posizioni. È cambiato lievemente anche il tono dello stesso Trump. In una intervista, Miller sostiene che l’energia solare sia essenziale per una politica che ruota attorno all’Intelligenza Artificiale. «Guardiamo all’Australia. Dove il solare ha risolto il problema dei blackout. Il Presidente Trump ha messo in primo piano la necessità di diminuire i costi dell’energia per gli americani … Io semplicemente aggiungo che il solare potrebbe contribuire alla soluzione». Alla domanda se qualcuno la paga per questa sua posizione, comune ad altri pezzi grossi di MAGA favorevoli al solare, Miller non non risponde. Ma indipendentemente, tutti questi sostegni alle energie rinnovabili così criticati da Trump e dai suoi sostenitori, paiono allontanarsi da ciò che si considerava un pilastro della politica energetica MAGA.
Rispecchiano una comprensione, tra i Repubblicani, del fatto che le rinnovabili – da lungo tempo adottate dai liberal – diventano indispensabili in una America dove è sempre più centrale l’Intelligenza Artificiale, a restringere e annullare il «divario elettronico» con la Cina oltre ai costi dell’energia. I repubblicani conservatori ne parlano come di centrale alla competitività del paese, alla sostenibilità del sistema energetico, e alla propria sopravvivenza politica. Il cambiamento climatico non entra o quasi in questa narrativa. Gli Stati Uniti stanno incrementando la domanda di elettricità a ritmi elevatissimi come non si vedeva da decenni, sulla spinta della crescita esplosiva dei data center, gigantesche concentrazioni di computer che alimentano l’AI e altri strumenti. Le imprese tecnologiche hanno già chiarito come la propria possibilità di espandere sia ostacolata solo dalla disponibilità di energia.
Il solare è una delle poche possibilità di produrre rapidamente molta nuova energia: i progetti si possono realizzare e collegare alla rete in tempi assolutamente non comparabili a quelli con combustibili fossili e ancor meno nucleari. Insieme alla accumulazione, il solare pesa il 79% della nuova capacità aggiunta alla rete USA nell’ultimo anno, secondo i calcoli della Energy Information Administration federale. Gran parte assorbita dagli Stati ad amministrazione Repubblicana, il 40% solo al Texas. Dove l’amministrazione Trump cerca di rallentare le concessioni, cancellare progetti, sottofinanziare programmi, eliminare regole climatiche e ogni possibilità di vantaggio del solare su fonti fossili e nucleare, è la stessa base politica a premere per una riconsiderazione dei pannelli solari, contro una crisi energetica e di sostenibilità economica.
Arrivano anche segnali dalla Casa Bianca, come quando settimana scorsa lo Interior Department ha informato sull’autorizzazione a procedere per alcuni progetti precedentemente bloccati, rivisti in coerenza ai programmi energetici di Trump. In un incontro coi giornalisti il Segretario all’Energia Chris Wright, che aveva in passato definito il solare «parassita», ha cambiato tono. «Esiste uno spazio commerciale per l’energia solare che si può aggiungere affidabilmente al sistema. Di sicuro c’è». Ma non tutti a destra concordano. «In Cina tutti seguono quella “crescita rapida del solare” perché hanno prodotto più pannelli di quanto richiesto dal mercato» replica su X Alex Epstein, grande sostenitore influencer ultraliberista dei combustibili fossili replicando a un post di Miller.
«Quei pannelli cinesi non servono ad alimentare la rete, perché l’inaffidabile energia solare non è in grado di farlo, ma giusto per risparmiare carbone per gli impianti che poi la alimentano in realtà». Critiche però ampiamente superate dalle posizioni dei filo-solari di destra. Tra cui spicca quel sostenitore a intermittenza e amico di Trump, Elon Musk, con cui Miller ha collaborato per il drastico ridimensionamento dei posti di lavoro federali. Musk oggi sta premendo molto per strappare il primato della produzione di pannelli alla Cina. La sua Tesla, dovrebbe realizzare impianti per 100 gigawatt solari l’anno negli USA, che secondo il titolare sarebbero essenziali per la crescita dei data center nel paese. I pannelli prodotti ogni anno raccoglieranno energia equivalente a quella prodotta da 100 reattori nucleari classici. Tra i programmi di Musk anche dei data center a energia solare nello spazio.
