Resilienza urbana e politiche di adattamento climatico

Journal of Environmental Planning and Management

Le città sono sempre più sottoposte alle pressioni su infrastrutture, reti di gestione idrica e fognaria, sistema ecologico. Tre ricerche di recente pubblicazione, pur evidenziando i limiti di alcuni filoni del cosiddetto adeguamento climatico, evidenziano i progressi compiuti e i limiti di questo tipo di progetti. Su tre diversi ambiti: la gestione domestica delle acque; l’efficacia ecologica delle cosiddette green alleys urbane, il ruolo di piani e progetti urbanistici nella conservazione dell’acqua potabile. Tutti gli approcci indicano però una tesi comune piuttosto chiara.

I piccoli serbatoi che raccolgono acque piovane funzionano, ma solo se adottati e usati da una grande quantità di nuclei familiari e messi a rete. Le green alleys sostengono biodiversità, ma faticano nell’effetto di abbassamento delle temperature nei piccoli sistemi se non c’è un importante impegno della pubblica amministrazione locale. Gli ecosistemi di acqua dolce nelle aree urbane dovrebbero essere concepiti e gestiti con una cultura di piano e progetto che manca negli uffici nella formazione e nella professione. In breve, buone intenzioni e progetti isolati non bastano. Servono investimenti cospicui e continui, una migliore cultura e formazione degli operatori, una integrazione a sistema delle pratiche per passare dalle esperienze pilota fallite a strategie riuscite.

I piccoli raccoglitori di pioggia e la gestione delle acque domestiche servono ma non bastano

Nelle città costiere dotate di sistemi fognari misti, in cui dentro i medesimi condotti scorrono insieme scarichi bianchi e neri, le piogge troppo abbondanti possono provocare esondazioni di inquinanti dentro i corsi d’acqua. Un problema cronico in centri come Philadelphia o Boston, destinato a peggiorare col cambiamento climatico. Recenti studi della Drexel University, pubblicati dalla rivista Urban Climate, ci offrono alcuni spunti positivi. Ricostruendo un modello dei flussi degli scarichi a Camden, New Jersey, in un azona fortemente sensibile a maree ed esondazioni, si è rilevato che se il 75% delle famiglie adottasse sistemi efficienti di raccolta della pioggia, buoni impianti e riuso, i flussi di scarico nel loro insieme (bianchi e neri) scenderebbero dell’11%, e i volumi delle esondazioni del 13%.

Riduzioni che si mantengono tali proiettando su uno scenario di cambiamento climatico futuro. Anche con incrementi di precipitazioni fino al 30% e salite di livello del mare a 1,8 metri, la somma di queste azioni individuali riuscirebbe a ridurre i flussi e allagamenti dell’11-13%. Con un limite però. I ricercatori hanno rilevato la difficoltà di allargare più di tanto queste pratiche, e che nessuna singola azione riesce ad affrontare davvero le sfide. Auspicando una azione integrata pubblica che alle pratiche decentrate delle famiglie aggiunga una strategia centrale sulle infrastrutture. Per arrivare al 75% delle pratiche domestiche occorre una certezza di efficacia dei risultati, e lo studio a questo scopo auspica una migliore conoscenza sulla consapevolezza pubblica e la partecipazione, specie tra i gruppi a basso reddito.

I limiti di chi progetta e programma la conservazione dell’acqua

Fiumi, zone umide, specchi d’acqua, coprono solo il 2,3% della superficie del territorio del pianeta, ma mantengono in vita un terzo di tutte le specie animali. Queste popolazioni d’acqua dolce sono calate di uno stimato 84% negli ultimi decenni, in modo più marcato di quanto non avvenga in ambienti diversi, marini o terrestri. Un saggio sul Journal of Environmental Planning and Management sostiene che tra i metodi principali per invertire questa tendenza spicca l’aggiornamento culturale di chi decide e progetta: il pianificatore. Nelle città, l’acqua dolce è stata tombata sotto terra, intubata, le aree di esondazione o zone umide edificate. La ricerca, di un gruppo da 16 enti diversi coordinato da Helen Currie dell’Università di Portsmouth, individua sei azioni indispensabili per riportare l’attenzione del pianificatore sul tema delle acque dolci e la loro conservazione:

  1. informarli e formarli sul valore della biodiversità
  2. sostenere la partecipazione dei cittadini
  3. sostenere una maggiore interdisciplinarità nella formazione superiore
  4. migliorare gli scambi tra ecologisti e decisori-programmatori
  5. sviluppare standard condivisi di intervento realistici
  6. individuare le carenze eventuali di conoscenza scientifica

La ricerca focalizza anche buone pratiche. In Corea del Sud, un corso d’acqua che era stato interrato in area urbana è stato ripristinato dopo la demolizione di una arteria veloce che lo copriva, oggi recupera biodiversità ed è un polmone di verde cittadino. A Vancouver, sono stati integrati sistemi naturali di gestione delle acque dolci nel tessuto urbano promuovendo una partecipazione delle comunità indigene. In Inghilterra la legge Biodiversity Net Gain richiede che qualunque trasformazione migliori almeno del 10% la biodiversità, ed è considerata un ottimo modello, anche se gli Autori avvertono sulle difficoltà di applicazione dovute alle scarse conoscenze ecologiche degli operatori pubblici responsabili dell’attuazione. Il pianificatore prende di continuo decisioni che cambiano gli equilibri del territorio e delle acque, ma lo fa quasi sempre privo di conoscenze adeguate in materia. «Chi opera dentro la pubblica amministrazione avrebbe un potere immenso per conservare la vita legata alle acque dolci – osserva lo studioso Steven Cooke della Carleton University in un commento alla ricerca – ma ancora manca la formazione preliminare necessaria sui temi ecologici per agire consapevolmente».

Green alleys e biodiversità: l’ombra degli alberi non sempre è sufficiente

I cosiddetti green alleys — percorsi urbani riattrezzati di alberi arbusti e spazio pubblico verde — si sono molto diffusi nelle città del Nord American grazie ai costi relativamente bassi rispetto ai risultati. Una ricerca della Concordia University su 53 casi di corridoi verdi a Montreal e Trois-Rivières, Quebec, rappresenta una prima rigorosa verifica sulla loro efficacia. Lo studio, pubblicato dalla rivista Ecosystems and People, nota come la questione sia più complessa di quanto sostengono i paladini del modello. Una green alley sostiene davvero la biodiversità, grazie alle elevate quote di specie native e poche invasive rispetto alle normali vie circostanti. Ma si rileva anche quanto gli abitanti apprezzano di più: ombra e fresco.

A Montreal, i green alleys offrono una copertura inferiore a volte anche a quella delle vie normali, nonostante le richieste dei cittadini di piantare soprattutto molti alberi. Con una larghezza di circa quattro metri queste strisce non possono ospitare grandi esemplari, a meno di depavimentare superfici e ridurre ulteriormente il passaggio dei veicoli. Per quanto riguarda la diminuzione delle temperature locali, i progetti partecipati di corridoi verdi di Montreal hanno realizzato davvero poco o nulla. Mentre altri progetti di iniziativa cittadina a Trois-Rivières, piccolo centro, evidenziano importanti cali di temperatura notturna, ma meno di giorno per via della scelta di privilegiare erba e arbusti invece di grandi alberi.

Lo studio solleva anche qualche perplessità sui modelli partecipativi degli abitanti. I progetti «potrebbero essere di difficile realizzazione e promozione coi cittadini a basso reddito dato che spesso aumentano le diseguaglianze, notando anche come alcuni storici programmi di alberature hanno visto diminuire gli esemplari man mano i costi di manutenzione venivano avvertiti dalle famiglie. La conclusione della ricerca: la progettazione pubblica deve corrispondere a finanziamento pubblico ed elevata competenza e responsabilità tecnica. Programmi più flessibili partecipati e di iniziativa di base possono costituire una risorsa, ma solo se la continuità viene garantita dalla pubblica amministrazione.

da: Next American City, 8 maggio 2026; Titolo originale: What’s Missing in Cities’ Climate Resilience Interventions? Three New Studies Assess – Traduzione di Fabrizio Bottini

Links:
AA.VV. – Understanding the impacts of decentralized circular water strategies for combined sewer overflow and urban flooding, Urban Climate, giugno 2026
AA.VV. Urban planning to support the conservation of freshwater biodiversity, Journal of Environmental Planning and Management, maggio 2026
AA.VV. Green alleys in Quebec provide variable biodiversity support and ecosystem services, Ecosystem and People, febbraio 2026 

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