L’epica pellicola di Christopher Nolan The Odyssey totalizza il primo miliardo al botteghino, ma secondo la traduttrice del racconto omerico il successone cinematografico dell’estate 2026 è solo un kolossal piuttosto superficiale lontano da qualunque interpretzione del classico. La studiosa, Emily Wilson, valutando l’adattamento per il grande schermo di Nolan su The London Review of Books, sostiene che «mi sarei vergognata di partecipare in qualunque modo a quella sceneggiatura». La sua demolizione in quattromila parole del più discusso film dell’anno è riuscita a bloccare anche il sito web della rivista per il sovraccarico di click, alimentando la discussione sull’equilibrio tra qualità commerciale e aderenza letteraria.
Nel 2017, Wilson è diventata la prima donna traduttrice dell’Odissea dal greco antico all’inglese contemporaneo, in una interpretazione assai celebrata dall’accademia e dal mondo letterario, giudicata completa, moderna, per la sensibilità al messaggio del poema omerico di quasi tremila anni fa. Il progetto ha impiegato molti anni per completarsi nel lavoro di Wilson, cinquantaquattrenne, già autrice di quattro libri di letteratura antica, tra cui spicca nel 2023 la traduzione dell’Iliade, altro poema omerico. Nella sua versione dell’Odissea, edita da W.W. Norton & Company, Wilson si allontana dalla visione tutta maschile dei suoi predecessori. E ha già più volte raccontato quanto quella scelta le abbia provocato critiche misogine e vere e proprie molestie online, da persone di estrema destra che non accettavano quella traduzione.
Presentando il suo blockbuster, Nolan aveva citato la traduzione di Wilson come una delle sue ispirazioni per The Odyssey.Wilson dirige il Dipartimento di Studi Classici all’Università della Pennsylvania, e ha ricevuto nel 2019 anche il riconoscimento MacArthur detto genius grant per «la capacità di portare la letteratura classica a un nuovo pubblico nelle sue interpretazioni di testi antichi adeguate alla contemporaneità». Si è formata studiando nelle università di Oxford in Inghilterra e di Yale in Connecticut. Cinque giorni prima della presentazione del film The Odyssey, Wilson, il 12 luglio nella puntata di The Daily, il podcast del New York Times, spiegava di essere «piuttosto carica» all’idea di verificare come fosse stato tradotto per il grande schermo il racconto omerico.
«Voglio dire, ci sono tante persone che pensano magari: ah che noia la letteratura antica, non fa per me, sono argomenti inaccessibili; ma poi capiscono che si tratta di storie affascinanti. E alcuni tra quelli che sono andati al cinema magari si interessano al poema da cui è tratto, cosa che trovo di grande interesse». Alla domanda sui puristi che potevano sollevare dubbi sulle scelte artistiche di Nolan, Wilson rispondeva che non era certo la prima versione spettacolare per un poema omerico. «Credo che un regista abbia tutto il diritto di esprimere una propria visione». Ma dopo aver visto il film iniziavano le critiche: Wilson che scritto che l’adattamento di Nolan manca di parecchi elementi tra quelli che costituiscono la grandezza del poema.
«Non convince quel che racconta sul tempo, la memoria, la storia, la guerra, i rapporti tra il ritorno del guerriero glorioso e l’esistenza della famiglia, i compagni, gli avversari, i vicini. Manca di profondità psicologica, emotiva, politica. Ha una struttura narrativa che sfiora solo la superficie. Anche la scrittura è orribile». Secondo Wilson il film ha preferito l’apparenza alla sostanza. «Uno spettacolo audiovisivo per famiglie più simile ai fuochi artificiali del 4 Luglio, col medesimo livello di profondità narrativa ed emotiva». Non mancano nemmeno le critiche alle scelte di Nolan per gli interpreti. «Gran parte degli attori non-bianchi — Zendaya, Lupita Nyong’o, Himesh Patel, Corey Antonio Hawkins, Travis Scott — recitano la parte standardizzata dell’Amico Nero il cui unico compito nella vicenda è quello di rassicurare il protagonista bianco».
Mercoledì, sul social media Bluesky Wilson ha almeno in parte corretto i toni delle proprie critiche. «Specie sull’uso degli attori, che sono tutti bravissimi ma magari non collocati al meglio (perché non poteva recitare Ulisse Himesh Patel?). Resto convinta che c’era un ottimo cast ma che è stato malamente sfruttato». Nolan, che con Oppenheimer nel 2024 era stato premiato miglior regista e miglior film, non risponde per ora pubblicamente a questa feroce recensione di Wilson. Contro Wilson e a difesa di Nolan interviene invece la scrittrice Joyce Carol Oates, già docente di studi umanistici alla Princeton University in New Jersey, nonché vincitrice di un National Book Award. «Certo quel tono così liquidatorio di superiorità suona come una campana stonata» scrive Oates su X. «Invece di mettere in campo proprie diverse interpretazioni di Omero come si addice a una studiosa, questa persona, che ha tratto enormi vantaggi dal film di Nolan, si esprime con un linguaggio da popolo MAGA aggredendo chi ha idee diverse dalle proprie». Oates si aspettava che una traduttrice, col suo ruolo così soggettivo, potesse dimostrarsi almeno più tollerante.
In un altro commento su Slate, Theo Nash, già autore di una storia critica dell’Odissea, accusa Wilson per l’uso di «argomentazioni sconcertanti» solo per aggredire il film di Nolan. L’articolo di Nash è intitolato «Sono anch’io un Classicista. E mi chiedo se ho visto lo stesso film di Emily Wilson» sostenendo il diritto di Nolan ad una propria interpretazione artistica.
«Wilson è indiscutibile quando si occupa del poema, su cui ha lavorato e dedicato tanti anni e conosce intimamente – scrive Nash- ma troppo spesso critica Nolan perché si allontanerebbe dal poema, come se anche quella non fosse una interpretazione. L’aderenza al testo che informa la traduzione di Wilson, sparisce quando legge il film, con l’idea di negare a Nolan il diritto di leggere nell’Odissea qualcosa di nuovo»
Daniel Mendelsohn, professore di studi umanistici Bard College nello Stato di New York, la cui traduzione dell’Odissea è stata pubblicata l’anno scorso dalla University of Chicago Press, scrive sulla New York Review of Books che l’aspetto più autentico del film sembra il suo «denso intreccio narrativo» mentre gli «eroi tormentati sono quelli soliti dei film di Christopher Nolan». «Con tutto il fascino della narrazione epica, Nolan riproduce l’eroe omerico a propria immagine, imponendo a tutte le avventure un senso diverso da quello di Omero».
da: The New York Times, 3 agosto 2026; Titolo originale: A translator ignites an epic movie debate – Traduzione di Fabrizio Bottini (dell’articolo mica dell’Odissea che preferisco nell’interpretazione di Felice Chiusano del Quartetto Cetra). Sul sito della London Review of Books, Vol. 48 n. 14, 13 agostot 2026, naturalmente anche Emily Wilson, che recensisce il film di Nolan col titolo An Uncomplicated Man https://www.lrb.co.uk/the-paper/v48/n14/emily-wilson/an-uncomplicated-man (con tanto di podcast audio in calce del dibattito con un altro critico)


