Quanto è complicato cambiare una città

Milano Parco Ravizza foto F. Bottini

È una bella mattina di sole primaverile e la riva destra della Senna è affollata di gente che corre, ciclisti, famiglie a passeggio, pattinatori, gente che porta a spasso il cane, fa un picnic, prende semplicemente una boccata d’aria. Tra poche settimane arriverò anche la sabbia per le stagionali Spiagge di Parigi, adorate da tutti e particolarmente dagli abitanti, quelli che faticano a permettersi una spiaggia vera. Una cosa difficile da immaginarsi solo dieci anni fa, quando la Voie Georges-Pompidou era una delle arterie veloci di traffico più affollate di auto, 2.700 rombanti ogni ora di punta. Ancora più difficile ricordare come la chiusura di quella strada sia stata tanto complicata, tra petizioni, ricorsi, opposizioni interne all’amministrazione, furia degli automobilisti con qualcuno arrivato addirittura a minacce (infondate come si è scoperto poi) che potevano bloccare tutta Parigi.

Oggi, Anne Hidalgo, alla testa di tutti i programmi di pedonalizzazione delle sponde fluviali, lascia l’ufficio di sindaco dopo dodici anni in cui ha governato Parigi tra calamità, terrorismo, e sfide del cambiamento climatico. E la Voie Georges-Pompidou chiusa al traffico. «È stata una battaglia dura. Molto dura. Ma ero convintissima che le strade dovessero diventare pedonali, che i cittadini dovessero poter usare le sponde, e che una volta sperimentato il vantaggio non si sarebbe più tornati indietro. Come è avvenuto» ricorda Hidalgo. «Ci sono generazioni di ragazzini che lì non hanno mai visto un’automobile. E che quando glie lo racconti ti rispondono WOW!»

Se si parla di Hidalgo a qualunque parigino si ottiene comunque una reazione estrema:odio o amore. Negli ultimi 25 anni, da vicesindaca prima e sindaca poi per 12, ha estromesso pian piano le auto private dal centro di Parigi. Sono stati aumentati i prezzi dei parcheggi per sostenere l’uso del mezzo pubblico, pedonalizzate ampie zone – per esempio attorno alle scuole – realizzata una rete di 1.500 km di piste ciclabili, facendo superare alle biciclette in popolarità le automobili. E dimezzando l’inquinamento atmosferico. Nonostante quel sentimento di odio-amore è indubbio che Hidalgo abbia reso Parigi più verde e pulita, certo meno inquinata. Nel 2024, le riviste Time e Forbes l’anno qualificata tra le personalità mondiali più influenti per la lotta al cambiamento climatico. Ha vinto il premio Urban Land Institute per aver reso Parigi «una città più salubre, inclusiva, abitabile», quello delle Nazioni Unite per l’Azione Climatica a Cop26. Esita comunque, Hidalgo, a suggerire soluzioni per altre città a partire da Parigi: «Ogni città è diversa, anche se ci sono problemi comuni». L’importante è sviluppare una visione, capire ciò che si vuole e puntare in alto.

«I Sindaci non devono pensarsi solo come amministratori di piccole cose della vita quotidiana, ma esprimere grandi idee. Tener conto delle sfide del secolo per le città, legate al cambiamento climatico. Il cambiamento è complicato perché anche le persone più progressiste faticano a modificare le proprie abitudini. Per riuscire serve una strategia, determinazione, e anche affrontare l’impopolarità». Difficile anche confrontarsi con altre cose, come gli attacchi terroristici e suicidi in cui sono morte 161 persone e 446 feriti. Dopo l’orrore del Bataclan, Hidalgo ammette di aver faticato a trovare le parole per parlare alla città di Parigi. «Quegli attentati mi hanno segnata profondamente, hanno cambiato la città. Ha perduto qualche leggerezza. La nostra generazione che non conosceva la guerra, uno scenario di guerra, all’improvviso ci si è trovata dentro. Ma ci ha resi più forti, determinati a difendere la nostra vita e la nostra libertà».

Parla della campagna per l’assegnazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici del 2024 inseriti in un programma di cambiamento. «Volevamo qualcosa di unitario in grado di produrre entusiasmo e farci guardare al futuro». Grazie ai Giochi l’amministrazione Hidalgo ha potuto accelerare l’attuazione di molti progetti. «Ci hanno dato forza e risorse finanziarie per osare di più, organizzarci meglio, agire meglio, realizzare di più quanto promesso. Oggi possiamo fare il bagno nella Senna, è una cosa straordinaria. Pareva inimmaginabile, ci ridevano in faccia quando provavamo a dire che ce l’avremmo fatta con le Olimpiadi». Con la sua amministrazione, sostengono gli uffici comunali, sono stati piantati 155.000 alberi e realizzati 63.000 ettari di spazio verde, rendendo la città e l’aria più salubri. La quantità di alloggi economici popolari è cresciuta fino al 25% – era al 13% nel 2001 – per trattenere in città più famiglie giovani.

D’altro canto diverse critiche la accusano di aver trascurato altri gravissimi problemi della città – il carico di debiti salito da 4,1 miliardi di euro nel 2014 ai previsti 9,7 miliardi a fine anno – e di essere autoritaria. Gli automobilisti la odiano. Domenica sera si sono ascoltati cori «Grazie Anne» dopo l’elezione del suo successore Emmanuel Grégoire. Che, si spera, potrà risparmiarsi ciò che lei descrive come «Misoginia e machismo francesi», durati per tutti i suoi 25 annidi carriera. «Non mi lamento come vittima dato che non lo sono. Ma di misoginia ce n’è parecchia, ingiusta e inaccettabile. Frustrante, violenta, dannosa, a volte onestamente insopportabile, ma cè e bisogna confrontarcisi».

«Non intendo subirla perché significherebbe la sconfitta di altre donne giovani e meno giovani con ambizioni politiche». È particolarmente colpita dalle accuse di spese personali esagerate in abiti firmati – Christian Dior – per le cerimonie olimpiche. «Volevo rappresentare la mia città e promuovere un marchio francese. E non ho voluto né prendere i vestiti a prestito né accettarli in regalo da qualche privato. Avrebbero accusato un uomo così? Credo di no. Chi mi ha preceduto vestiva molto elegantemente comprando da Paul Smith. Nessuno si è mai sognato di chiedere conto di quelle spese».

Parigi non è perfetta. Nonostante la raccolta giornaliera e il servizio a richiesta porta a porta per gli ingombranti esiste un problema cittadino con la spazzatura – Hidalgo accusa di trascuratezza cittadini e turisti – i graffiti e i senza case che dormono per strada. Ma la sindaca è chiara sull’eredità che lascia. «Volevo una città più tranquilla, meno rumore, più spazio ai pedoni, più verde. Con tutte le magagne della politica e della visibilità, la fortuna per un sindaco è che le realizzazioni si vedono». Cose che migliorano la vita delle persone. «Credo di aver svolto il mio compito. Ci si accorge delle bugie contro di me guardando oltre, alla città, dove si vive, si respira, si vive meglio».

da: The Guardian, 28 marzo 2026, Titolo originale: Changing a city is complicated’: Anne Hidalgo looks back on 12 years as Paris mayor – Traduzione di Fabrizio Bottini

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