C’è un predatore alla conquista delle giungle urbane nell’America Latina. Di dimensioni contenute, rumorosa, adattissima a sgusciare dentro spazi ristretti, la motocicletta pare aver trovato il proprio habitat naturale nelle affollate vie di Bogotá, San Paolo e Città del Messico. Sciama in stormi tra auto ferme e semafori, si affolla sui marciapiedi, costituisce l’incrollabile base del sistema di consegne a rider. Si moltiplica con una velocità sorprendente: le vendite annuali nell’area sono raddoppiate dai tre milioni del 2019 ai sei dello scorso anno. Nel 2010 c’erano cinque moto registrate ogni cento abitanti; nel 2024 quattordici. Il parco messicano è quadruplicato nel decennio 2015-2025, da due milioni e mezzo a ben oltre dieci milioni.
La motocicletta è il mezzo più economico e pratico per inoltrarsi dentro città orrendamente congestionate. Il trasporto pubblico non ce la fa a mantenere il passo con una crescita urbana tumultuosa e disordinata, e il vuoto è riempito dalle due ruote a motore. Il motociclista tipo è nella quasi totalità giovane, povero, maschio. Molti gli addetti alle consegne. In Brasile ce n’erano 351.000 di questi gig worker nel 2024, il 66% in più di soli due anni prima. In Messico un operatore del settore stima che sei su dieci motociclette vendute nel 2023 servono al lavoro, sia per consegne che come taxi. La pubblica amministrazione ha fatto la sua parte per spingere questo boom promuovendone l’uso, anche a sostegno dei settori economici in crescita. In Colombia, dove oltre il 90% delle motociclette commercializzate vengono assemblate localmente, tutte le cilindrate sotto i 125cc sono esenti da bollo; nessuno paga i pedaggi stradali. In giugno, il Brasile ha varato sussidi economici in forma di prestito agevolato per chi fa consegne in motocicletta comprando un modello nazionale.
Ed esistono delle buone ragioni per sostenere l’uso di questi mezzi. Che non solo rappresentano uno strumento di reddito per chi non ha alcuna qualifica particolare, ma aiutano anche chi abita lontano dal posto di lavoro allargando il bacino di manodopera. L’evidenza dimostra come rendendo più semplice ed economico il pendolarismo si abbassa la disoccupazione e crescono i salari. I vantaggi di un migliore trasporto pubblico vanno di solito ai lavoratori più qualificati, dato che i percorsi convergono verso i centri città dove si trovano i lavori migliori. Una ricerca su Montevideo, la capitale dell’Uruguay, per esempio, mostra come il 20% della popolazione più povera della città riesce ad accedere solo al 21% delle occasioni di lavoro in meno di 40 minuti. Contro il 20% più agiato che accede invece al 54% delle opportunità, come calcola la ricerca di Diego Hernández e collaboratori dell’Università Cattolica dell’Uruguay. Significa che la motocicletta può svolgere un ruolo molto importante nel migliorare il livello di vita delle fasce di reddito inferiori contando che spesso i posti di lavoro meno qualificati risultano sparsi nelle periferie delle città difficili da raggiungere.
Gestione del rischio
Ma ai benefici vanno aggiunti i costi. Dopo un calo nell’ultimo decennio, i morti per incidente stradale in America Latina e Caraibi sono cresciuti del 10% tra il 2021 e il 2024 fino a circa 100.000 l’anno, secondo le valutazioni della Banca di Sviluppo Inter-Americana. E su questo totale di incremento pesa moltissimo la quota specifica dei motociclisti. Raddoppiati nel decennio fino al 2023, in Cile e soprattutto in Colombia, dove quasi un terzo delle famiglie conta una moto, e i motociclisti sono il 62% delle vittime della strada, contro poco più del 30% della media mondiale. Una strage sicuramente non inevitabile, valuta Ricardo Pérez-Núñez dell’Organizzazione Pan-Americana della Sanità, visto che in altre aree le vittime tra i motociclisti nello stesso periodo sono invece diminuite.
Tra le ragioni sta la deregolamentazione. Non esiste quasi l’obbligo di indossare un casco sicuro. Vengono ignorate le norme sulla patente, la velocità, la guida in stato di ebbrezza. Peggio ancora per gli addetti alle consegne. I rider sono pagati a cottimo, e quindi tendono ad aumentare la velocità e le ore lavorate, spesso senza staccarsi dal telefono portatile. E la politica pare pochissimo propensa a introdurle e applicarle, le regole, suscitando opposizioni furiose tra milioni di lavoratori del settore. A Bogotá è bastato introdurre alcune restrizioni temporanee per provocare blocchi stradali l’anno scorso. E i moteros organizzati sono diventati una importante base politica per i partiti.
Da: The Economist, 10 ottobre 2026; Titolo originale: Motorcycle fever – Traduzione di Fabrizio Bottini



