(1) COMMITTENZA, OBIETTIVI E VINCOLI DI PROGETTO
I principali vincoli che hanno concorso a determinare il progetto della zona residenziale n. 14 sono da un lato le indicazioni, esplicite e implicite della committenza, dall’altro i vincoli imposti dalla natura del luogo e dall’ambiente circostante, nonché i vincoli normativi dettati dal piano regolatore generale e dalle nuove leggi vigenti.
Le indicazioni di committenza pervenute ai progettisti dall’amministrazione comunale erano molto chiare. È stato chiesto un progetto rispettoso dei caratteri urbanistici tradizionali del rione Cristo e ben integrato, funzionalmente e formalmente, al rione stesso.
Questa indicazione è stata esplicitata ulteriormente cori la richiesta di un’area residenziale a bassa densità, con ampi spazi liberi e costituita da edifici di altezza non superiore ai tre, quattro piani. Si è ritenuto, inoltre, che una buona integrazione funzionale del nuovo quartiere nel rione, richiedesse un legame più aderente della viabilità di quartiere alla viabilità esistente e in questo caso dovesse, almeno in parte, essere abbandonato il concetto d’area ambientale che aveva ispirato il disegno della grande viabilità del piano regolatore generale.
Queste indicazioni in parte coincidevano, in parte si aggiungevano ai risultati delle analisi condotte sulle indicazioni del piano regolatore per questa zona, che suggerivano di ridurre le densità e di contenere la popolazione teorica intorno alle 6.000 unità, nonché di giungere a una dotazione di spazio pubblico superiore ai minimi di legge per supplire alle insufficienze delle aree adiacenti.
Si era dunque giunti, per vie diverse, a individuare un primo vincolo alla realizzazione del progetto: e cioè la necessità di modificare alcune indicazioni del piano regolatore, necessità soddisfatta con la previsione d’una variante contestuale al piano particolareggiato della zona.
Vincoli particolari non sono stati imposti dai caratteri fisici dell’area. L’area è abbastanza vasta e il suo profilo è regolare a sufficienza per consentire alternative di organizzazione spaziale delle funzioni e degli edifici al suo interno. Il terreno è praticamente piano e le alberature esistenti sono in quantità modesta e prive di particolare valore, salvo il grande viale di tigli che circonda la piazza verde posta al centro delle Casermette.
L’unica indicazione che viene dall’analisi del suolo, riguarda l’altezza degli edifici, in quanto, per la natura del suolo, la costruzione di edifici molto alti richiederebbe, soprattutto nella parte settentrionale della zona, opere di fondazione più costose. Si tratta, dunque, più che di un vincolo tassativo, di un’indicazione che concorre con le indicazioni di committenza rivolte a contenere i costi di costruzione e gestione degli edifici e ad evitare interventi che modifichino sostanzialmente la tipologia edilizia tradizionale del rione e a soddisfare le richieste di densità non troppo elevate che emergono dall’utenza.
La natura del luogo non è tale da porre particolari vincoli ambientali, ma si è ritenuto che una buona integrazione formale e funzionale del nuovo quartiere nel rione esistente debba tener conto dei caratteri del tessuto urbano locale e, in particolare, della forma e dell’organizzazione della sua viabilità.
Anche una rapida visita alle Casermette è sufficiente per rilevare la bellezza del grande viale dei tigli che racchiude la piazza interna.
Non è solo l’importanza delle alberature da salvaguardare ma l’insieme degli alberi e del grande spazio verde che essi delimitano, in parte occupato da un campo per il gioco del pallone ed in parte da orti curati dagli abitanti delle case vicine.
Per i progettisti questo grande spazio aperto non è stato soltanto una preesistenza da salvaguardare ma è apparso immediatamente come una sollecitazione e uno spunto per la realizzazione di un ambiente residenziale un po’ diverso da quello a cui ci hanno abituati le periferie urbane.
