VIENI C’È UNA STRADA NEL BOSCO IL SUO NOME CONOSCO VUOI CONOSCERLO TU recitava una canzonetta melodica del 1940 composta da Cesare Andrea Bixio ed Ermenegildo Rusconi sul testo di Nicola Salerno, e resa poi famosissima dall’esecuzione del Reuccio Claudio Villa. La strada di cui vorrei brevemente parlare però non sta nei boschi ma nel sottosuolo di Milano tanto caro agli ingegneri, e si chiama specificamente Tunnel Patroclo. Scavato sotto i parcheggi tra lo Stadio di San Siro e l’ex Palasport miseramente crollato sotto la nevicata dell’85, il tunnel viene realizzato nel quadro delle opere di Italia ’90 e si inserisce in una «strada» più lunga di ordine urbano-sovracomunale (diciamo convenzionalmente metropolitano), a collegare le Tangenziali, attraverso il Cavalcavia Ghisallo e lo svincolo di Piazzale Kennedy, prima all’area sportiva di San Siro appunto, e poi proseguendo al polo ospedaliero San Carlo, da lì a Baggio-Bisceglie, e proseguendo oltre la Ferrovia e il Naviglio Grande (scavalcato con imponente ponte a tre archi completo di incomprensibile svincolo-raccordo), verso Buccinasco-Assago.
Probabilmente se andassimo a ri-spulciare quel progetto troveremmo sia questa scala metropolitana dell’asse viario, sia l’implicita motivazione per aver tranciato brutalmente in due l’iconica (oggi si dice così) Unità di Vicinato del Quartiere Harar. Gioiellino griffato Figini-Pollini-Ponti dell’altro gioiellino politico riformista chiamato Piano Fanfani INA Casa. Una cosa che si proclama già in partenza Unità, concepita in modo unitario e integrato, è difficile da ignorare anche per un pirla di ingegnere col regolo che ci fa passare in mezzo una specie di autostrada tagliandola in due, anche se in parte sepolta in tunnel che comunque – come non si calcola mai quando si progettano gli autosilo sotterranei – ha bisogno della sua rampa di uscita per risalire a respirare. E quella rampa di uscita appunto sega in due tutti i percorsi e collegamenti interni che dall’inizio del ‘900 caratterizzano queste Neighbourhood Unit. Ma anche lo sventramento ha una sua giustificazione appunto nella natura metropolitana del collegamento stradale A4-San Siro-Baggio-Buccinasco.

l’area Calchi Taeggi oggi sede di un nuovo grande quartiere sulla medesima direttrice foto F. Bottini
Che va bene, a quanto pare a tutti, finché non si arriva al progetto di dismissione demolizione e «rigenerazione» di tutta la baracca. Affrontato al solito dal mercato milanese pensando ai dané, circoscrivendo la proprietà e dichiarando «Qui dentro decidiamo noi». Tra le decisioni del qui dentro è compresa anche la chiusura del Tunnel Patroclo. Cioè tu per fare il tuo progettone del nuovo stadio nuovo quartiere nuova città interrompi così allegramente il collegamento metropolitano dalle Tangenziali alla prossimità del Forum di Assago? Mi pare che ci hai troppo la faccia come il culo anche se ci metti un sacco di danè, così nominalmente. Ma ecco arrivare la neutralità della tecnica e della scienza in soccorso del libero mercato immobiliare e fondiario: strada metropolitana? Macché: noi insieme agli Uffici Tecnici Comunali l’abbiamo riclassificata una cosa locale, di quartiere, robetta insignificante. E senza spostare una pietruzza un furgone in transito, giusto con un paio di battute terminologico-leguleie. Capolavoro di neo-urbanistica rigeneratoria.



