Tra una ventina d’anni, se i costruttori ci riusciranno, i passeggeri di Caltrain uscendo dalla stazione di Bayshore vedranno un nuovo quartiere carbon-neutral di edifici ad appartamenti, viali alberati e piazze. Ma per quanto riguarda l’ex Sindaco di Brisbane, Ray Miller, curvo sul suo bastone da passeggio ad una poco frequentata fermata, lui sarebbe assai più contento di vederci come oggi cumuli di erbacce, recinzioni rugginose, mucchi di terra, dove un tempo stava una delle più grosse discariche nell’area della Baia. «Quello che mi fa arrabbiare di più è proprio pensare a cosa potrebbe diventare questo posto». Il novantunenne Miller non è certo il solo a pensarla così. Per 21 anni insieme a parecchi altri abitanti di Brisbane si è opposto ai progetti di trasformare questa ex zona industriale, 275 ettari, ai confini con la circoscrizione urbana di San Francisco, in una zona mixed-use con migliaia di case. Ciò che propone Baylands, più che raddoppiando la popolazione di questa area suburbana collinosa, cancellando l’atmosfera da villaggio campagnolo e si dice con gravi rischi ambientali e sanitari sul lungo termine.
Ma con la crisi delle abitazioni montante in California, a livello statale non pare ci sia grande sensibilità almeno per accettare questi rischi come motivi per opporsi al costruire nuovi alloggi. A luglio, dopo che l’amministrazione di Brisbane aveva più volte mancato di approvare entro i termini fissati il piano urbanistico per 2.200 case sull’area Baylands, confermando così per l’81% la propria prefissata disponibilità a rispondere alla crisi delle abitazioni, lo stato della California ha dichiarato la circoscrizione inadempiente ai termini di legge.
Il che significa per Brisbane possibili sanzioni civili, perdita di finanziamenti, se non si approverà quel piano. Mentre si attendono i prossimi passi, la piccola comunità di 4.700 abitanti a sud di San Francisco si ritrova al centro di un contenzioso che riguarda tutta la California: può lo Stato applicare così drasticamente programmi di costruzione di case economiche stagnanti per anni? «È piuttosto singolare quando ci si pensa» commenta Jeremy Levine, responsabile dello Housing Leadership Council della San Mateo County, attivo nella promozione del progetto Baylands coi cittadini di Brisbane. «Questa comunità è così determinata a conservare la propria identità che finirà per perdere del tutto il controllo sul proprio futuro».
Gran parte delle amministrazioni della California sono molto in ritardo rispetto alle proprie quote di realizzazione degli obiettivi statali sulla casa. Ma tra le decine ufficialmente qualificate inadempienti spicca certamente Brisbane per l’importanza nell’area della Baia. La zona Baylands, ampia superficie non lontano dalla Highway 101, dalle reti di trasporto pubblico e dalle attività economiche di San Francisco e Silicon Valley, potrebbe incidere parecchio sullo squilibrio abitazioni-posti di lavoro della regione. Sono state esercitate forti pressioni sull’amministrazione di Brisbane, dove sono raddoppiati i prezzi medi delle case, dai 597.500 dollari del 2012 a 1.300.000 nel 2022. Per un giovane che volesse mettere su famiglia e abitare (o tornare) qui pare fuori portata.
«Probabilmente proverò a lavorare in campo tecnologico-commerciale, solo perché spero di potermi permettere una casa nel mio paese natale prima o poi» racconta Sebastian Bousquet, diciottenne nativo di Brisbane che frequenta l’Università a San Diego. «Vorrei una famiglia, e far crescere i miei figli come sono cresciuto io, ma credo che oggi costi parecchi soldi». Quasi nove anni dopo che gli elettori di Brisbane hanno approvato gli obiettivi residenziali per l’area Baylands, gli amministratori ancora non hanno adottato la variante urbanistica indispensabile per le costruzioni. La Planning Commission all’unanimità il mese scorso ha raccomandato al Consiglio quell’approvazione. Giovedì scorso è stato fissato a ottobre il voto definitivo, che sarà una prova per tutte le amministrazioni della California sulla possibilità di superare localmente le difficoltà nei programmi per la casa.