Gli edifici residenziali e agricoli esistenti nella zona sono pochi e di non grande rilievo, di per sé non costituiscono un vincolo particolare alla redazione del progetto. Di maggior consistenza invece le quattro casermette tutt’ora esistenti – circa 13.000 metri quadri di superficie coperta – che malgrado le cattive condizioni di manutenzione in cui si trovano costituiscono tutt’ora un patrimonio considerevole.
Le indicazioni di committenza si accompagnavano, infine, con la prospettiva di una realizzazione per parti dell’intiero complesso. Infatti, lo sviluppo esecutivo del progetto sarà opera di diversi committenti, pubblici e privati, e di diversi progettisti. Inoltre la sua realizzazione sarà differita secondo scadenze che è difficile prevedere, ma destinate ad occupare un arco di tempo piuttosto lungo.
Questa prospettiva è stata considerata alla stregua di un vincolo importante. Per evitare che un’esecuzione, necessariamente rallentata e frutto di diverse mani, dia ai primi abitanti l’impressione di vivere in un cantiere e porti, alla fine, a un risultato poco omogeneo o addirittura disordinato, si è ritenuto necessario giungere a un progetto con un impianto fortemente caratterizzato ed articolato per parti, dotate ciascuna di una relativa autonomia funzionale e ambientale.
In conclusione, le indicazioni di committenza e gli obiettivi – in primo luogo quello di un’integrazione funzionale e formale con il rione Cristo – sono stati tradotti in una serie di vincoli progettuali che possono essere così riassunti:
1. basse densità edilizie e di popolazione;
2. integrazione della viabilità di quartiere con la viabilità esistente
3. ampi spazi aperti pubblici e privati;
4. dotazione di spazi pubblici superiori ai minimi di legge;
5. articolazione del progetto in nuclei;
6. salvaguardia del viale dei tigli;
7. edifici di altezza non superiore ai tre, quattro piani.
IL PIANO PARTICOLAREGGIATO DELLA ZONA RESIDENZIALE N. 14, UNITÀ DI CASERMETTE II
(2) LE MODALITÀ DI FORMAZIONE DEL PROGETTO
Gli elementi che, in presenza dei vincoli individuati, hanno giocato più di altri un ruolo determinante nel processo di formazione del progetto sono probabilmente tre: i caratteri del tessuto circostante, la “spina verde” proposta già dal piano regolatore del 1968 e la piazza dei tigli. La piazza dei tigli, in particolare, ha svolto un duplice ruolo: come modello emblematico di un tipo di ambiente interno, anche se aperto, che si voleva realizzare nel quartiere, e come matrice di una griglia ordinatrice dell’organizzazione spaziale del quartiere stesso.
La “piazza verde” è uno spazio che unisce alla semplicità degli elementi costitutivi -un prato, degli orti, il campo di pallone, i tigli all’intorno – un grande fascino per il senso di quiete e di libertà che comunica, testimoniato in concreto dal modo in cui è abitata da bambini ed adulti.
È sembrato subito che il progetto del nuovo quartiere dovesse confrontarsi con questo ambiente privilegiato. Non solo salvaguardarlo, ma possibilmente riprodurlo, almeno in parte. Tenuto conto dell’esigenza di articolare il quartiere in nuclei relativamente autonomi, si è pensato alla possibilità di realizzare il quartiere come un insieme di altre piazze, come dei grandi cortili verdi circondati dalle nuove case. La piazza dei tigli è così diventata una sorta di matrice del progetto sia da un punto di vista ambientale, sia da un punto di vista geometrico.
Anche una lettura superficiale del tessuto urbano del rione Cristo riconosce immediatamente un asse principale – corso Acqui, duplicato da corso Carlo Marx – su cui si appoggia la rete della viabilità locale, costituita da brevi aste parallele tra di loro e perpendicolari al corso.
Questa struttura non è negata dall’innesto obliquo della strada di Casalbagliano, ma è riconoscibile anche nella parte più meridionale del rione, e, pertanto un’integrazione formale del tessuto del nuovo quartiere nel tessuto edilizio circostante non può non tenerne conto.
