E dopo le previsioni del tempo ecco a voi quelle della catastrofe climatica

Resegone: la catena alpina incombente sulla megalopoli padana (foto F. Bottini)

La tragedia ha colpito Nepal e Cina quando un maelstrom di roccia acqua e fango è precipitato dall’Himalaya giù per la valle di un fiume, spazzando via case, ponti, strade, persone, e seppellendo il resto sotto una spessa poltiglia. Nonostante gli scienziati stiano ancora cercando di determinare quel che è accaduto nei dettagli, già le prime valutazioni indicano come si siano staccati da un’altezza molto considerevole frammenti di ghiacciaio e montagna, scaricando l’equivalente di 70 Grandi Piramidi di Giza di colpo giù per la valle. Certo questo specifico incidente non era previsto, ma il tipo di rischio — l’improvviso e violento collasso di di un ghiacciaio — sta diventando quasi corrente nel nostro mondo che si riscalda tanto rapidamente. Il cambiamento climatico antropogenico fonde il ghiaccio a ritmi incredibili. E ad un certo punto quello che si appoggia precariamente su una montagna crollerà su ciò che sta sotto.

E l’Himalaya non è certo l’unico posto con questo tipo di ghiacciai così elevati: ovunque dalla Norvegia alla Nuova Zelanda all’Islanda al Cile esistono queste bombe criogeniche a orologeria appostate in quota. «Tutte le regioni glaciali del mondo sono vulnerabili riscaldamento e scioglimento» commenta Mohan Bahadur Chand, glaciologo alla Kathmandu University in Nepal e collaboratore National Geographic. A seconda di dove si trovano, il crollo dei ghiacciai può innescare alluvioni improvvise o mega-tsunami con ondate più alte di un grattacielo. «Ma non ci deve essere solo pessimismo e rassegnazione» aggiunge Alton Byers, altro collaboratore National Geographic Explorer ed esperto del rischio ghiacciai all’Università del Colorado, Boulder, rispondendo ad una nostra email. Alcuni ghiacciai rilevati instabili se adeguatamente monitorati mostrano per tempo segnali di possibile collasso, e la cosa è in grado di salvare vite a migliaia se ben gestita. Basterà a far sopravvivere milioni di abitanti del pianeta minacciati da un futuro sempre più caldo?

La potenza esplosiva del ghiacciaio

In tutti i continenti esistono i ghiacciai. Se si trovano in cima a una montagna e si sgretolano crollando causano spostamenti micidiali di masse, da enormi sversamenti d’acqua a terrificanti valanghe-frane di detriti. Quando un ghiacciaio si disintegra dentro un profondo fiordo può creare ciò che viene definito un megatsunami. Nel 2023, una gigantesca valanga di roccia-ghiaccio è precipitata in acqua nella Groenlandia orientale tra le ripide pareti che la contenevano, e l’ondata alta 200m che ne è derivata ha devastato tutto il fiordo. Nel 2025, un crollo simile ha interessato l’Alaska e il fronte del megatsunami era alto 500m: è il triplo del Monumento a Washington. Quel fiordo in Alaska è spesso percorso da navi crociera, che si sono salvate soltanto perché la catastrofe è avvenuta nelle primissime ore del mattino.

Succede anche che i ghiacciai si sgretolino in località meno remote. Lo scorso maggio un grosso blocco del ghiacciaio Birch nella valle di Lötschen nelle Alpi Svizzere si è staccato, producendo una valanga di roccia-ghiaccio e seppellendo il villaggio di Blatten con 20 milioni di tonnellate di detriti. Il più recente collasso in Himalaya è un esempio particolarmente spaventoso. Qualcosa si è mosso sull’affaccio nord della cima Langtang Lirung, ai confini tra Nepal e Tibet. «Quello che è crollato è una strato roccioso sottostante il ghiacciaio vero e proprio» commenta Kristen Cook, docente di geomorfologia alla francese Université Grenoble Alpes. «È collassato il terreno che sostiene il ghiaccio trascinando tutto».

L’incredibile velocità della caduta ha provocato lo scioglimento. È anche possibile che le rocce abbiano costituito una sorta di diga artificiale temporanea sul fiume Lhende, generando un lago che altrettanto violentemente si è poi scaricato a valle. «Ancora non possiamo confermare dimensioni e modi dello sbarramento e volume dell’acqua, ma si tratta della dinamica più probabile dell’alluvione» giudica Chand. Non si possono attribuire queste catastrofi così direttamente al riscaldarsi dell’atmosfera. Ma in questo caso, il permafrost di alta quota — «collante gelato che ha tenuto insieme per tanti mmillenni neve ghiaccio e rocce» nelle parole di Byers — deve essersi indebolito al crescere delle temperature. Il riscaldamento globale è stato citato come fattore fondamentale che contribuisce a questi eventi catastrofici di collasso dei ghiacciai. L’equazione appare piuttosto lineare: «Crescono le temperature, accelera lo scioglimento dei ghiacci, si formano laghi e altre variabili rendono le montagne più instabili, la situazione geologica più fragile» spiega Chand.

