Il Sindaco Mamdani e l’adeguamento climatico delle sponde di Manhattan

Barriere allo East River Park

New York City ha più di settecento chilometri di sponde. Sulla costa abitano circa un milione di persone e miliardi di dollari di valore immobiliare residenziale e terziario, e non esiste un tratto di sponda che sia uguale a un altro. Le zone umide a sud di Queens, le case popolari del waterfront di Brooklyn, i grattacieli dell’area finanziaria di Manhattan, tutti vulnerabili ad alte maree e tempeste, ma ciascuna a suo modo. La città ha imparato la lezione nel modo più duro quando l’uragano Sandy ha rovesciato sulla baia un’ondata di più di quattro metri a devastare edifici e strutture in tutti i borough. Dopo il disastro sono cominciati gli ambiziosi lavori di adeguamento climatico, tra i più importanti della storia USA. Si sono investiti miliardi di dollari per rialzare barriere nelle zone meridionali di Manhattan, chiuse e argini, rifare le spiagge di Queens, riqualificare le strisce residenziali dei quartieri di Staten Island.

Ogni passo del percorso affronta ritardi e contraddizioni, ma ciò che è stato deliberato sulla spinta di Sandy oggi è quasi completato. L’East River Park di Manhattan è accessibile agli utenti per giocare e prendere il sole. Più a sud, squadre di operai installano barriere anti ondata da usare in caso di eventi estremi. Difese che saranno operative durante la stagione più a rischio di tempeste del 2027, ma il Sindaco Zohran Mamdani sta già preparando il campo ai prossimi lavori di adeguamento. Il mese scorso è stato deliberato il rafforzamento del Bureau of Coastal Resilience, con quasi 70 nuovi addetti, dopo il periodo di bilanci risicati con l’amministrazione di Eric Adams. Questo nuovo personale lavorerà sulle barriere anti uragano e l asicurezza delle sponde durante gli eventi estremi.

«C’è stato un enorme investimento di oltre un miliardo di dollari per le barriere mobili, e una volta realizzate vanno gestite» spiega Lisa Garcia, nuova responsabile del Department of Environmental Protection, che sovrintende al sistema (Garcia è stata responsabile di redazione qui a Grist per le questioni climatiche dal 2019 al 2021 e ha collaborato poi come amministratore regionale alla Environmental Protection Agency). Ma gestire le barriere mobili è solo la parte più facile. Qyella dura per l’amministrazione Mamdani è decidere dove indirizzare i prossimi investimenti in opere anti tempesta. Qui i rischi sono più elevati che in qualunque altra zona degli Stati Uniti, e a confronto con altri adattamenti climatici a New York. Se ondate di calore estreme, fumo, allagamenti da precipitazioni, costituiscono certo dei rischi,l’innalzamento del livello del mare e le ondate di tempesta potrebbero potenzialmente spazzar via interi quartieri della città e azzoppare l’economia.

«Credo che nessuno si sogni di riuscire a proteggere tutti gli 850 km di sponda» spiega Garcia. «Parte del problema è questo … Cosa possiamo insegnare in termini di metodo ad altre amministrazioni?». Mamdani dovrà prendere decisioni delicate su come e dove spendere un bilancio necessariamente non infinito. Sarà meglio rifinanziare il ripristino delle zone umide costiere di Queens, o sistemare un parco di Harlem, oppure ancora la schiera di paratie sul waterfront di Brooklyn? Anche volendo far tutto, da dove iniziare? Tutte decisioni pesanti, economicamente e politicamente. Quando la città costiera di Norfolk, in Virginia, ha adottato il suo piano generale per la resilienza, gli uffici hanno preso la decisione di non realizzare protezioni anti inondazione nelle aree a rischio ma prive di valori immobiliari tali da controbilanciare in qualche modo la spesa. Norfolk sosteneva invece i cittadini residenti in queste «zone gialle» disposti a trasferirsi altrove. In altri casi come in California o North Carolina, i programmi di «svuotamento programmato» delle zone a rischio hanno trovato forti resistenze e reazioni da parte degli abitanti che pretendevano invece opere di protezione strutturali.

A New York si sostiene di essere ancora nella prima fase di programmazione delle decisioni attuative. Mamdani si è insediato Sindaco all’inizio dell’anno dopo aver vinto le elezioni sostenuto da una coalizione che vede molto rappresentate le fasce a basso reddito dei quartieri più periferici, e ha promesso di migliorare la qualità della vita per i ceti lavoratori e medi. Il Department of Environmental Protection dovrebbe iniziare il proprio programma generale di interventi (Garcia è orientata sia al rischio alluvioni che tutela delle sponde) l’anno prossimo, con l’obiettivo di conclusione fissato al 2031. Probabilmente è troppo presto per giudicare quale possa essere la filosofia di Mamdani nell’approccio al rischio del cambiamento climatico.