È sembrato ai progettisti che l’impronta così netta del tessuto esistente non potesse essere completamente disattesa e contraddetta dall’impianto del nuovo quartiere e ci si è, quindi, orientati verso una maglia viaria caratterizzata da aste perpendicolari a corso Acqui con strade di distribuzione interna parallele al corso.
La forma rettangolare della “piazza verde” e la sua posizione rispetto a corso Acqui hanno concorso a determinare questa griglia ortogonale sulla cui base è stato definito tutto il progetto.
La piazza verde dei tigli è così venuta a determinare con il suo lato breve la scansione delle strade di penetrazione da corso Acqui, e con il semilato lungo -poiché non si poteva pensare di replicare piazze ampie come quella dei tigli – la scansione delle strade di distribuzione interna, parallele a corso Acqui. La griglia così definita rispondeva bene, come schema di riferimento, all’esigenza di un impianto chiaro e uniforme che facilitasse l’organizzazione formale di un insieme destinato ad essere costruito in tempi diversi ed a più mani.
Ma con questa griglia la strada prevista dal piano regolatore per chiudere il quartiere verso corso Acqui risultava ancora più incongrua. Si è pertanto giunti a uno schema in cui questa strada scompare e la griglia si estende sino a corso Acqui a costituire un legame solido e costante con la viabilità esistente e con il resto del rione.
Questo legame è stato ulteriormente rafforzato dall’introduzione della “spina verde” che attraversa tutto il quartiere. L’idea della spina verde è del piano regolatore del 1968 che aveva previsto intorno all’area edificata di allora una grande fascia verde a costituire una sorta di cerniera tra la città vecchia e la città nuova, una cerniera su cui attestare anche i servizi pubblici che nella città vecchia mancavano e che non vi si potevano più collocare per mancanza di spazio. Questa “spina” – così definita perché si incuneava nel vecchio tessuto per penetrarvi il più possibile con i suoi spazi aperti ed alberati – non fu poi realizzata. È riproposta qui non tra il vecchio tessuto e il nuovo quartiere, ma all’interno del quartiere per rompere l’ordine formale della griglia e costituire con il suo disegno libero, un elemento di articolazione dello spazio e di negazione di una struttura altrimenti troppo rigida e monotona.
Maglia ortogonale, spina verde e le piazze, derivate dalla piazza dei tigli, sono, dunque, gli elementi costitutivi principali attorno ai quali il progetto si è articolato e sviluppato.
IL PIANO PARTICOLAREGGIATO DELLA ZONA RESIDENZIALE N. 14, UNITÀ DI CASERMETTE II
(3) GLI SPAZI APERTI
Nel progetto della zona n. 14 si è cercato di evitare la frammentazione degli spazi aperti tipica di molti insediamenti recenti, e, al contrario, si è preferito concentrare, dov’era possibile, gli spazi aperti disponibili, pubblici e privati, per aumentare la loro godibilità e la loro imponenza visiva.
Una particolare cura è stata, inoltre, dedicata all’isolamento degli spazi aperti dalle sedi di traffico veicolare, al fine di allontanare rumore e pericoli e garantire la massima qualità ambientale soprattutto per anziani e bambini.
Una parte rilevante degli spazi pubblici destinati al verde e attrezzature sportive è stata concentrata in un’unica fascia che percorre tutta la zona n. 14 e, disegnando una sorta di C, si affaccia a sud su corso Acqui, inglobando la piazza dei tigli, mentre a nord si ricollega agli spazi pubblici previsti nella zona adiacente che si affacciano anch’essi su corso Acqui.
Si è cosi individuato un ampio spazio aperto, verde e attrezzato, che costituisce la spina dorsale del nuovo quartiere e determina un lungo percorso pedonale chiuso su corso Acqui, cioè sull’asse principale del rione. La forma di questa grande spina verde è suggerita proprio dal desiderio di evitare che il nuovo quartiere si chiuda su sé stesso e dalla volontà, al contrario, di aprirlo verso il rione, quasi di “risucchiare” gli abitanti esterni attraverso il canale degli spazi verdi che sono previsti in misura esuberante rispetto al minimo di legge proprio perché devono supplire, almeno in parte, alle insufficienze delle zone adiacenti.