Prevedere il prossimo crollo di un ghiacciaio

Se l’atmosfera e gli oceani della Terra continuano a scaldarsi senza tregua, ci aspettano decenni assai poco gradevoli. Frequenza e probabilmente magnitudine delle catastrofi del ghiaccio cresceranno. «Ci aspettiamo più instabilità nelle montagne più alte» prevede Cook. «Questo evento in Nepal è stato davvero eccezionale. Ma collassi più contenuti del medesimo tipo certamente seguiranno». L’Himalaya non ha il monopolio del pericolo. «Le Andes, specialmente la Cordillera Blanca in Peru, hanno cominciato a subire eventi catastrofici glaciali con esondazioni di laghi fin dagli anni ’40 del secolo scorso» prosegue Byers, in parte conseguenza della quota minore a cui si collocano e della conseguente esposizione al riscaldamento. Sono stati portati a termine alcuni interventi di tipo ingegneristico — scavare condotti e canalizzazioni — per evitare il formarsi di piene dei torrenti. Ma si tratta di misure protettive che non impediscono certo al ghiacciaio di sgretolarsi.

L’Himalaya è particolarmente vulnerabile, spiega Cook: nella regione esiste un elevato numero di ghiacciai in cima a ripide pendenze, o valli in cui scorrono dei fiumi, valli spesso percorse da infrastrutture. Oltre alla minaccia del crollo dei ghiacciai, uno studio del 2019 ha rilevato come siano 210 i laghi connessi a ghiacciai che incombono su insediamenti umani col rischio di improvvise alluvioni. Ciò non significa non potersi difendere. A parte i grandi obiettivi di stabilizzazione del ghiaccio contenendo le emissioni di gas serra, gli scienziati hanno già salvato innumerevoli vite dai crolli. Quello del 2025 che ha sepolto il villaggio svizzero di Blatten, è stato un disastro, ma senza morti: gli abitanti, insieme agli animali, erano stati evacuati nove giorni prima che l’evento catastrofico si verificasse.

Benjamin Bellwald, ricercatore sui temi dei disastri naturali all’Istituto Geotecnico Norvegese e nato proprio a Blatten, spiega come il ghiacciaio in questione fosse noto per i suoi problemi di instabilità fin dagli anni ’90. All’inizio del 2025, crolli di rocce sempre più frequenti dal ghiacciaio mettono in allarme scienza e politica. Grazie al monitoraggio degli abitanti, sostenuto anche da sofisticati strumenti scientifici, appare evidente la probabilità di un prossimo collasso. «Una puntuale tempestiva comunicazione rende agevole a quel punto una evacuazione, e nessun residente di Blatten perderà la vita» prosegue Bellwald. Gravi i danni economici — calcolati in 400 milioni di dollari — ma senza controllo e prevenzione si sarebbero potute perdere delle vite.

Si può applicare questo stesso sistema ai ghiacciai dell’Himalaya? Potenzialmente, si. Byers spiega come si stia cominciando a collaborare con le autorità del Nepal per individuare i casi di possibile outburst, e tracciare mappe del rischio insieme a programmi di tutela degli insediamenti e degli abitanti. Esistono comunque alcune precisazioni indispensabili. «La regione dell’Himalaya naturalmente è un territorio immenso da monitorare, e forse più difficile delle Alpi» spiega Bellwald. Anche individuando prioritariamente un piccolo gruppo di ghiacciai molto a rischio, sulla base delle conoscenze già accumulate dalla scienza,non è affatto probabile che i segnali di avvertimento di ciascuno siano gli stessi prima dell’evento catastrofico.

Ma il sistema di allerta può comunque funzionare, se il paese dove si verifica il pericolo dispiega «un sistema di monitoraggio altamente sofisticato e garantito» osserva Chand. Purtroppo, gli investimenti possibili in Svizzera non sono sempre a disposizione di altri. «I paesi in via di sviluppo nello Hindu Kush Himalaya hanno davanti sfide anche più ardue». Come il problema pervasivo delle «trasformazioni territoriali e urbanizzazioni deregolate lungo corsi d’acqua e pianure alluvionali soggette ad allagamenti catastrofici» chiarisce Byers. Più attive sono queste zone, maggiore sarà il prezzo pagato in termini di vite umane. C’è molto lavoro da fare. Ma nessuno sa quando, e dove, accadrà che un ghiacciaio collassi o si verifichi un evento alluvionale. Per ora una unica certezza: «I disastri arriveranno, sempre più spesso» conclude Chand.

da: National Geographic, 27 agosto 2026; Titolo originale: Nepal’s Glaciers Will Flood Again. Can Scientists Predict the Next One? Traduzione di Fabrizio Bottini

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