Certo va detto che non scarseggiano affatto le zone che avrebbero bisogno di protezione dall’acqua. Esempio più cristallino l’estremità occidentale di Coney Island, che subisce allagamenti backdoor durante le precipitazioni piovose più intense quando l’acqua dell’oceano risale le reti di scarico e i corsi d’acqua. Eventi in cui spesso risulta impossibile ai bambini andare a scuola. Nonostante Coney Island sia stata una delle zone più colpite dall’uragano Sandy nel 2012, lì la città non ha ancora realizzato interventi anti alluvione. «Dopo Sandy, qualunque zona di Manhattan ha visto investimenti per milioni e milioni e dollari» spiega Pamela Pettyjohn, del Coney Island Beautification Project, associazione di zona che chiede investimenti di tutela e miglioramento abitativo. «A Coney Island invece nessun investimento, tranne quelli edilizi: molti fabbricati, ma niente infrastrutture». L’amministrazione cittadina adesso sta tenendo delle assemblee con gli abitanti di Coney Island per le decisioni sulla riduzione del rischio specie lungo i corsi d’acqua.

In altre aree, architetti e urbanisti provano a delineare problemi di protezione per cui non esistono ancora fondi disponibili. A East Harlem, si collabora tra uffici cittadini e studio One Architecture per un progetto di raccolta delle acque piovane che allagano le vie e rafforzamento delle sponde fluviali. Un progetto di cui si parla da dieci anni almeno, ma per cui non si sono mai raccolti fondi a sufficienza. Esistono altri casi dove progetti e idee non hanno trovato bilanci adeguati. La città ha di fatto insabbiato il progetto di adattamento per Hunts Point in Bronx a favore di una ipotesi più a buon mercato che semplicemente garantisce alimentazione elettrica in caso di blackout ai magazzini alimentari, racconta Amy Chester, di Rebuild by Design, l’organizzazione alla testa degli adattamenti post-Sandy.«Possiamo programmare ma poi emergono priorità».

L’altro problema è che spesso si hanno idee molto diverse su come un’area possa difendersi dalle alluvioni, oltre che sugli investimenti che sarebbero sufficienti. Garcia ritiene che in alcuni casi la soluzione migliore siano paratie e barriere, in altri casi funzionino i progetti nature-based come quelli di ripristino delle fasce umide di costa. Gli uffici hanno già incontrato resistenze per almeno un progetto. L’anno scorso si sono aperti i cantieri a Brooklyn, nel quartiere di Red Hook molto colpito dall’uragano Sandy. Si vorrebbero sollevare vie e realizzare barriere lungo le sponde, ma abitanti e associazioni sostengono si tratti di interventi inadeguati: concepiti per proteggere da cosiddette «10-year storm» eventi estremi che hanno una possibilità su dieci di verificarsi in un anno, e non certo del tipo «100-year storm» per cui sono pensati gli interventi di Lower Manhattan. Gli uffici cittadini rispondono a queste critiche che topografia locale e tipo di proprietà immobiliare delle aree di sponda rendono impossibili come quelli per Manhattan.

La questione del rischio da eventi estremi si fa sentire anche a nord fino nei quartieri gentrificati di Greenpoint. In quell’area, un costruttore vuol realizzare un grande complesso ad appartamenti con oltre 1.300 alloggi. Le nuove torri saranno dotate di paratie d’acciaio in grado di proteggerle da un’alluvione, ma ci sono delle proteste perché quell’acqua sarebbe semplicemente deviata sulle zone circostanti. Controversie che evidenziano quanto la difesa della città dagli eventi climatici si possa considerare come un patchwork di singoli progetti locali. Un approccio che genera conflitti tra diversi interessi e investimenti a seconda delle scelte, giudica Matthijs Bouw, architetto dello studio One Architecture che ha contribuito al progetto per le barriere a sud di Manhattan, e oggi prova con altre idee di protezione a East Harlem e altrove.

«Non si può costruire qualcosa nell’isolamento; si deve trovare un modo per allineare ogni cosa al cambiamento in corso nel tempo». In teoria, tutti i progetti dovrebbero discendere da un processo decisionale unitario di localizzazione degli investimenti, ma esistono poi difficili individuazioni di priorità. Lower Manhattan è stata una scelta piuttosto facile nella scia delle devastazioni di Sandy, dato che si trattava contemporaneamente di una incredibile concentrazione di interessi immobiliari finanziari e abitazioni vulnerabili di interesse pubblico. Molto più difficile trovare un metodo valido ovunque.

da: Grist, 31 agosto 2026; Titolo originale: Manhattan’s flood walls are almost done. What will Mamdani do next? Traduzione di Fabrizio Bottini

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