Gli spazi aperti del progetto hanno certamente una funzione decorativa, ma devono essere soprattutto spazi da usare per giocare, fare dello sport, passeggiare, leggere, prendere il sole. La loro sistemazione e attrezzatura deve essere, quindi, delle più semplici: alberature ai bordi e all’interno prato, ed anche piccoli orti per coloro che volessero coltivarli. Pochi percorsi pedonali e ciclabili, sempre ai margini, protetti dagli alberi.
Un riferimento concreto per il tipo di attrezzatura prevista per questi spazi è la grande piazza verde delle Casermette dove questi elementi sono quasi tutti presenti: i viali, il campo per il gioco del pallone, gli orti, il prato; nessuna aiuola costosa o altre opere che impediscano ai bambini di correre, calpestare e muoversi senza costrizioni.
Il progetto individua quattro tipi di spazi aperti oltre alla viabilità e ai parcheggi:
a) la grande spina verde;
b) le piazze verdi;
c) i giardini privati;
d) i verdi privati.
La grande spina verde di fatto è già stata descritta, in quanto dovrebbe essere caratterizzata da un bordo alberato che separi la parte centrale a prato, od occupata da attrezzature per il gioco e lo sport e da orti, dalle abitazioni. La fascia verde è raggiungibile con veicoli in moltissimi punti dei suoi margini, ma non è mai attraversabile: costituisce un percorso pedonale ininterrotto che penetra anche nel verde previsto dal piano regolatore generale fuori dal quartiere nella zona adiacente.
Se la fascia verde è la spina dorsale del quartiere e l’elemento connettivo tra quartiere e rione, le piazze verdi, costituiscono lo spazio privato del quartiere. Piazze e non cortili perché la loro dimensione è di oltre 90 metri di lato, qualche metro in più della larghezza di una piazza ben nota a Alessandria, piazza Garibaldi e, a differenza della piazza Garibaldi, ogni metro è destinato alla sosta e al gioco, perché le piazze sono completamente verdi, prive di strade e di traffico. Racchiuse tra le case e, quindi, più protette sono destinate soprattutto ad attività di gioco e di riposo per i più piccoli e per coloro che non vogliono allontanarsi troppo da casa, sono, in conclusione, degli spazi più tranquilli, più riservati.
In generale lo spazio della piazza dovrebbe essere diviso in due parti: una ai margini delle case, profonda una decina di metri, occupata dai giardini riservati agli appartamenti del piano terreno, e una centrale ad uso comune.
I giardini privati devono costituire una sorta di filtro tra la parte comune e le case. Essi saranno delimitati da una siepe o da semplici recinzioni di legno. Oltre la siepe una fila d’alberi, doppia o semplice, circonderà il prato centrale e darà un po’ d’ombra al sentiero ciclabile che lo perimetra. La fascia dei giardini definisce una zona di rispetto per le case ma al tempo stesso separa la parte comune della strada e degli spazi esterni che sono in comunicazione visiva e pedonale diretta con la piazza attraverso le aperture sugli angoli ed i passaggi negli edifici.
Infine, i verdi privati sono quegli spazi aperti condominiali che risultano nei lotti residenziali posti sul lato occidentale e settentrionale della zona. Non delle “piazze” ma degli spazi aperti sulle aree circostanti e attrezzabili con campi gioco, da tennis, piscine al servizio privato delle residenze.
IL PIANO PARTICOLAREGGIATO DELLA ZONA RESIDENZIALE N. 14, UNITÀ DI CASERMETTE II
(4) VIABILITÀ E PARCHEGGI
Come s’è visto, secondo il piano regolatore generale la zona n. 14 doveva essere racchiusa da un anello stradale a doppia carreggiata, coincidente nel suo lato superiore con la strada per Casalbagliano. Il piano individuava la zona n. 14 come un’unica area ambientale, mentre la proposta di questo progetto è di identificare la viabilità perimetrale di zona a settentrione nella strada di Casalbagliano, a oriente in corso Acqui e di limitare a mezzogiorno e ad occidente la realizzazione di nuove strade.
