L’orso adora mettere su tana in tavernetta

dal profilo Instagram PoolBearLife

Ogni anno, quando l’estate finisce e si avvicina l’autunno, all’orso californiano viene un certo appetito. Nel territorio dello stato gli orsi neri si aggirano da sempre, a caccia di insetti, pinoli e ghiande in gran quantità. Incontrando però sempre più spesso una tentazione assai più irresistibile di qualunque radice o tubero: i nostri bidoni dei rifiuti o altre tracce di esistenza umana. Oggi la dinamica si ripete in uno scenario davvero improbabile: Los Angeles. Man mano i quartieri ai margini estremi dell’area metropolitana si allargano ancora, gli orsi si ritrovano mescolati all’umanità, interessatissimi alle piscine, alle gabbie per le galline, ai piccoli frutteti da giardino e naturalmente ai contenitori dei rifiuti. «L’orso bruno è straordinariamente adattabile, un versatilissimo onnivoro» spiega Wilson Sherman, dottorando all’Università della California, Los Angeles, che studia le interazioni tra uomo e fauna selvatica. «Possono mangiare tutto ciò che mangiamo anche noi».

L’interazione uomo-orso è in grande crescita dagli anni ’90, continua Sherman, man mano i quartieri si allargano e lo stato risulta abitato da 50.000-70.000 orsi neri. Qualche centinaio vive nella foresta nazionale di Angeles, appena a nord dell’area urbana coi suoi milioni di affamate famiglie umane. Brian Gordon col compagno si è trasferito nella capitale degli orsi – Monrovia, California – quattro anni fa. Nella casa che segna il confine con la foresta nazionale Angeles, e già durante il trasloco c’era una famiglia di orsi che vagava per il giardino. A segnare l’inizio di una nuova era di coesistenza. Oggi la coppia condivide la piscina con un gruppo di orsi, postandone le imprese acquatiche sul profilo Instagram PoolBearLife. Nei video si vedono cuccioli che fanno le bolle col naso, si arrampicano e cascano dalle piante, in una adorabile confusione da bambini.

«Sapevo solo le poche cose che si apprendono online sull’argomento prima di comprare questa casa. In realtà pensavo che gli orsi mangiassero un sacco di persone – racconta Gordon – ma dopo aver comprato questa casa li vedevamo andare e venire. È quel che fanno, e va bene, anche se avevamo spontaneamente paura e siamo stati costretti a adattarci, a convivere. «La gente dice: ah voi siete degli esperti di orsi. Ma no, siamo ragazzi di città. Abbiamo solo comprato una casa dove c’erano degli orsi». Gordon pensa molto ad abitare con gli orsi ma anche farlo in piena sicurezza. Controllo sui contenitori della spazzatura, niente tentazioni, e a parte le clip filmate i plantigradi hanno un loro spazio. Si fanno anche degli errori, come quando un orso ha trovato una cassa di birra in garage. Ma prestando attenzione poi si evita anche che si fermino ad annusare i bidoni, attraversano il giardino come se fosse un prolungamento del bosco.

In un mondo perfetto, continua lo studioso Sherman, un territorio dominato dagli esseri umani ma mescolato agli ambienti naturali farebbe di tutto per ridurre al minimo i contatti con gli orsi. Ovvero far sì che le zone abitate non li attirino affatto. «Le cose che possono interessarli sono il cibo per gli animali domestici, le vasche dei pesci rossi, gli alberi da frutto coi rami carichi, le piscine». Non è che il cibo umano sia tanto più buono, solo concentra più calorie che diventano facili da accumulare per mettere su peso. Gli orsi che possono approfittare delle integrazioni offerte dagli insediamenti umani si riproducono di più e più spesso, grazie alla disponibilità di cibo. Non c’è paragone tra la fatica necessaria a trovare le stesse calorie negli insetti o nelle ghiande, e trovarsi mezza pizza avanzata nella spazzatura. È ovvio che cerchino di mangiare cibo umano».

