Dalla comodità dell’aria condizionata nell’auto di un amico lo scorso fine settimana, guardavo decine di maschi sudati impegnati in un loro tour della birra che trangugiavano pedalando per le strade di Berlino, mentre la temperatura della città toccava il record di 39,2 gradi. Pochi col cappello, e col collo bianco scottato dal sole. Qualche giorno dopo ero a Coschen, il villaggio della Germania orientale dove si erano raggiunte le massime temperature del paese, e dove gli elettori continuano a premiare l’esterna destra negazionista climatica. Un signore che abita nella zona della stazione dove si sono toccati i 41,7 gradi, mi racconta tranquillo che «In fondo faceva caldo anche quando ero giovane».
Avevo ancora ben presenti entrambe le due scene descritte quando gli scienziati hanno pubblicato le prime stime sui morti provocati in Europa dal caldo feroce dell’ondata di giugno: da un minimo di qualche migliaio a un massimo di oltre ventimila decessi. Perché se certamente esistono aspetti della crisi climatica che ci fanno sentire impotenti come individui, sono convinto che avvertire il caldo non sia uno di quelli. Di seguito alcune azioni che ci possono aiutare a sentirci più sicuri quando colpirà la prossima ondata di calore, e le tante altre a venire. Ma prima qualche punto fermo. Ci sono quattro modi essenziali per contenere i morti di caldo: smetterla di continuare a surriscaldare il pianeta, rinfrescare il microambiente che ci circonda, evitare il caldo, tutelare i soggetti più vulnerabili. E se viviamo in una democrazia ricca abbiamo tutti gli strumenti per fare queste cose.
Primo, il clima. L’ondata di calore di giugno sarebbe stata impossibile solo vent’anni fa, sostengono gli scienziati, e diversi studi hanno levato come oltre la metà dei decessi per caldo nelle città europee sono legati al consumo di carburanti fossili. Per i cittadino medio contenere l’inquinamento da carbonio può significare volare di meno, mangiare meno carne, passare dal gas alle pompe di calore, dall’auto a benzina a quella elettrica – o meglio ancora alla bicicletta o al mezzo pubblico – e in generale consumare di meno. Pare comodo dare la colpa di tutto a miliardari e Big Oil, ma è il nostro stile di vita , di spostamenti, di consumo, di voto, ad avere quegli sproporzionati effetti sul pianeta.
Passiamo alla temperatura locale di casa. Nelle città, il clima caldo si chiama effetto isola di calore – indotto in parte anche dalla cultura dell’auto e asfalto – e dalla progettazione degli edifici. L’aria condizionata è una scorciatoia per le case (anche se sovraccarica la rete elettrica e peggiora la situazione per chi non ne è dotato) ma anche fare ombra con tende e verande funziona egualmente senza le controindicazioni. Anche chi sta in affitto e ha bilanci risicati può adottare soluzioni di emergenza appendendo teli alle finestra (funziona un lenzuolo) e abbassando molto le temperature.
Sono molto importanti anche i nostri comportamenti quotidiani. Bere acqua, tirare le tende, indossare abiti leggeri , evitare l’esposizione al sole, sono metodi semplici per contenere il calore percepito. Ma ciò che appare puro buon senso per alcuni può non essere così evidente a chi non è abituato al calore estremo. Mentre incrociavo quel gruppo di bevitori di birra nel caldo di Berlino – 40 gradi che occasionalmente scendevano a 35 – un’amica italiana si stupiva di vedere tante auto o case con finestrini e finestre spalancate mentre faceva tanto caldo. E non è l’unica ad essere perplessa. Avikal Somvanshi, ricercatore climatico all’Università di Darmstadt, stava quasi per svenire attraversando la pavimentata piazza della città settimana scorsa, sorpreso dal modo in cui nell’Europa settentrionale si dimostra di non saper gestire il caldo. «in India, ma anche in Europa meridionale, quando c’è il sole si cerca l’ombra dice Somvanshi – mentre tutti i miei amici tedeschi o sembrano solo cercare di abbronzarsi un po’».
Ultima cosa, la cura per chi ne ha più bisogno. I sindacati chiedono di fermare le attività lavorative quando aumentano le temperature, specie in agricoltura e costruzioni. In città come Barcelona, molti piccoli esercizi e edifici pubblici sono convertiti in centri di rinfrescamento. I medici non raccomandano ma abbastanza di tenersi in contatto con gli anziani e chi soffre di alcune malattie, perché è in queste categorie che si verificano la maggior parte dei decessi da calore, specie se si vive soli. A Parigi, i soggetti vulnerabili possono chiedere controlli periodici di verifica e in Danimarca ci sono dei volontari che li svolgono regolarmente. E non c’è per forza bisogno di assistenza organizzata: suonate il campanello al vicino se vi serve una mano, può fare la differenza tra la vita e la morte.
da: The Guardian, 9 luglio 2026; Titolo originale: As Europe’s heatwaves get more dangerous, here are four ways we can all protect ourselves and others – Traduzione di Fabrizio Bottini