In questo modo la zona n. 14 viene a far parte di un’area ambientale che comprende anche tutto il tessuto edilizio esistente tra la strada di Casalbagliano e corso Acqui, a vantaggio di una maggiore integrazione tra nuovo quartiere e rione.
Gli accessi veicolari al quartiere dalla viabilità perimetrale, previsti dal progetto, sono nove di cui cinque su corso Acqui, due sulla strada di Casalbagliano e due sulla circonvallazione occidentale; nessun accesso è previsto sul breve lato meridionale. L’accesso più settentrionale da corso Acqui è posto quasi di fronte alla chiesa delle Casermette. Un ampio viale alberato, perpendicolare a corso Acqui, penetra per oltre 200 metri nella zona, quindi scorre lungo il centro commerciale sino a raggiungere la fascia verde.
Altri quattro accessi si susseguono lungo corso Acqui a intervalli di circa 140 metri l’uno dall’altro. Ciascuna di queste strade di penetrazione ha una lunghezza media di 350 metri e muore contro la fascia verde, salvo la strada più meridionale che giunge sino all’estremo occidentale della zona in quanto lambisce la fascia verde sul lato sud.
Come s’è detto, due sono gli accessi sulla strada di Casalbagliano, di cui uno già esistente, e due quelli previsti sulla circonvallazione occidentale. Le strade principali su questi lati sono cinque e salvo una sono tutte brevi, meno di 100 metri.
Il progetto prevede due sole tipologie stradali, oltre alla viabilità perimetrale, le strade principali di penetrazione, ortogonali a corso Acqui, la cui sezione di otto metri è fiancheggiata da due marciapiedi alberati di sette metri ciascuno, non pavimentati, salvo una breve striscia al margine degli edifici, e adibiti al parcheggio temporaneo delle automobili. L’invaso stradale complessivo, cioè la sezione ai margini degli edifici è, dunque, prevista in 22 metri. Il reticolo del quartiere è ortogonale e tutte le strade parallele a corso Acqui sono considerate secondarie, salvo un’asta, di cento metri circa, che costituisce l’accesso principale della strada di Casalbagliano.
Le strade principali sono in parte collegate tra loro da strade secondarie la cui sezione è di sei metri, fiancheggiata da due spazi di manovra di quattro metri ciascuno. La funzione di questi spazi è di permettere soste temporanee e l’accesso ai boxes collocati al piano terreno degli edifici.
Le strade secondarie sono diciassette e la loro lunghezza media è di circa 100 metri, alcune connettono le strade principali, altre sono a fondo cieco.
La diversa larghezza delle strade principali e secondarie non è stata scelta solo in funzione dei diversi flussi di traffico che dovranno ospitare ma anche per facilitare l’orientamento all’interno del quartiere, infatti le strade più larghe ed alberate portano a corso Acqui, le altre più strette e senza alberi corrono parallele ad esso.
Oltre ai parcheggi previsti ai margini delle strade principali il progetto prevede zone di parcheggio per i visitatori in testa a ciascuna di queste strade, ai bordi della fascia verde.
Altri parcheggi sono previsti al fondo delle strade secondarie a fondo cieco; infine, aree maggiori sono previste ai margini delle scuole e della zona commerciale. Queste zone di parcheggio, se necessario sono dilatabili oltre le indicazioni di progetto.
Resta, infine, da osservare come il disegno della viabilità e dei parcheggi completi la circolarità e la permeabilità degli spazi verdi ed attrezzati. In questo modo l’integrazione funzionale – cioè l’agevolazione dei rapporti tra il nuovo quartiere ed il rione – e l’integrazione formale – cioè il raccordo tra nuovo e vecchio tessuto edilizio – trovano espressione nelle stesse scelte tecniche.