Un altro fattore è la crisi climatica. Le estati più calde alterano la disponibilità di alimenti in natura obbligando gli orsi ad allargare il campo delle proprie ricerche. I grandi incendi come nel 2025 quello di Eaton and Palisades significano ulteriore riduzione di fonti di cibo, e spingono gli orsi dell’area di Los Angeles verso i quartieri abitati. Alex Heeran, ricercatore al servizio statale flora e fauna della California esperto dell’interazione degli animali con l’uomo, spiega che gli incontri con gli orsi raggiungono un massimo tra fine estate e primo autunno. Spesso settembre diventa il mese centrale quando i plantigradi concludono la sovra alimentazione pre-letargo detta iperfagia. Il 2026 dovrebbe fissare un nuovo record quanto a incontri uomo-orso secondo Heeran.

È anche il medesimo periodo in cui gli esseri umani celebrano la fine delle vacanze, il Labor Day coi picnic i campeggi e le escursioni. I funzionari statali raccolgono segnalazioni di orsi che creano disturbo, distruggono recinzioni, entrano in qualche deposito alla ricerca di calorie. «È ricerca di cibo, un comportamento naturale, ma crea situazioni non certo ideali» continua Heeran. «Ci sono molti conflitti che si possono prevenire». Ma in molte situazioni quei conflitti si moltiplicano, e si chiedono interventi di abbattimento o trasferimento di esemplari. Casi rari, dato che gli operatori evitano si arrivi a quel punto, però succede. Mesi fa nella città di Monrovia montò la furia per l’abbattimento di un’orsa chiamata Blondie. I funzionari avevano deciso che fosse pericolosa dopo che aveva ferito pur in modo leggero due volte gli abitanti. Lasciò due cuccioli adesso allevati in cattività e che dovrebbero essere rilasciati in futuro. Gli abitanti prima dell’abbattimento chiedevano si cercassero percorsi alternativi, e tutto finì con un corteo attraverso la città in memoria di Blondie.

«L’amministrazione cittadina non é entrata in alcun modo nel dibattito o nella decisione» ricordava al Los Angeles Times in marzo la sindaca Becky Shevlin, di questa città piena di ricordi e monumenti all’orso nero. «Per noi è stato davvero un lutto, specialmente pensando ai due cuccioli» ricorda il ricercatore Sherman, tutto quel seguito sui social media, i filmati delle telecamere dei citofoni così diffusi da dieci anni a questa parte, ma si tratta di una lama a doppio taglio. La gente inizia a vedere gli orsi per quello che sono, li vede fare quelle cose anche simpatiche. «Sono davvero molto attraenti, tante cose che fanno lo sono … Quello è un modo efficace per costruire empatia con la fauna selvatica, una ragione in più per le azioni di tutela. Ma il rischio è di farne delle specie di personaggi di Walt Disney. Gli orsi neri per natura non sono particolarmente aggressivi, salvo quando si sentono minacciati o in situazioni di pericolo, però possono fare dei danni. È meglio non invadere troppo il loro spazio».

Si sta avvicinando la fine di settembre, e con l’avanzare della stagione diventano più rare le interazioni tra i plantigradi e i cittadini di Los Angeles. Ma per gli abitanti della città la contesa coi loro vicini orsi riprenderà certamente a primavera, insieme a quella con puma, cervi, coyote, che hanno eletto a propria abitazione quelli che adesso sono margini urbani. «Quando la gente viene a stare in questi quartieri verso le colline, lo fa convinta di andare in un suburbio di L.A. Però non si considera per forza che ci saranno degli orsi che passeggiano furi dalla porta di casa – prosegue Sherman – All’inizio ci si prendono anche dei brutti spaventi, ma le persone con cui ho parlato di solito poi si abituano, si adattano. L’orso è molto gradevole e questa specifica popolazione non sarebbe neppure qui se non piacesse tanto agli abitanti umani».

da: The Guardian, 20 settembre 20126; Titolo originale: Bear-y good neighbors: humans and animals are learning to live together in an expanding LA – Traduzione di Fabrizio Bottini

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