La tranquilla valle di montagna nel Nepal settentrionale pareva matura per lo sviluppo del territorio. Strade commerciali e progetti idroelettrici in grande crescita man mano si allentava la tensione politico-diplomatica. Ritorno del turismo. Fino all’alluvione. Il bilancio di morti della devastante piena è arrivato a quasi 300 secondo i calcoli della polizia nepalese. La valle fa parte della regione di Rasuwa ai confini del Nepal col Tibet. Restano formalmente disperse altre parecchie centinaia di persone. Gli studiosi stanno cercando di capire esattamente ciò che ha determinato la devastante montagna d’acqua, ma qui i disastri naturali non sono certo cosa nuova, anche da quando sono cominciate le grandi trasformazioni.
«È una regione molto vulnerabile» commenta Galen Murton, geografo alla James Madison University in Virginia, studioso delle infrastrutture nepalesi, riferendosi proprio a questa situazione. «Si crea un gigantesco paradosso». Frane e alluvioni sono frequenti in Nepal settentrionale nella stagione estiva del monsone. Secondo gli scienziati l’area sta diventando ancora più propensa ai disastri naturali con le maggiori temperature indotte dal cambiamento climatico che compromettono la stabilità degli incombenti ghiacciai. Solo l’anno scorso una micidiale alluvione ha spazzato via il Ponte dell’Amicizia collegamento simbolico e trasportistico tra Nepal e Cina. Nel 2015, un terremoto ha ucciso 9.000 persone.
«La popolazione qui vive col rischio da secoli» commenta Austin Lord, antropologo e ricercatore al Stimson Center di Washington che ha studiato i disastri naturali della regione. «Ma il contesto sta cambiando». Nella zona rurale vivono 50.000 persone calcolate dal censimento nepalese del 2021, ultimo dato disponibile. L’area himalayana ospita una grande popolazione Tamang, minoranza etnica del Nepal, spiega Lord. Ma sono arrivati nella regione molti altri negli ultimi dieci anni, man mano avanzavano le trasformazioni e il Nepal si spostava dalla tradizionale dipendenza dall’India verso un regime di scambi più orientati verso la Cina, aggiunge Murton. Si sono moltiplicate le strade commerciali, gli attraversamenti di confine verso la Cina, che finanzia molti progetti idroelettrici. La zona è cresciuta anche come importante punto di ingresso di veicoli elettrici di produzione cinese importati dal Nepal.
Un vero boom economico continua Lord: «Crescono le occasioni» e arriva sempre più gente, ma per il territorio il rischio resta elevato. Quella valle del fiume è «uno dei corridoi più vulnerabili del paese» per i disastri naturali. Il governo del Nepal non ha ancora comunicato dati ufficiali sui morti per l’alluvione, ma tra i dispersi ci sono abitanti, guardie di confine, dipendenti governativi. Secondo Lord dovrebbero esserci vittime anche tra i parecchi insediamenti precari lungo il fiume, manovali, camionisti. Mancano all’appello anche 400 turisti stranieri, parecchi dall’India. In centinaia partecipavano al pellegrinaggio Hindu al Monte Kailash, cima del Tibet considerata dimora spirituale del dio Shiva. L’accessibilità dell’area e di vari siti molto importanti era stata ripristinata solo negli ultimi anni. Il turismo ridotto al lumicino dalla pandemia e dalle dispute territoriali tra India e Cina sul confine. I rischi rimangono enormi.
da: The New York Times, 28 agosto 2026; Titolo originale: Development, and disaster – Traduzione di Fabrizio Bottini