«Ciò che accade a Brisbane è un affascinante caso studio su come lo Stato prova ad applicare le sue leggi sulla casa» spiega Christopher Elmendorf, professore di diritto all’Università della California, Davis, e principale esperto della legge statale sulla casa. «Ci saranno parecchi occhi puntati su quelle riunioni del Consiglio». Brisbane ha da tempo suscitato l’attenzione riguardo al problema della casa. Per decenni, i costruttori hanno guardato alla zona Baylands, a quelle erbacce secche e mucchi di terra con tanto potenziale per costruire. Il sito web ufficiale del progetto Baylands [vedi link in fondo all’articolo n.d.t.] pare una specie di manifesto dell’urbanistica sostenibile: un grande impianto solare, flotta di veicoli elettrici a disposizione degli abitanti; impronta ecologica calcolata zero. Ma sono tanti gli abitanti attuali di Brisbane a ritenere quelle immagini futuristiche esagerate e deludenti.
L’area era il luogo in cui la città di San Francisco scaricava la propria spazzatura e la ferrovia Southern Pacific sistemava i propri treni. La sola bonifica dei terreni richiederà centinaia di milioni di dollari e tre anni di lavori. «Tutta la faccenda ha semplicemente del ridicolo» commenta l’ex Sindaco Miller, professore della San Francisco State in pensione con una barba bianca. «Qui ci bruciavano i copertoni. Non ci si deve pasticciare». Miller e la moglie, Anja, hanno comperato la propria casetta gialla a due piani a Brisbane nel 1967 pagandola 25.000 dollari, lo stesso anno in cui ha chiuso la discarica. Hanno imparato ad apprezzare la propria piccola cittadina, che deve il soprannome di Città delle Stelle a un a ricorrenza annuale in cui gli abitanti appendono stelline illuminate sulle case.
Marito e moglie sono entrati nella politica locale, ciascuno come consigliere e Sindaco. Miller era consigliere nel 1980 quando, dopo anni di contrasto a un grosso intervento a San Bruno Mountain,si riuscì a convincere il governo federale a dichiarare l’intera montagna habitat tutelato per la specie in pericolo della farfalla maculata argentata. Nove anni più tardi, da Sindaco ha contribuito alle trattative con un costruttore — che l’ha denunciato personalmente — per ridimensionare un altro progetto sulla zona collinare. Ma nulla poteva far pensare alla battaglia di Brisbane su Baylands. La saga inizia nel 2004, quando Universal Paragon Corp chiede di realizzare un progetto da poco meno di centomila metri quadrati commerciali-terziari sull’ex discarica. Si pensa a centri commerciali, uffici, concessionarie di macchine, alberghi, non a case, che secondo i proponenti cono incompatibili con quelle superfici contaminate.
L’idea si evolve negli anni insieme a studi ambientali e proposte di bonifica, mentre cresce anche la domanda di case. Nel 2010, si propongono 4.400 abitazioni, per lo più concentrate nell’angolo nord-occidentale di Baylands, il più lontano dalla zona della discarica. I residenti iniziano la propria opposizione al progetto, e le associazioni per la casa bollano Brisbane come caso simbolo di atteggiamento NIMBY. Durante le trattative tra amministrazione e costruttore, un consigliere suggerisce di provare ad aggirare una norma statale sulle varianti urbanistiche per la casa. Nel 2016, si sta ancora discutendo per un progetto interamente commerciale su Baylands, quando si diffonde una citazione attribuita al Sindaco, Cliff Lentz, dal nostro giornale: «Noi pensiamo al commerciale, alla casa ci pensa San Francisco». Per le associazioni si tratta di una affermazione provocatoria: bisogna assolutamente contenere il potere locale di veto sulle nuove costruzioni.
Proposition 13 — la legge del 1978 con cui la California prova a controllare e contenere i valori immobiliari — costituisce un incentivo alle amministrazioni locali per favorire trasformazioni commerciali anziché residenziali. E senza contare ciò che la studiosa Jennifer Mapes, che ha scritto molto sullo sviluppo dei piccoli centri, chiama «charm factor». Gli abitanti di Brisbane sono orgogliosissimi della propria piccola comunità, un po’ eccentrica, ma dotata di un certo senso civico. «Uno di quei posti dove conta davvero la tradizione» osserva Mapes. «Di fronte alla prospettiva di grosse trasformazioni del genere pare del tutto naturale che si perda la testa». L’ultimo tentativo dello stato della California è del 2017, quando per spingere il progetto in stallo da dieci anni con avanzamenti minimi , si è minacciato di togliere a Brisbane il controllo di Baylands se non si approvavano quelle case.