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(5) LE TIPOLOGIE URBANISTICHE ED EDILIZIE
La scelta che ha forse maggiormente determinato le tipologie edilizie del quartiere è stata quella di mantenere un tracciato ortogonale al corso Acqui, a continuare la trama del vecchio tessuto edilizio.
Questa scelta è inscindibile di fatto da quella di mantenere intatto e preservare non solo il viale dei tigli ma il grande spazio verde interno alle Casermette e di assumerlo addirittura come matrice della maglia edilizia del quartiere, nel tentativo di riprodurre i suoi caratteri ambientali potenziali e reali anche in altre parti del quartiere stesso. In questo modo la scelta della maglia ortogonale non è più solo un pretesto formale ma diventa il modo di affermare una tipologia residenziale caratterizzata da grandi spazi aperti e da una densità relativamente bassa.
Accanto al vincolo di non superare l’altezza massima di tre o quattro piani, i progettisti hanno aggiunto il vincolo di garantire a ogni edificio almeno un affaccio su un grande spazio aperto e l’obbligo di realizzare oltre agli spazi aperti e liberi della grande fascia verde anche degli spazi aperti di grandi dimensioni ma più raccolti e protetti: le piazze. Si è ritenuto, infatti, che in questo modo si potessero raggiungere e soddisfare contemporaneamente diversi obiettivi e vincoli del progetto.
Il raggruppamento degli edifici intorno alle piazze e l’allineamento lungo le strade d’impianto molto tradizionale consente, innanzitutto, di articolare il quartiere in nuclei, consente cioè, di costruire il quartiere per parti, anche differite nel tempo, ma dotate ciascuna – una piazza, una strada – di una sua individualità formale e funzionale.
Queste parti non sono completamente predeterminate dal progetto, ma possono essere riconosciute in modi diversi in funzione di diverse esigenze, privilegiando ora la strada, ora la piazza come elemento di coagulo e di organizzazione.
L’impianto ortogonale, certamente rigido rispetto a modelli più liberi usualmente adottati, è stato scelto volutamente per favorire un risultato complessivo dotato di una certa unità formale. In altre parole, si è cercato di garantire al quartiere una sua individualità, un carattere unitario, malgrado esso sia destinato ad essere eseguito sulla base di progetti edilizi probabilmente molto diversi tra loro. Se la caratterizzazione formale del quartiere è affidata alla geometricità del suo impianto, la sua “personalità” è stata ricercata nella distribuzione e nell’organizzazione degli edifici e degli spazi aperti e, in particolare, delle piazze.
Tenuto conto del carattere periferico del nuovo quartiere e del non breve arco di tempo necessario per la sua realizzazione, è sembrato molto importante, come s’è già detto, articolare il quartiere in parti, all’interno delle quali creare l’occasione di rapporti di vicinato più facili di quanto non lo siano nelle tipologie aperte – case isolate, a torre, a stella ecc. – tipiche dei quartieri costruiti negli ultimi vent’anni.
Le strade e le piazze sono sembrate lo strumento più adatto per creare queste condizioni fisiche favorevoli allo sviluppo di incontri e alla formazione di occasioni e vincoli sociali. In particolare, le piazze garantiscono spazi adeguati per mantenere il proprio isolamento e la propria tranquillità a chi desidera stare un po’ all’aperto e, malgrado la loro dimensione, la forma raccolta che le caratterizza e l’assenza di veicoli garantisce la sicurezza dei bambini e ne facilita il controllo durante i loro giochi.
Un’altra caratteristica del progetto è quella di permettere la realizzazione e la sperimentazione di diverse tipologie e di diverse varianti all’interno della stessa tipologia.
Il progetto definisce per ogni edificio la superficie residenziale ed edificabile espressa in metri quadri di superficie lorda di pavimento e definisce, inoltre, un volume teorico massimo – volume di inviluppo – all’interno del quale l’edificio deve essere contenuto.