Ci sono segnali di crescita di sostegno al solare dentro MAGA e i suoi attivisti. «Sia il solare che l’eolico trovano più consenso» ha scritto in un recente op-ed Gingrich, consigliere di Trump di lunga data, contro le politiche federali che invece penalizzano le rinnovabili. «Se ben localizzate sono del tutto logiche. Si tratta inoltre di tecnologie che di anno in anno diventano più economiche e affidabili». Gingrich non ha voluto rispondere a una intervista. In Virginia, un gruppo conservatore ha lanciato cappellini «Make Solar Great Again». In Wisconsin e altri Stati deputati Repubblicani spingono sostegni per elettricità da pannelli solari installati dai contadini in aree agricole sottoutilizzate. In Nevada, il governatore Repubblicano Joe Lombardo vanta di aver ottenuto dall’amministrazione Trump il via a tre progetti solari industriali bloccati: Libra Solar, Dry Lake East e Boulder Solar III, a coprire molte centinaia di ettari. Alcuni Repubblicani accolgono con favore le decisioni fiscali del Congresso sul solare, considerate alternative a una crociata climatica che non condividevano.
In una situazione meno sbilanciata, alcuni anche a destra cominciano a fare i conti e scoprono quanto le energie rinnovabili – accoppiate all’accumulazione – rappresentino il metodo più rapido e immediato di rispondere al bisogno. «Continuiamo a importare energia dall’esterno mentre dovremmo produrne di nostra» dichiara il deputato statale Repubblicano del Wisconsin Scott Krug. Che con un proprio disegno di legge vorrebbe consentire ai contadini di installare piccoli impianti su terreni sottoutilizzati – eventualmente sospendendo in modo temporaneo l’irrigazione se c’è – e affidando cantiere e gestione a imprese private che immettono in rete. Un modo per diffondere a scala statale una importante produzione e metterla a disposizione dello sviluppo dei data center.
Piuttosto singolare che stavolta a fare opposizione siano Democratici e produttori di energia, sostenendo che così si fa finanziare la cosa dal contribuente. Tra i contadini più propensi alle installazioni figurano elettori di Trump come i coniugi Lloyde Ruth Klahn, produttori di granturco e soia sui loro ottanta ettari a Rutland, Wisconsin, da quando si sono sposati 64 anni fa. «Vogliamo lasciare in eredità queste terre alla famiglia» spiega Lloyd Klahn, 86 anni. «Installando un impianto solare i nipoti avranno qualcosa per il loro futuro».
A Richmond un industriale filantropo col suo gruppo Energy Right collabora con la politica conservatrice per promuovere l’energia solare a livello statale e locale. «Operiamo a modificare la narrazione da Trump Country che dalla capitale si diffonde nelle campagne d’America invitando a guardare il problema in una prospettiva economica» spiega il CEO Skyler Zunk, già collaboratore del Segretario agli Interni David Bernhardt nella prima amministrazione Trump. Energy Right si è allargata anche alla Louisiana, col progetto «America First Energy».
Tutto il settore solare è molto attivo per cambiare le politiche dell’amministrazione Trump, coinvolgendo due specialisti di comunicazione politica come Conway e Fabrizio. A inizio febbraio, commentando i risultati di un sondaggio commissionato da First Solar, Fabrizio scriveva «molti sono convinti a destra che il solare sia una maledizione temuta dagli elettori conservatori, ma si tratta di una convinzione infondata». Nella affidabilità o meno dei sondaggi di parte va detto che questo è almeno coerente con rilevazioni indipendenti fatte in precedenza. Nel 2024 una del Pew Research Center, indicava una diminuzione dell’ostilità repubblicana alle solar farm, anzi una approvazione che arrivava al 64% di quella fascia di elettorato. Mentre quello Democratico arrivava al 91%. Nel 2025 un sondaggio Gallup ancora rilevava quanto gli americani sostenessero gli investimenti in energie alternative.
In realtà la distinzione che fanno i Repubblicani non è tra energia solare e altre forme, ma tra ciò che è sostenuto o meno da incentivi pubblici, che non piacciono agli elettori GOP. Tra chi pare stia ripensandoci sul solare c’è lo stesso Trump. In un video postato sul suo social Truth a fine gennaio ne enfatizza la grande utilità proprio per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Mostra il capitalista di investimento Chamath Palihapitiya, alleato di Trump nell’AI, e l’operatore di punta delle criptovalute David Sacks, sostenendo la tesi secondo cui le grandi compagnie tecnologiche dovrebbero chiedere alla Presidenza agevolazioni fiscali per installazione diffusa di pannelli solari su milioni di tetti di case, e insieme in sistemi di accumulazione.
Nel filmato Palihapitiya – dal podcast All-In che cogestisce con Sacks – che una iniziativa del genere taglierebbe i costi dell’energia producendone grandi quantità per data center e attività produttive, oltre ad abbassare le bollette magari fino a zero per decine di milioni di americani. L’idea di cercare l’assenso diretto di Trump all’idea ha colpito Stephanie Bosh, vicepresidente della Solar Energy Industries Association, come importante svolta verso le energie rinnovabili. «Inimmaginabile fino all’anno scorso».
da: The SeattleTimes, 2 marzo 2026; Titolo originale: Why MAGA suddenly loves solar power – Traduzione di Fabrizio Bottini



