Le città si rinfrescano dal tetto

foto F. Bottini

Se si passeggia all’aperto con temperature superiori ai 35° indossando una maglietta nera si avvertirà molto più caldo che vestiti di bianco. Proviamo a spostare il medesimo ragionamento sul tetto della nostra casa: se è di colore nero assorbirà più calore dai raggi del sole che arroventano l’aria e lo trasmetterà agli ambienti interni. Se fosse di colore più chiaro sarebbe come far indossare alla casa una gigantesca camicia bianca. Ecco in sintesi l’idea di cool roof, tetto rinfrescante. Qualche settimana fa anche Atlanta ha seguito l’esempio di tante altre città americane che chiedono per tutte le nuove coperture degli edifici di assorbire meno calore. Ciò significa ridurre le temperature sia dentro l’edificio, sia nell’ambiente urbano circostante. «Volevamo provare ad affrontare il cambiamento climatico in città secondo svariate tattiche» spiega la consigliera municipale Liliana Bakhtiari, relatrice della delibera, «dato che appare più semplice intervenire a scala locale anziché globale».

Le città cambiano le proprie regole edilizie rendendo possibile agire senza subire certe pressioni dell’amministrazione Trump, sin qui molto attiva nel ritirare ogni iniziativa di politiche per il clima. Secondo gli esperti queste regole per i tetti sono una scelta semplice, a basso costo, ma molto efficace per risparmiare alle persone gli effetti del caldo estremo. «Mi piace riassumere che una copertura riflettente possa trasformare un tetto da problema a risorsa» commenta Daniel J. Metzger, coordinatore degli studi giuridici sul clima al Sabin Center della Columbia Law School. «I tetti rinfrescanti danno ai proprietari di immobili la possibilità di migliorare gli aspetti sanitari e di benessere, intervenire sulla qualità dell’aria, e al tempo stesso risparmiare soldi sulle bollette». Altre città, tra cui Chicago, Los Angeles, e New York, hanno approvato delibere locali simili sui tetti rinfrescanti, anche se spesso interessano soltanto le coperture piatte del tipo che vediamo sui fabbricati commerciali. Mentre la scelta dell’amministrazione di copre ogni tipo di tetto, anche se l’obbligo rinfrescante è solo per quelli nuovi, ma non si obbliga nessuno a cambiarlo se già non si è decisa la sostituzione per altre ragioni. Ci vorrà così un po’ di tempo perché la città si adegui, ma Atlanta costruisce molto in fretta. «Una trasformazione graduale ma al tempo stesso una risposta ferma e forte alle temperature in aumento» commenta Brian Stone, direttore del Laboratorio Clima Urbano del Georgia Tech. Atlanta si qualifica come una delle città più preveggenti».

La Smart Surfaces Coalition — associazione senza scopo di lucro che collabora con le amministrazioni locali sul tema dei tetti rinfrescanti — stima che ad Atlanta con le nuove norme edilizie si potranno diminuire di parecchi gradi le temperature massime estive soprattutto nei quartieri più problematici. Ed entro un periodo di 35 anni si potranno risparmiare fino a 310 milioni di dollari di bollette, grazie al minore uso dei condizionatori. «Pare un metodo molto economico di rendere la città più sana, risparmiare energia e tutelare i posti di lavoro» commenta Greg Kats, fondatore e CEO di Smart Surfaces Coalition. Il tetto rinfrescante è una tecnologia passiva che opera del tutto autonomamente. Nel caso della superficie piatta degli edifici commerciali basta verniciare di bianco. Vengono prodotte anche tegole particolari in grado di riflettere meglio la luce solare. Qualunque l’opzione tecnica, si tratta di coperture senza differenze di costi rispetto a quelle tradizionali, a volte anche più economiche. Si allunga anche la vita dei tetti installati dato che i materiali subiscono meno la dilatazione-contrazione termica.

Come qualunque altra città, Atlanta combatte con l’effetto isola di calore urbano: la giornata estiva avanza e gli ambienti di asfalto mattoni cemento assorbono il calore del sole. Riscaldando l’abitato molto più della regione circostante, dove la maggiore presenza di vegetazione consente di raffreddare l’atmosfera grazie all’evaporazione dell’acqua. Di notte il calore accumulato viene restituito mantenendo artificialmente elevate le temperature fino al mattino. L’isola di calore urbana colpisce particolarmente i quartieri più poveri dove di solito c’è meno copertura arborea. «Gli abitanti vengono penalizzati tre volte» spiega Mark Conway, consigliere municipale di Baltimora che ha seguito la delibera locale sui tetti rinfrescanti. «Non solo in quelle zone fa più caldo, ma non esistono alberi per far ombra, e in più mancano soldi per pagarsi l’aria condizionata». L’effetto isola di calore diventa molto più pericoloso quando il caldo eccezionale dura parecchi giorni, col corpo umano sottoposto troppo a lungo ad elevate temperatura senza pause. La tensione monta, ed è un rischio soprattutto per chi soffre di asma o problemi cardio-circolatori,quando il corpo prova a pompare più sangue per raffreddarsi. I più piccoli e gli anziani sono anche più a rischio per la minore efficienza nel raffreddarsi. Secondo i dati il caldo estremo uccide negli USA il doppio rispetto alla somma di vittime di uragani e trombe d’aria.

Certo anche installare più condizionatori in più abitazioni potrebbe salvare vite man mano aumentano le temperature delle città, ma si tratta solo di un espediente non di un rimedio. Per prima cosa così si consuma molta energia, e gli abitanti di Atlanta già oggi affrontano il problema dei consumi energetici in forma più grave che nel resto del paese, dal punto di vista della quota di reddito medio che va in bollette. In secondo luogo coi condizionatori il problema del caldo urbano si fa più acuto perché pompano solo all’esterno ciò che prelevano dall’interno degli edifici, come ben avvertiamo passandoci per caso davanti. Quando la rete collassa perché in troppi accendono contemporaneamente gli impianti, il rischio cresce. «Se un condizionatore si spegne per blackout elettrico chi abita quell’alloggio soffrirà rapidamente il surriscaldamento» commenta Grace Wickerson, responsabile salute e clima della onlus Federazione Scienziati Americani.

E le città americane affiancano alle politiche per i tetti rinfrescanti quella di piantare più alberi, come Cleveland per esempio, dove si è fissato un raggio di dieci minuti a piedi per arrivare a uno spazio di verde pubblico entro il 2045. Gli alberi forniscono ombra ed evaporazione rinfrescante svolgendo il medesimo ruolo della vegetazione nelle regioni non urbanizzate. Parchi e giardini assorbono le precipitazioni piovose invece di alimentare deflusso ed eventuali allagamenti. «C’è tutta una lunga e complessa filiera di ragioni per piantare più alberi, e la scelta dei tetti rinfrescanti non toglie spazio a terra per farlo – conclude Metzger – sono due modi paralleli di abbassare le temperature della città».

da: Grist, 7 luglio 2025; Titolo originale: Atlanta is embracing a cheap, effective way to beat urban heat: ‘cool roofs’- Traduzione di Fabrizio Bottini

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