Il Mercato di Porta Romana, così vivacemente cantato da Nanni Svampa nella sua cover milanese da Georges Brassens, si organizza su due assi stradali: lo spezzone di «circonvallazione complanare» che dal chiosco di polli e gelati Giannasi affacciato su Corso Lodi prosegue (arriva da molto lontano e ha appena superato il notorio monumento dei Tri Ciucc) fino a via Ripamonti; e l’altro asse perpendicolare reso famoso nel mondo dal quadro Officine a Porta Romana di Umberto Boccioni (1909 quando ancora non c’era lo Scalo a fare da fondo cieco) di via Crema, che scende radiale dall’Arco sulla cerchia dei Bastioni fino a interrompersi sulla Circonvallazione, o meglio sul controviale opposto al muro dello Scalo.
Ogni venerdì, in questi anni postmoderni, su quel piuttosto prolungato e semicentrale crocicchio si allinea il guazzabuglio di bancarelle ortofrutta intimo fusò strecci fluo magiche pozioni etno-padano che conoscono tutti. Consumatori o automobilisti stressati costretti a itinerari alternativi. Non che non ci sia vita anche negli altri giorni e ore su quegli affacci, ma certo non brulicante chiassosa minestrone di ogni come il venerdì mattina. Verso mezzogiorno-l’una vita e metabolismo della grande croce del Mercato non cessano ma cambiano di qualità, spariscono comari vocianti, inizia lo smontaggio delle bancarelle, il carico sui furgoni Euro -2 sputacchianti, l’andirivieni dei mezzi comunali addetti a pulizia e lavaggio strade. Diversamente brulicanti diciamo, casino organizzato del tutto analogo a quello della mattina, quello che conosciamo tutti noi in tutti i mercati di bancarelle settimanali di Milano e non di Milano.
Ma venerdì scorso, ci raccontano decine e decine di articoli di organi di stampa e blog nazionali e locali, succede qualcosa di particolare. Di cui sappiamo per certa una cosa sola: a una modella trentenne carinissima come tutte le modelle qualcuno sconcia il viso facendole un occhio nero pesto e sanguinante. Sappiamo anche altro, ma proprio per questo altro c’è stata quella lunga smisurata premessa sul mercato: la protagonista dell’occhio nero racconta di un gruppo di «6-8 uomini magri che bevevano birra» a inseguirla insistentemente, mentre cercava di andare a far la spesa al supermercato, fino a bloccarla in via Livenza (una breve traversa all’altezza delle scuole) e cercare di far sesso con lei. Improvvisamente dispersi dall’arrivo di un misterioso personaggio «grande e grosso» che riesce scontrandosi a metterli in fuga per poi sparire nel nulla. E la modella ancora sconvolta e parecchio confusa vorrebbe capire chi fosse, quel soccorritore, incontrarlo, ringraziarlo. E prima ancora di sporgere denuncia attraverso un avvocato rilascia tutte quelle dichiarazioni e racconti ripresi dalla stampa con diverse sfumature.
Inutile dire che ogni sillaba di quel racconto evoca il tormento «Milano Insicura» e che qualcuno qui e là nei pezzi fotocopia che riferiscono dell’aggressione insinua il collegamento con l’eterna campagna elettorale della destra. Dalla ambigua nazionalità dei bevitori di birra magri alla probabile italianità del grande e grosso salvatore eccetera. Manca purtroppo sia lo sfondo fatale della periferia industrial-ferroviaria (lo Scalo Romana che potrebbe supplire non è più tale da lustri anzi fiore all’occhiello della Rigenerazione joint-venture alla milanese); sia l’orario foscamente notturno da spaccio movida o che, visto che ci racconta la vittima tutto succede più o meno nella pausa pranzo.
Quando, lo dicevamo appena sopra, lì sull’asse chiosco Giannasi via Ripamonti è tutto un viavai di bancarellari smontanti macchine per lavare le strade e camion di raccolta spazzatura. 6-8 bevitori di birra magri in branco per quanto magari scena abituale qualcuno li nota certamente, anche se tutto il raccontato inseguimento cambiando marciapiede si fosse svolto nella traversina delle scuole di via Livenza, pochissime decine di metri, dall’angolo con via Giulio Romano allo slargo su cui incombe apparentemente vicinissima la Torre Faro simbolo «iconico» della nuova Milano.
Insomma quel racconto non corroborato da verifiche interrogatori riscontri, quelle cose che succedono con regolare denuncia e intervento del personale specializzato delle forze dell’ordine, e non quando un avvocato denuncia immediatamente «il problema sicurezza» non si capisce bene da chi che cosa e quando, resta sospeso per aria. E più di qualcosa, come provavo a suggerire, comunque non torna. Basta guardare, fare due conticini. Non fare i sensazionalisti digèi e dedicarsi al giornalismo di inchiesta. Come chi sulla cronaca locale si è astenuto dal pubblicare anche una sola sillaba sul fattaccio misterioso. Aspettando di capirne appunto qualcosa di meno confuso e insinuante.






