I sottovalutati tetti verdi

Tetto Verde a Basilea

La città è da sempre il luogo delle occasioni, verso cui si dirigono tutti quelli che si mettono in gioco. Ma pare che le metropoli del mondo ne stiano sprecando una di queste occasioni, un sacco di metri quadrati di occasione: i tetti piatti al massimo si dipingono di bianco quando dovrebbero invece essere verdi. E non, diciamolo pure, pitturati in sfumature menta, sottobosco, limone acerbo, ma verdi perché ci stanno delle vere rigogliose piante. Aggiungere vegetazione al tetto — anche quando si tratta solo di una copertura d’erba, muschio e piante succulente — aggiunge parecchi e variegati vantaggi non solo per chi abita l’edificio o lo possiede, ma a tutta la città. Così come succede per il verde a terra, quello in cielo riduce le temperature e aiuta anche nella gestione elle acque piovane, migliorando la biodiversità urbana e sostenendo impollinatori come le api.

Secondo un recente studio per conto della Commissione europea [Implementing green roofs and walls: lessons from European experiences], se le città promuovessero di più la trasformazione di questi spazi sottoutilizzati in oasi — oltre a riconvertire tante pareti cieche a verde — potrebbero parecchio migliorarsi per il benessere dei propri cittadini abbassando un po’ le temperature. Si potrebbe anche iniziare a riflettere a forme di verde coltivato sotto i pannelli solari, un campo detto agrivoltaic, in cui i tetti generano contemporaneamente verdure-cibo ed energia elettrica. Questione ancor più interessante a fronte di una popolazione urbana in poderosa crescita: Secondo le Nazioni Unite, nel 2050 saranno 2 miliardi gli abitanti. Mentre il fenomeno detto isola di calore urbano, dove gli spazi costruiti si scaldano molto più dela zona rurale circostante, spinge le temperature a livelli pericolosi.

«Il nostro obiettivo è di rendere le città più dense mantenendole abitabili e sicure di fronte al cambiamento climatico» spiega Vera Enzi-Zechner, una delle autrici coordinatrici dello studio europeo nonché vicepresidente della European Federation of Green Roof and Living Wall Associations, con sede a Vienna, Austria. «Riguarda l’acqua, l’energia, la multifunzionalità, la coesione sociale e partecipazione, la biodiversità». Il tetto verde in realtà è un concetto sorprendentemente antico. L’impianto di filtraggio di Moos vicino a Zurigo [i primi progetti nati in realtà senza particolari intenti ecologici sono del 1914 n.d.t.] opera su complessivi oltre 30.000 mq di superficie da più di un secolo. Quasi per caso quei tetti verdi si sono poi anche trasformati in rifugi per specie native.

Ai nostri giorni, gli architetti vorrebbero provare a riprodurre lo stesso effetto non per caso. Inserendo tutti gli elementi nel progetto. Per evitare che l’acqua si infiltri giù ai piani inferiori fino a terra, ad esempio, ci vogliono ostacoli e materiali impermeabili a contenere le radici. Da calcolare anche l’aggiunta di peso sulla struttura determinata dalle piante e dall’umidità trattenuta nel suolo. Quanto, peso, dipende da cosa si vuol far crescere: si può trattare semplicemente di erbe e muschio, come nel citato caso del «Moos Water Filtration Plant», oppure di cespugli, o anche alberi, le cui radici però hanno bisogno di un maggiore strato di terreno. Ma non è mai troppo tardi per intervenire. La proprietà può decidere per il tetto verde anche in um edificio già costruito tradizionale, anche se possono essere necessari dei rinforzi.

Un investimento in grado di rendere bene col tempo. Perché là dove una copertura tradizionale assorbe il calore del sole, una green suda come un essere umano, è l’evaporazione dalle piante durante la fotosintesi, che si aggiunge all’ombra proiettata sulla superficie del tetto. Si raffredda l’aria, e si isola la copertura dell’edificio. Oltre a ridurre i costi di riscaldamento e condizionamento, il verde allunga la vita del tetto (come rileva lo studio europeo), proteggendolo dai raggi del sole, dalle ondate di calore estremo, dai colpi della grandine su tegole o bitume impermeabile. Un tetto tradizionale è usurato dalla dilatazione indotta dal calore del sole durante in giorno. A livello stradale le proprietà possono aggiungere una copertura verde per le pareti, che le protegge dagli eventi atmosferici e accoglie un habitat per uccelli e pipistrelli.

