Eco-marxismo e ricostruzione del Materialismo Dialettico

foto F. Bottini

È un onore per me parlare alla cerimonia di inaugurazione della Quarta Conferenza Mondiale sul Marxismo di Pechino. Mi è stato chiesto di discutere lo sviluppo dell’Eco-Marxismo in relazione alla teoria marxista nel suo insieme. Vorrei sostenere qui che l’eco-marxismo così come lo conosciamo oggi non è tanto una diramazione del marxismo, ma in realtà svolge un ruolo di avanguardia nella riformulazione della teoria marxista classica. Rappresenta un correttivo a fronte del diffuso abbandono del materialismo dialettico nel marxismo occidentale. L’eco-marxismo era sorto dalle esigenze poste dalla crisi ambientale planetaria. Ma, per affrontare seriamente il problema ecologico in termini marxisti, occorreva recuperare alcuni aspetti della critica marxista alla società capitalista mercificata, aspetti abbandonati dalla tradizione filosofica occidentale, come lo sguardo del marxismo classico profondamente materialista e dialettico.

I socialisti si pongono all’avanguardia della riflessione ecologista sin dal principio, e hanno orientato i movimenti ambientalisti emersi tra gli anni ’50 e i ’70, soprattutto in risposta ai rischi ambientali determinati dall’azione dell’uomo, dalla chimica si sintesi ai radioisotopi, alla crescita dei prodotti petrolchimici. È solo tra la fine degli anni ’70 e i primi ’80 però, che inizia ad affermarsi l’idea ecosocialista, considerata un campo specifico. Cosa abbastanza singolare, ciò che oggi chiamiamo ecosocialismo della prima fase era qualcosa di contrario sia al capitalismo che al marxismo classico. Tutti i principali esponenti dell’ecosocialismo di prima fase in Occidente esprimevano l’idea che Karl Marx e Frederick Engels fossero stati vittime di ciò che veniva chiamata la sindrome di Prometeo. Durante la Guerra Fredda l’antico mito di Prometeo, che dona fuoco e luce all’umanità, era usato come arma per criticare Marx, che Prometeo aveva celebrato nella sua tesi di dottorato come simbolo dell’Illuminismo. Così il marxismo veniva criticato dagli ideologi della Guerra Fredda come estremismo meccanicista o filosofia strumentale opposta all’umanismo. Si tratta di una doppia distorsione, che riguarda sia l’antico mito greco di Prometeo così come tramandato per millenni, sia del marxismo stesso. Tuttavia, gli stessi eco-socialisti della prima fase facevano proprie le critiche da guerra fredda del marxismo-prometeo-meccanicista, considerandolo antagonista rispetto all’ecologia. Marx era accusato di non aver inserito nella propria analisi i limiti naturali, come per esempio aveva fatto il demografo reazionario Thomas Malthus. La risposta degli eco-socialisti dell’epoca fu di innestare la teoria green, i concetti moralistici/idealisti dell’ambientalismo liberale, dentro un marxismo occidentale già privato della concezione materialista della natura, della dialettica della natura. In alcuni casi estremi, il marxismo classico era qualificato alla pari dello stesso capitalismo come produttivismo, «nemico della natura».

Le debolezze di questo eco-socialismo di prima fase rispetto alla teoria marxiana, l’incapacità di generare una solida prassi ecologica, portarono a fine anni ’90 verso un eco-socialismo di seconda fase, a cui ci si riferisce spesso con la definizione metabolic rift theory, nonostante l’analisi volesse essere assai più ampia. Si trattava in realtà di coerente eco-marxismo, radicato nel materialismo storico classico, il cui fine era la ricostruzione del materialismo ecologico presente nel pensiero di Marx.

In questo approccio alla situazione ecologica e alle crisi del mondo, nasce un eco-socialismo di terza fase, insieme a una corrispondente prassi rivoluzionaria ecosocialista. In questo modo anche la teoria del metabolic rift, concentrata su uno sviluppo umano sostenibile, converge verso l’analisi della civiltà ecologia sviluppata principalmente dal pensiero cinese sul marxismo ecologico.

