Una piazza iconica, green, europea, che non assomigli a una padella

rendering del progetto originale

Il piano di riqualificazione di piazza Schuman nel cuore del quartiere europeo di di Bruxelles era ambiziosissimo. Da piuttosto anonima rotatoria di intasato traffico a «agorà urbano», luogo d’incontro verde, niente più che come spiegava un ex esponente governativo «simbolo del cuore pulsante del progetto europeo». Ma non è andata proprio così. È diventato invece come giudica molta critica il tegame da frittura più grande d’Europa, una spianata di cemento con pochi spruzzi di verde e ombra. Certo sono diminuite le auto, e lo spazio rifatto con una elegante pavimentazione grigia, ma quello che doveva essere il centro di tutto – una copertura d’acciaio col tetto verde – non esiste. Pascal Smet, ex ministro dei trasporti che aveva iniziato il progetto nel 2015, si dice stupito, triste, contrariato. «Piazza Schuman rappresenta la carte de visite di Bruxelles. È il simbolo dell’Europe» racconta da un caffè affacciato su quella piazza. «Dovrebbe essere il luogo in cui le persone si incontrano».

All’ora di pranzo di un appiccicoso giorno di luglio c’è poca gente sulla spianata di cemento. Un concorso internazionale per la piazza ha visto vincitore un gruppo di architetti belga-danese con la proposta dell’agorà urbano. La rotatoria prende il nome da Robert Schuman, ex ministro degli esteri francese considerato padre nobile di quella che sarebbe diventata l’Unione Europea. A coronare l’intero nuovo glorioso impianto era prevista una copertura. Secondo il progetto funzionari europei e abitanti della città potevano pranzare e incontrarsi sotto quel tetto, modellato secondo le forme dell’emiciclo parlamentare continentale. I turisti, si pensava, sarebbero sciamati a scattarsi dei selfie nell’immagine riflessa. Con il tetto verde a rinfrescare l’ambiente, in contrasto con gli edifici in vetro-acciaio UE, un riparo dal sole e dall’eventuale ondata di calore come quella che ha colpito anche il Belgio a giugno. Un riparo anche contro il più tradizionale tempo di Bruxelles, dove piove di solito 200 giorni l’anno.

«Il progetto non è ancora terminato» dichiara il principale architetto, Francis De Wolf, al quotidiano belga Le Soir. «Trovo molto difficile comprendere cosa sia accaduto dietro le quinte della politica». Era certamente un’idea molto complessa: esclusi in partenza gli alberi maestosi visto che la piazza sta sopra un grande tunnel automobilistico sotterraneo,ferroviario e della metropolitana, oltre all’intrico delle reti tecniche. I progettisti dovevano anche tenere il massimo conto dei problemi di sicurezza delle varie istituzioni europee attorno alla piazza, delle dimostrazioni politiche che lì si sarebbero probabilmente svolte. Siamo dentro il perimetro «guscio d’uovo» del Consiglio Europeo dove regolarmente si riuniscono i leader UE.

All’inizio dei lavori nel 2023 – sei anni dopo il concorso – l’inflazione aveva fatto schizzare in alto i costi dopo la pandemia Covid e la guerra in Ucraina. Un bilancio di 25 milioni di euro, di cui 17,4 fondi europei per la ripresa. Poi la crisi politica belga. Qui il potere è molto decentrato coi governi regionali che esercitano una forte influenza su lavori pubblici, infrastrutture, grandi trasformazioni urbane. A Bruxelles la governance risulta complicatissima in una città bilingue dove esistono 14 diversi partiti e un parlamento con 89 seggi. Dopo le elezioni del giugno 2024 a Bruxelles gli equilibri non erano chiarissimi e tutto appariva in bilico per questa città da 1,2 milioni di abitanti. Grandi progetti fermi e investimenti congelati. Finalmente quest’anno è emersa una coalizione guidata da un ministro francofono liberale, dopo ben 613 giorni di trattative.

Nel frattempo il governo di transizione non aveva autorizzato le nuove spese per finanziare la copertura della piazza, ma rischiava di perdere i fondi europei in caso di mancato completamento del progetto. «Eravamo davanti a una scelta obbligata, senza poter finanziare quella copertura» spiega François Deschamps, portavoce del ministro dei trasporti e lavori pubblici, Elke Van den Brandt, titolare dal 2019. Il governo di transizione prova a chiedere una integrazione dei finanziamenti all’Unione nel giugno 2025. Richiesta bocciata dal primo ministro belga, Bart De Wever, che parla di «stato in bancarotta». De Wever, conservatore economico con l’obiettivo di riportare sotto controllo le finanze federali del paese, è convinto che sia imbarazzante «elemosinare» aiuti dalle istituzioni europee.

Entrato in carica nel febbraio 2026, il nuovo governo di Bruxelles cancella del tutto la copertura della piazza, e quei costi saliti dagli iniziali cinque milioni di euro fino a oltre tredici, ricorda Deschamps. Il consiglio dei ministri decide che «si potrebbe anche fare qualcosa di altrettanto verde, più economico, e che realizzi comunque gli obiettivi iniziali quanto a ombra e rinfrescamento». A Bruxelles dovrebbe realizzarsi secondo gli architetti «qualcosa di green dentro i limiti consentiti da quel tipo di piazza» magari con giochi d’acqua prosegue Deschamps. Si spera che la realizzazione si concluda nell’estate 2028, coi particolari del nuovo progetto presentati entro la fine di quest’anno. Smet ribadisce che ci vuole la copertura, sostenuta anche da una raccolta di oltre duemila firme cittadine del suo partito fiammingo. Ma anche Smet dichiara l’apertura a diverse idee: «Se si riesce ad immaginare qualcosa di meglio, che consenta di tenere dimostrazioni, garantisca la sicurezza, sia al tempo stesso simbolico e green, non saremo certo noi a dire di no».

da: The Guardian, 9 agosto 2026; Titolo originale: Blame game as Brussels builds ‘Europe’s largest frying pan’ instead of shady square – Traduzione di Fabrizio Bottini

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