Anche la pubblica amministrazione può risparmiare denaro coltivando il cielo. Il pianeta si riscalda e le precipitazioni piovose diventano più intense; tombini e condotti fognari – concepiti per un diverso clima- faticano a tenere il passo. I tetti verdi assorbono una parte di quelle intense precipitazioni rallentano il flusso nei sistemi di smaltimento meccanici, e prevengono un costoso sovraccarico. Alcuni progettisti si spingono anche oltre, coi cosiddetti «tetti verde-blu», con sistemi di stoccaggio dell’acqua riutilizzabile poi nell’edificio ad esempio negli sciacquoni degli appartamenti.

Sostituendo almeno in parte all’acqua che scende dai condotti di grondaia alle fogne e poi verso il mare, l’irrigazione delle piante e l’igiene degli abitanti. «Ecco un principio di base per maggior resilienza delle città di tutto il mondo» spiega Steven Peck, fondatore e presidente dell’associazione Green Roofs for Healthy Cities. Si raccoglie acqua e la si usa a sostenere le piante, che a loro volta lavorano per noi ripulendo l’aria. Un alimento per la salute psicologica. E rinfrescano le città». Oltre a ridurre le temperature e controllare il deflusso, il verde sui tetti costituisce anche indispensabile habitat per flora e fauna locali. Va benissimo avere parchi orti e giardini sparsi nella città, ma i tetti verdi contribuiscono ad una rete di collegamento e percorso per le varie specie.

Tetto nerissimo e spoglio a Lambrate

Quindi in teoria si compongono e fungono da stepping stones per le creature volanti, a spostarsi in sicurezza, ripararsi, stabilirsi, trovare fonti di alimentazione. Confermano numerose ricerche come non solo così si sostenga la biodiversità, ma si realizzino delle sorte di santuari per specie in pericolo animali e vegetali. «Non ci si può limitare a integrare le nuove superfici verdi nella città e nel suo ambiente – spiega Maria Manso, co-autrice del rapporto e ricercatrice all’università Lusófona di Lisbona, in Portogallo – ma occorre collegarle ad altri interventi di tipo naturale a formare sistema».

Non solo insetti e uccelli vaganti costruiscono la nuova frontiera dei tetti verdi: la scienza sta cercando di valutare che tipo di colture alimentari siano compatibili con quei luoghi, anche all’ombra dei pannelli solari. Sistemi agrivoltaici con piante protette dal vento e dagli eccessi dei raggi solari, che a loro volta rilasciano vapore acqueo a rinfrescare i pannelli incrementandone l’efficienza produrre più elettricità. Le prime ricerche mirate rilevano che alcune produzioni della stagione più calda, come per esempio le angurie, crescono benissimo in quegli ambienti, e i cetrioli enormi. Uccelli e insetti si spostano da un tetto a un orto o giardino al suolo impollinando l’uno o l’altro, per poi anche raggiungere campi agricoli tradizionali periurbani.

I primi risultati dell’agrivoltaico sui tetti sono così positivi da indurre una rapida diffusione dei progetti nel mondo. Per esempio in Italia, la copertura del tetto dell’aeroporto di Firenze sarà presto costituita da pannelli solari e da viti. «Indecisi tra produzione di energie rinnovabili e tradizione agricola della vigna» racconta l’orticultrice Jennifer Bousselot, studiosa di agrivoltaico dei tetti alla Colorado State University, anche se non ha collaborato allo studio europeo. «E alla fine si è deciso di unire le due cose». Il fotovoltaico aumenta i costi iniziali, ma è un investimento che si ripaga, non solo con l’energia. Dato che l’ombra riduce l’evaporazione, e riduce così la necessità di irrigazione. Il che può ridurre anche lo spessore progettato del terriccio per mantenere l’umidità, se ne evapora meno. «In teoria se inseriamo l’ombra possiamo calcolare meno spessore del terreno ma più diversità e produttività delle piante» conclude Bousselot.

da: Grist, 27 aprile 2026; Titolo originale: The huge, untapped potential of planting rooftop gardens in cities – Traduzione di Fabrizio Bottini.

Immagine di copertina da Implementing green roofs and walls: lessons from European experiences; La seconda foto è il triste tetto catramato di casa del traduttore a Milano, coi geometri che lo guardano come un marziano quando prova a parlare anche solo di verniciare di bianco anziché nero figurarsi verde pannelli o altre diavolerie eretiche

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