Consideriamo l’Eco-Marxismo comprensivo di nove affermazioni fondamentali:

  1. La natura/ecologia a fondamento dell’esistenza materiale. Il materialismo di Marx non è semplicemente una dottrina economica ma è proteso fino alle basi ontologiche dell’essere umano in quanto materiale, appartenente alla natura. La società umana in quanto forma emergente della natura in linea con la dialettica materialista. 
  2. La natura/ecologia, come ha scritto Engels, è la «prova della dialettica». La dialettica della società, per quanto importante, perde la propria relazione con la totalità se separata dalla dialettica della natura. 
  3. L’alienazione del lavoro è anche alienazione della natura. L’umanità ha una relazione metabolica con lavoro e produzione, che definisce la specie. L’alienazione dal processo di lavoro è contemporaneamente l’alienazione degli esseri umani dalle condizioni naturali della produzione, e quindi pesa sull’alienazione della natura. 
  4. L’analisi ecologica di Marx era radicata nella triade del metabolismo universale della natura, del metabolismo social, e del già citato metabolic rift. Il concetto di Marx, del « metabolismo universale della natura», assume a sé l’esistenza naturale come scienza naturale. Il «metabolismo sociale» è la specifica relazione umana con la natura attraverso la produzione. Infine il rift, divaricazione metabolica ovvero «processo irreparabile che separa l’interdipendente metabolismo sociale, indotto dalle leggi stesse della natura e della vita», avviene quando il metabolismo sociale della produzione viene in conflitto col metabolismo universale della natura. Marx, attingendo dal pensiero di Justus von Liebig, spiegava come le sostanze nutrienti del suolo venissero spostate in forma di alimenti e fibra per centinaia e migliaia di chilometri fino alle concentrazioni urbane del capitalismo, per non tornare mai più al suolo originario che si impoveriva. Ciò divenne la base per la teoria della divaricazione o rift metabolico, della crisi ecologica, applicata poi alla lettura di altri ambiti come le cicliche epidemie. 
  5. L’imperialismo ecologico è inseparabile dal capitalismo e fa sì che una nazione usi più natura a spese di un’altra in una cruda correlazione di potere. Marx scriveva come l’Irlanda colonizzata in qualche modo esportasse il proprio suolo verso l’Inghilterra a nutrirne la popolazione, mentre gli irlandesi soffrivano fame e povertà. 
  6. Al centro della critica dell’economia politica capitalista di Marx sta una analisi ecologica del valore-forma. L’intera critica poggia sulla distinzione tra il valore d’uso naturale-materiale e il valore di scambio. Il capitalismo si basa sul feticismo della merce e lo scambio di valori. Per contro il socialismo, mette in conto i valori d’uso qualitativi, sia nella dimensione ecologica che in quella sociale. 
  7. La visione del socialismo di era per uno sviluppo umano sostenibile. Si opponeva ad una produzione finalizzata a sé stessa, ad una accumulazione per l’accumulazione, e insieme al lato oscuro della produzione capitalistica che distrugge le condizioni naturali necessarie. Un vero progresso sociale richiede che l’umanità conservi il pianeta per le future generazioni, agendo come boni patres familias. 
  8. Le condizioni materiali della classe operaia sono sia ecologiche che economiche, e definiscono un proletariato ambientale rivoluzionario. Sfruttamento ed espropriazione della popolazioni sottomesse, nel pensiero di Marx e Engels prendono forma di predazione ambientale, appropriazione indebita di aria e acqua inquinate, cibo adulterato, case inadeguate, epidemie, accesso diseguale alla salute, elevata mortalità tra le classi subalterne, disabilità, e così via, oltre allo sfruttamento propriamente economico. Il proletariato rivoluzionario è quindi il proletariato ambientale sottoposto tutte le forme di oppressione (incluse quelle razziali, di genere, delle condizioni della vita). Oggi le lotte della società umana sono ambientali tanto quanto economiche. 
  9. Un socialismo integrale richiede lo sviluppo di una civiltà ecologica. Il Marxismo Ecologico va verso la civiltà ecologica: un concetto sorto nell’Unione Sovietica di fine anni ’70 primi ’80, adottato quasi immediatamente dalla Cina dove ha potuto svilupparsi. Alla civiltà ecologica si somma un socialismo integrale per un mondo di vera eguaglianza e sostenibilità ecologica.

Come ha affermato Xi Jinping, valgono molto di più le montagne verdi delle montagne d’oro. E ancora, la civiltà ecologica è «modernizzazione dell’armonia tra umanità e natura. La civiltà ecologica in questo senso attinge da una lunga storia di pensiero e lotte ecologiche, dalla società tradizionale e materialismo biologico, dalla Grecia antica all’epicureismo, tanto influente sul pensiero marxista, e in Cina al Taoismo. Il marxismo ecologico nella sua battaglia per la civiltà ecologica dà nuovo senso alle concezioni tradizionali di una umanità biologica che vive e si sviluppa in accordo col pianeta.

da: Monthly Review, febbraio 2026; Titolo originale: Eco-Marxism and the Reconstruction of Materialist Dialectics – Traduzione di Fabrizio Bottini (preciso di non aver saputo se non più tardi che esiste un’altra traduzione italiana del medesimo pezzo a cura della redazione di Antropocene) 

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