Elanor Boekholt-O’Sullivan è in missione per conto di qualcosa. Nuova ministra per la casa olandese con il compito di costruire 100.000 nuovi alloggi l’anno superando ogni ostacolo per contrastare una delle più gravi crisi abitative d’Europa. Irlandese di nascita, esordisce a cinquantanni in politica, dopo essere stata ai vertici delle forze armate, conquistandosi notorietà anche per aver promosso giubbotti protettivi specifici per le soldatesse, donna in un ambiente tradizionalmente dominato dai maschi. Oggi è molto esplicita nel chiarire che con un fabbisogno di 400.000 case, prezzi medi di quasi 500.000 euro, una popolazione in crescita, il paese deve tornare a ritmi costruttivi che si sono visti soltanto nel dopoguerra, preparandosi anche a qualche compromesso.
«Ciò che porto con me dall’esperienza nelle forze armate è di non perdere mai di vista l’obiettivo» spiega Boekholt-O’Sullivan, del partito liberal-progresssta D66 oggi alla guida della coalizione di governo. «Le case si devono costruire: questa è la necessità immediata. Tutto il resto è un lusso che non possiamo permetterci per mancanza di tempo». Molti altri paesi europei vivono il medesimo problema delle abitazioni abbordabili, degli affitti e prezzi troppo alti, che impediscono a giovani e altri soggetti sociali deboli di accedere a un alloggio e divide la società in schieramenti pro e contro. Ma in Olanda, 18 milioni di persone densamente concentrate in un piccolo territorio, la crisi morde in modo particolarmente acuto. A livello nazionale prezzi che sono raddoppiati in dieci anni, in alcune zone con incrementi del 130%. Per acquistare una casa nuova servono sedici volte lo stipendio medio.
Il mercato dell’affitto è egualmente perverso, liste d’attesa per le abitazioni sociali di dieci anni a Amsterdam e nelle altre grandi città. L’anno scorso nella campagna elettorale che l’ha poi portato a diventare primi ministro, Rob Jetten accusava gli altri partiti di «non avere coraggio né ambizione», promettendo di costruire 100.000 case l’anno, più altre 200.000 «dividendo» alloggi più grandi, e creando dieci città nuove. Secondo Boekholt-O’Sullivan di fronte a una crisi di queste proporzioni anche certe ambizioni vanno ridimensionate: «Se si vogliono realizzare centomila abitazioni l’anno non si può pretendere perfezione: significa annacquare la qualità della risposta? Nelle forze armate, specie durante le missioni e i dispiegamenti, si realizzano rapidamente gli obiettivi. Si deve mangiare, dormire, lavarsi, operare. Ecco in che modo possiamo semplificare l’azione».
Qualcuno potrà irritarsi per dichiarazioni così, è legittimo rivendicare il diritto a un’abitazione decorosa e abbordabile in uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma Boekholt-O’Sullivan non sta chiedendo a nessuno di abbassare l’asticella delle pretese. Chiede invece al sistema di diventare più efficace. Visto che le amministrazioni locali non riescono a raggiungere gli obiettivi la coalizione di governo ha pensato di standardizzare a livello centrale metodi e qualità della produzione di abitazioni mettendo fine a un dispersivo patchwork di autorizzazioni e ricorsi. L’idea è di fluidificare le decisioni eliminando alcuni passaggi «costosi e superflui», e fissando un obiettivo di due terzi di case abbordabili, che lascia ancora molto spazio a investimenti e profitti privati.
Semplificazione significa anche chiedere, con le buone maniere s’intende, ai cittadini di allentare certe pretese per il bene comune, specifica Boekholt-O’Sullivan. Paragonata al resto d’Europa, l’Olanda ha case più spaziose, in media 2,1 stanze per alloggio contro 1,7. Altro compromesso è quello richiesto sui consumi energetici, che possono sovraccaricare la rete, magari accendendo la lavatrice in qualunque momento. «Non possiamo permetterci più di vivere come in passato, tutti a comprare nuovi elettrodomestici da accendere quando si vuole. La rete non può reggere certi consumi, la stessa rete su cui si basa poi la produzione, i servizi collettivi, tutti i nostri concittadini. Occorre un approccio più ragionevole e consapevole». Anche in questo caso torna in soccorso l’esperienza militare. «Quando ero in Afghanistan, si doveva prenotarsi per una doccia o una chiamata a casa. Capitava anche di essere sfortunati e non riuscire a risciacquarsi perché era finita l’acqua. Ovviamente non sto dicendo di usare metodi del genere con le case, ma se viviamo in una comunità dobbiamo fare le cose insieme, le risorse a disposizione non sono infinite».
C’è anche il problema del paese costruito sull’acqua: livelli del mare in crescita o precipitazioni eccezionali significano che il 60% dell’Olanda sia a rischio alluvione. Una casa su dieci ha bisogno di interventi sulle fondamenta, ci sono ritardi negli imbonimenti dei terreni, solo con un eccesso di ottimismo si possono considerare sicuramente edificabili superfici alluvionali in quartieri residenziali, magari con un bel laghetto per il tempo libero che serve anche come serbatoio di riserva.
In visita a un polder – area in corso di consolidamento destinata nel 2035 a diventare la nuova città di Rijnenburg – Boekholt-O’Sullivan ascolta i propri interlocutori e si pone delle questioni precise. «Dobbiamo sempre considerare il fattore acqua. Che impone una diversa filosofia costruttiva. Non si può ordinare all’acqua di andare o non andare da qualche parte, va dove deve andare e bisogna adattarsi». Il governo dovrà trovare alleati per approvare nuove leggi. Poche settimane fa Boekholt-O’Sullivan ha firmato un provvedimento che consente ai comuni di imporre tributi sugli alloggi vuoti, e ha dovuto rispondere ad alcune questioni molto precise nel primo tavolo sulla crisi delle abitazioni, specie per gli immigrati, quando una commissione statale ha dichiarato come il paese per conservare il proprio stile di vita debba «moderare» l’aumento di popolazione. L’incarico ministeriale sulla casa è considerato in una prospettiva di pragmatica riorganizzazione. «I miei interlocutori non mi conoscono e dobbiamo presentarci. Anch’io intendo fare del mio meglio ma non temo il confronto. Siamo bloccati da almeno vent’anni nella medesima prospettiva. Intendo ripartire da una tabula rasa».
da: The Guardian, 23 marzo 2026; Titolo originale: ‘Luxury takes time. We don’t have time’: The former top military officer on a mission to fix the Dutch housing crisis – Traduzione di Fabrizio Bottini



