La tassa locale sui super ricchi non interferisce con lo sviluppo

foto F. Bottini

Quando a New York è stato approvato un tributo sulle seconde case multimilionarie nella città, i contrari al provvedimento temevano che questi ricchi proprietari scappassero in massa verso verdeggianti suburbi o magari direttamente in Florida. Facendo perdere così alla città un notevole bacino di consumatori di fascia alta,interferendo col mercato immobiliare e col normale gettito fiscale. Ma sinora non è successo nulla di tutto ciò. La cosiddetta tassa sui pied-à-terre è stata approvata a maggio dallo Stato di New York. Si applica alle abitazioni con uno stimato valore di mercato oltre i 5 milioni di dollari che non sono la prima casa dei proprietari. A differenza della mansion tax cittadina, che si paga quando viene venduto un appartamento ad almeno un milione, il tributo pied-à-terre è annuale e aggiuntivo alle altre tasse immobiliari.

Nei cinque mesi dall’approvazione, i contratti per questo tipo di appartamenti a New York City in realtà sono addirittura aumentati. Una analisi condotta da Jonathan Miller, consulente di estimo, rileva 580 contratti tra giugno e ottobre di quest’anno, quando nel medesimo periodo dell’anno scorso erano stati 420, e un anno prima 400. La tassa pied-à-terre almeno oggi non pare aver avuto alcun effetto deprimente spiega Miller. Shaun Osher, responsabile esecutivo di CORE, studio di brokeraggio immobiliare, racconta di aver ricevuto alcune richieste di informazione da proprietari di pied-à-terre del valore di oltre 5 milioni di dollari. Che dicevano a Osher di voler vendere per via dell’aumento delle tasse. «Ma dopo tutte quelle chiamate – continua Osher- poi nessuno si è più fatto avanti per inserire in catalogo vendite il proprio immobile».

Miller avverte che è un po’ troppo presto per trarre conclusioni sugli effetti della tassa, ci vorrà probabilmente più tempo. Per esempio potrebbero calare i prezzi della fascia più alta. Il sindaco Zohran Mamdani ha spiegato che così si raccoglieranno 500 milioni per il primo anno di applicazione, anche se non è chiaro quanti interesseranno direttamente la città. Complicato anche calcolare quanti immobili ricadono nel contributo, la cui applicazione si è rivelata un po’ caotica. Per determinare se un’abitazione sia o meno nella fascia della tassa, la città ha inviato migliaia di lettere ai proprietari chiedendo di dimostrare la residenza. Un’associazione ha presentato ricorso affermando di non aver nulla da dover dimostrare. A settembre un tribunale si è espresso a favore della proprietà. Un’altra sentenza prende le parti dell’amministrazione Mamdani, ma ci sono pendenti altri ricorsi sulla possibile incostituzionalità della tassa.

New York City vuol dire somme enormi quanto a tasse immobiliari, ma Christopher Mayer, professore emerito di estimo alla Columbia Business School,giudica che all’economia urbana potrebbe piuttosto nuocere, anziché una tassa sulle case, la decisione dei medesimi ricchi di non aprire uffici o altre attività. Mayer osserva che però ancora non è successo, e la tassa sarebbe «abbastanza esosa da generare gettito, ma non sufficiente a penalizzare il mondo degli affari e dell’economia locale». Bess Freedman, responsabile dell’agenzia di brokeraggio immobiliare Brown Harris Stevens, ritiene che nonostante non ci sia stato un esodo di massa di chi vende le seconde case a New York e abbandona la città, è un po’ presto per giudicare gli effetti. «Non abbiamo visto fughe perché ci si stanno ponendo ancora domande sull’attuazione, se val la pena restare o no. Certo sappiamo tutti che è approvata, nero su bianco, ma resta da vedere se durerà».

da: The New York Times, 7 novembre 2026; Titolo originale: New York’s wealthy keep buying homes, despite tax – Traduzione di Fabrizio Bottini

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.