Iñaki Echeverría-Huarte, medico all’Universià di Navarra in Spagna, stava facendo ricerca sperimentale sulla tendenza delle persone a mantenere una certa distanza camminando, quando notò qualcosa di strano. Su quaranta casi di esperimento, gran parte dei partecipanti tendeva a spostarsi verso sinistra. Nonostante la cosa fosse del tutto estranea agli scopi originari dello studio, stimolava comunque qualche curiosità. «Era un segnale di qualcosa di davvero singolare» spiega il dottor Echeverría-Huarte. Che insieme ad altri colleghi riteneva di poter trovare una spiegazione abbastanza semplice. Magari la forma della stanza sottilmente influiva su quella tendenza. E iniziò quella che si pensava fosse una ricerca semplice della risposta.
Cinque anni più tardi, il dottor Echeverría-Huarte e i suoi colleghi hanno esaurito gran parte delle ipotesi iniziali, e non si sono avvicinati alla soluzione del mistero. Ma ciò che hanno scoperto nel frattempo è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications, ovvero la fortissima innata tendenza, per persone di ogni fascia anagrafica e sociale, cultura, condizione, a ruotare in senso antiorario. «In termini di principio, non esiste alcuna ragione perché quelle persone preferiscano ruotare in senso antiorario» spiega Iker Zuriguel, altro medico dell’Università di Navarra co-autore dello studio. Ma così si comportano. Zuriguel ed Echeverría-Huarte hanno prima verificato la letteratura scientifica alla ricerca di una spiegazione. Hanno trovato uno studio dove si rilevava come chi si sente disorientato tenda a girare in cerchio: ma senza specificare il verso. In un altro articolo si diceva che davanti a una parete, chi è destro gira a sinistra, chi è mancino gira a destra. La maggioranza dei partecipanti allo studio originale era destra «e quando l’abbiamo letto abbiamo pensato: OK, è una risposta» continua Zuriguel.
Per verificare hanno organizzato un proprio esperimento. Dividendo i partecipanti tra chi davanti ad una parete girava a sinistra o a destra. Poi chiedendo a tutti loro di camminare in un piccolo spazio ad arena. Ma sorprendentemente, e indipendentemente dalla preferenza citata, quasi tutti sceglievano il verso antiorario. Una tendenza confermata da altri tentativi. Sconcertante, al punto da spingere ad altre cinque diverse verifiche, su diverse ipotesi di partenza e con la partecipazione di 573 persone in totale. Ma puntualmente e ripetutamente tornava il medesimo risultato. Nel cortile di una scuola ad esempio, i ricercatori lasciavano i partecipanti liberi di muoversi a piacimento ripresi da un drone. Nel giro di pochi secondi, l’80% aveva imboccato la direzione antioraria. «Non si tratta di qualcosa di graduale, ma di una tendenza che emerge quasi immediatamente» racconta Echeverría-Huarte.
I ricercatori hanno cominciato a chiedersi se non si trattasse di una tendenza di tipo collettivo, simile a quella che spinge i pedoni a organizzarsi su due corsie ciascuna per senso di marcia sui marciapiedi affollati. Ma ad una verifica individuale uno per uno, il 75% ancora sceglieva il senso antiorario, indicando una propensione individuale. Potevano esserci fattori di tipo culturale? I pedoni di norma si muovono nel medesimo senso e lato delle auto nel proprio paese, e lo fanno anche se incontrano un ostacolo. Così si è fatto un esperimento in Giappone, dove i pedoni si spostano a sinistra. Si pensava di vedere l’opposto di quanto verificato in Spagna, ma di nuovo i pedoni hanno scelto l’orientamento antiorario: nessun fattore culturale quindi.
Infine, ci si è chiesti se non potesse esistere qualche ignota convenzione sociale che si sono costruite le persone adulte, ma non è ancora stata sedimentata nei bambini. Si è chiesto ad alcuni ricercatori che in Giappone avevano studiato 52 bambini dell’asilo muoversi liberamente mentre suonava una musica. Il ricercatori giapponesi hanno mostrato le proprie riprese video consentendone una analisi: quasi tutti sceglievano il verso antiorario. Enrico Ronchi, esperto di modelli di evacuazioni di emergenza all’Università di Lund in Svezia, che non ha partecipato allo studio sui pedoni, è convinto che questi esperimenti «aprano comunque nuove interessanti prospettive per quanto riguarda le dinamiche della folla». Sarebbero interessante verificare, ad esempio, se la tendenza antioraria continua a prevalere così tra i disabili, o in situazioni di emergenza come le evacuazioni. Karol Bacik, matematico al Massachusetts Institute of Technology, è convinto che questi esperimenti mettano in dubbio le nostre conoscenze sol modo di spostarsi degli esseri umani. «La tendenza al verso antiorario potrebbe aver fondamentali conseguenze per l’organizzazione del traffico pedonale urbano,semplicemente non ne abbiamo tenuto conto finora».
da: The New York Times, 20 giugno 2026: Titolo originale: Walkers tend to veer left – Scientists are baffled – Traduzione di Fabrizio Bottini
Iñaki Echeverría-Huarte et. al., Individual locomotor bias drives counterclockwise motion in pedestrian crowds, Nature Communications, 10 giugno 2026


