La prossima volta che passate davanti a un albero urbano fermatevi un istante a pensare quante deve averne passate. Appena nato era estremamente vulnerabile a malattie e parassiti, per non parlare dei vandalismi. E anche da cresciuto, deve ancora vedersela con le temperature che continuano a salire per via dell’isola di calore urbana, quando edifici e altre parti di urbanizzazione assorbono l’energia solare di giorno e la rilasciano durante la notte. E potreste dedurne che l’albero in città sta per forza molto peggio dei suoi simili in campagna. Ma la scienza ci dice che no, la vegetazione urbana è assai più resiliente di quanto si pensi. Usando i dati dal satellite 2001-2022, i ricercatori hanno rilevato che in oltre tre quarti delle 751 città del mondo studiate, le piante si confrontano col clima e i suoi effetti stressanti ed estremi molto meglio della verzura rurale. In un terzo di quelle città gli alberi manifestano una «reazione doppia» migliore, perdendo meno foglie per lo sbalzo termico ma anche recuperando più rapidamente.
E mettendosi in grado di fare al meglio il proprio mestiere, che sarebbe quello di ridurre le temperature metropolitane con l’ombra, offrire spazio alla biodiversità e agli habitat, mitigare eventi come le alluvioni favorendo l’assorbimento al suolo della pioggia anziché l’accumulo sull’asfalto. «In senso generale l’ambiente urbano sarebbe più difficile per la vegetazione, pensiamo solo alla temperatura dell’aria o all’inquinamento» spiega Zhengfei Guo, ecologo all’Università di Hong Kong e ricercatore coordinatore di un nuovo studio sul tema. «Ed è davvero sorprendente che si siano invece viste prestazioni di resilienza superiori nel verde urbano rispetto a quello rurale».
Dunque qual è il punto? I ricercatori valutano che questa maggiore resilienza derivi da qualcosa di cui nessun albero può fare a meno: l’acqua. Se avete mai guardato un albero in un giardino pubblico o in qualche alberatura stradale gestita dagli abitanti avrete sicuramente notato quella plastica attorno al tronco. Che garantisce all’alberello appena piantato una crescita sicura fino a raggiungere dimensioni meno vulnerabili negli anni. Mentre altrove nella metropoli altri addetti controllano che gli spazi verdi pubblici vengano irrigati a sufficienza. In quelli privati delle case gli abitanti usano sistemi a getto o a goccia per mantenere verdeggianti prato alberi e arbusti. Aiutano Senza averne intenzione anche gli edifici. Il metodo tradizionale di progettazione della città prevede che l’acqua venga convogliata rapidamente verso qualche condotto di smaltimento per evitare che si accumuli. Ma la pioggia cadendo da fabbricati e cordoli dei marciapiedi finisce per arrivare a bagnare il terreno dove stanno gli alberi, impregnando e penetrando.
Ovvero: il verde urbano viene spesso accudito molto più di quanto non accada a quello che cresce in campagna. Già un vantaggio sul lungo termine, ma ancora maggiore nei periodi di siccità o spietate onde di calore. L’albero rurale finisce per seccarsi, mentre il cugino di città viene regolarmente curato. «Dimostrano una grande capacità di essere resilienti soprattutto grazie all’intervento consapevole delle persone, o anche semplicemente il modo in cui si progettano e funzionano le città» giudica Eric North, coordinatore per la forestazione urbana alla Arbor Day Foundation, che non ha partecipato alla ricerca. Per molte piante della città più caldo può addirittura essere d’aiuto. L’isola di calore fa crescere le temperature molto più che nell’area rurale circostante, a causa di tutto il cemento e asfalto arroventati dal sole. Potenzialmente letale per le persone, col mercurio fisso là in alto e l’impossibilità per il corpo di raffreddarsi e recuperare (sono le notti a scaldarsi più dei giorni). Un albero ben irrigato può però trarre dei vantaggi da tutto quel caldo, che prosegue anche oltre l’estate. Allungando la stagione della crescita, dando più tempo per svilupparsi ad alcune specie.
Cosa interessante rilevata dalla ricerca: la vegetazione non solo è più resiliente nelle città, ma lo è man mano ci si avvicina al centro rispetto alla periferia.Una delle spiegazioni sta nel fatto che più costruito vuol dire maggiore cura del verde. «C’è minore stabilità nei quartieri esterni rispetto al nucleo centrale» osserva Guo. Ma non significa che tutta questa dimostrata resilienza possa durare per sempre, con gli effetti del cambiamento climatico più forti. «Aumenta l’importanza di nuove riflessioni e idee di cura della città» spiega Jin Wu, ecologo all’Università di Hong Kong e coautore della ricerca. In primo luogo, le città stanno cercando di privilegiare l’uso di specie locali, adattate all’ambiente e anche alle sue evoluzioni, per esempio la siccità. Si cerca anche di studiare l’esperienza di città più calde dove prosperano altre specie, da introdurre eventualmente, importandole, sostanzialmente a prevenire un inevitabile peggioramento della situazione. Scegliere alberi sia tolleranti al secco che dotati di ampia copertura garantisce il doppio vantaggio di mantenere fresche più superfici e umidità. «È un obiettivo importante – commenta North – quello di mantenere l’umidità del suolo anziché lasciarla evaporare, così che possa essere sfruttata dalle piante»
Le città diventano anche più accorte nell’uso dell’acqua. Los Angeles, ad esempio, ha una strategia di «infrastrutture spugna», dalle strisce verdi stradali, per consentire l’assorbimento del terreno anziché convogliare l’acqua nei condotti. Si sfruttano anche certe superfici disponibili dette dirt bowl che fungano da depositi dove l’acqua convogliata percola lentamente nel suolo ricaricando la falda da cui può poi essere prelevata. Con una gestione adeguata, le città possono restare più verdi ed affrontare le emergenze del futuro. Si realizzano giardini che portano sia i vantaggi dello spazio verde che quelli della superficie coltivata, che fornisce alimenti ai cittadini. Gli studiosi consigliano anche di sperimentare in modo combinato pannelli solari e tetti verdi coltivati, dove si producono sia energia pulita che zucche o altro formato XXL. Si potrebbe dire che a modo proprio le città stiano diventando un po’ più campagnole. In fondo basta abbastanza poco per far più che sopravvivere: la metropoli riesce addirittura a vivere meglio.
da: Grist, 14 ottobre 2026; Titolo originale: Pampered city trees deal with stress better than their country cousins – Traduzione di Fabrizio Bottini
Lo studio citato nell’articolo è: Zhengfei Guo, Giovanni Forzieri, Manuel Esperon-Rodriguez, Jianguo Wu, Yuhao Feng, Yingyi Zhao, Guangqin Song, Xiang Zeng, Kun Zhang, Hongsheng Zhang, Peng Gong, Nate McDowell, Yuyu Zhou, Jin Wu, «Global divergence in urban–rural vegetation resilience driven by broken ecological trade-offs», Pnas, ottobre 2026