Il volume d’inviluppo è definito in modo da contenere, a parità di superficie residenziale realizzata, edifici di caratteristiche molto diverse: ad esempio, un edificio di due piani che occupi tutta la lunghezza del volume di inviluppo, e, quindi, tutto il lato della piazza, oppure un edificio di tre piani più corto, di modo che una parte del lato della piazza possa essere aperto sulla strada.
E ancora, la “manica” dell’edificio potrà variare sino a una profondità di 14 metri in modo da permettere, ad esempio, in edifici di due piani, di raccogliere cucina e servizi al centro dell’edificio con aerazione ed illuminazione dall’alto, un risparmio di spazio ed economia nella costruzione. La realizzazione del progetto per parti permetterà di sperimentare gradualmente diverse soluzioni e di valutare, e di introdurre, eventualmente, varianti al progetto iniziale.
L’ipotesi iniziale del progetto è che oltre i due terzi degli edifici possano essere di due piani abitabili, più un piano terra di autorimesse e cantine. Le autorimesse affaccerebbero sulla strada e le cantine verso la piazza, ma un riporto di terra consentirebbe di uscire dagli appartamenti direttamente in giardino in quanto le cantine risulterebbero come interrate da questo riporto. In altre parole gli edifici apparirebbero verso la piazza più bassi di un piano; mentre verso strada apparirebbero in tutta la loro altezza.
L’ipotesi di tenere autorimesse e cantine al piano terra è suggerita dalla natura del terreno che, com’è noto, presenta una falda non molto profonda e in superficie uno strato argilloso che tende a trattenere l’acqua piovana.
Le autorimesse al piano terreno verso strada sono indubbiamente più comode e meno costose che interrate, inoltre, in questo modo, la parte residenziale della costruzione non è a contatto diretto con la strada. Ma volendo si potrebbero interrare le cantine e mantenere, ad esempio, il piano terreno verso la piazza a destinazione residenziale. In questo caso si potrebbero realizzare appartamenti su due piani con cucina e soggiorno aperti sulla piazza e camere da letto al primo piano. A questi appartamenti si potrebbe accedere direttamente dall’autorimessa. Ai piani superiori gli appartamenti potrebbero essere di nuovo tutti di un piano. Un’altra soluzione potrebbe essere quella di realizzare al piano terreno verso la piazza mini appartamenti per persone anziane che si troverebbero così al livello della strada e del giardino senza dover salire e scendere le scale. Questi appartamenti avrebbero un solo affaccio, verso la piazza, ma se collocati negli edifici che grosso modo sono posti sui lati nord-est delle piazze, sarebbero ben soleggiati e molto gradevoli.
Nei lotti con verde privato le autorimesse potrebbero essere realizzate in un corpo separato dagli edifici residenziali ed utilizzate, ad esempio, per chiudere visivamente lo spazio aperto verso l’esterno. In questo modo gli edifici potrebbero essere realizzati con la tipologia delle case a schiera su due piani. In questo caso le autorimesse potrebbero essere costruite sul corpo aggiunto verso strada, ad esempio, abbinate due a due, a segnare la separazione tra una casa e l’altra.
In conclusione, le tipologie edilizie prevedibili sono molte e variano da due a quattro piani fuori terra con appartamenti su uno o due piani, con o senza piani interrati o parzialmente interrati. Per evitare edifici troppo alti o che sembrino tali, soprattutto dall’interno delle piazze, sembra utile suggerire anche l’eventualità di edifici a piani sfalsati, oppure con il tetto a un’unica inclinazione verso la piazza. In questo caso l’ultimo piano potrebbe essere adibito a mini appartamenti per giovani coppie e persone sole o potrebbe essere collegato al piano sottostante realizzando appartamenti su due piani.
da:Comune di Alessandria, Progetto della Zona Residenziale n. 14, a cura di Luigi Mazza e Dario Milanese, Marsilio Editori, Venezia 1979 (cap. 5, pp. 47-70)