Di fronte al sine qua non, il Consiglio ha deliberato un compromesso: massimo 2.200 alloggi. Passato per un pelo in consultazione locale nel novembre 2018. «Era come se ci puntassero una pistola alla tempia» ricorda l’allora Sindaco Clarke Conway. Ma Anthony Walker, presidente a Brisbane dello Open Space & Ecology Committee, sottolinea come non si tratti certo del tipo di vecchi villini e modesti edifici ad appartamenti che si affacciano oggi sulle vie centrali di Brisbane. Tra la Highway 101 a est, e Bayshore Boulevard a ovest e sud. Il progetto Baylands costituisce una cosa a sé stante. «Possiamo avere il meglio di due mondi diversi – osserva Walker – tante comodità moderne senza perdere tutto ciò che fa di Brisbane un posto tanto speciale».
Negli ultimi anni alcuni abitanti di Brisbane continuano ad esprimere molte perplessità sull’ambiente e l’atmosfera locali a rischio, che secondo i favorevoli al progetto Baylands sono solo tattiche di rinvio. Jonathan Scharfman, direttore generale dal 2005 al 2019 del gruppo promotore di Baylands, ricorda che anche Mission Bay a San Francisco era semplicemente un degradato scalo ferroviario da bonificare faticosamente. Oggi, è un vivacissimo quartiere in grande sviluppo con attività di ricerca, case commercio e uffici. «Anche Baylands avrà modo di crescere equilibratamente. Bisogno tener conto del fatto che ci vorranno molti anni di sviluppo graduale». Il Brisbane Village Shopping Center si trova appena fuori dal nucleo centrale tradizionale della cittadina. A luglio, dopo i vari tentativi falliti Brisbane di approvare in tempo la variante per 2.200 abitazioni nell’area Baylands, la California ha qualificato l’amministrazione come inadempiente rispetto alla legge per la casa. Ma anche se il Consiglio approvasse quel progetto settimana prossima, il suo futuro resta comunque in dubbio. Il costruttore lavora anche su un diverso progetto in un’area adiacente dell’ex fabbrica Schlage Lock, dove la città di San Francisco ha approvato 1.674 alloggi. Si sono già investiti 35 milioni di dollari in bonifiche, movimenti terra e altre preparazioni.
Ma nonostante tutto non cominciano i lavori sull’area Schlage Lock, forse per ragioni finanziarie dei promotori. Universal Paragon non ha voluto rispondere alla nostra richiesta di un incontro. Una portavoce, Stephanie Shakofsky, ha sostenuto che una volta approvato il progetto Baylands, Universal Paragon poteva associarsi ad altre imprese. Indipendentemente da ciò che succederà, l’amministrazione di Brisbane probabilmente non può continuare a bloccare i progetti di trasformazione. Finché non rientrerà in quanto stabilito dalla legge la città rischia di dover consentire agli operatori di costruire indipendentemente dalle regole di piano generale e zoning.
Il che forse non darebbe impulso a progetti come quello mixed-use di Baylands, ma a costruzione di case impossibili da proibire. «Brisbane non vuole diventare un monito per l’attuazione di nuove draconiane leggi» commenta il professore di diritto Elmendorf. «Credo che si sia deciso come comportarsi». Certamente i vecchi abitanti come Miller non hanno alcuna intenzione di smettere di opporsi. Settimana scorsa, descrivendo i potenziali impatti del progetto, si era fermato a metà di una frase dicendo che gli si alzava troppo la pressione, non c’è più la moglie che gli diceva sempre di non agitarsi troppo: è morta l’anno scorso a 92 anni. Ma Miller stringe il suo bastone e guarda la casa dove hanno abitato insieme per sessant’anni: «Parlo perché amo questo posto: è casa mia e lo resterà per sempre».
da: San Francisco Chronicle, 7 settembre 2026; Titolo originale: A suburb bordering S.F. lost control over housing development. What happens next? Traduzione di Fabrizio Bottini
Immagine di copertina dal sito ufficiale Baylands


