Un gruppo di lavoro del Cicero Institute, centro studi si è recato qualche mese fa nell’Indiana a criminalizzare la condizione di senza tetto che sta per strada. È il terzo tentativo. Anche in quello Stato conservatore, si è era già cercato di vietare ogni forma di accampamento. Secondo molti esponenti cattolici era solo un prendersela coi più poveri, e anche gli sceriffi avvertivano che arrestare tutti avrebbe solo sovraccaricato le prigioni. «Noi dell’Indiana siamo un po’ fatti così: vogliamo fare di meglio» commentava il Senatore Repubblicano statale Ron Alting, a dire che si poteva tentare efficacemente un altro approccio meno drastico al problema. Ma le cose sono cambiate da quando la fondazione Cicero, molto sostenuta finanziariamente dal miliardario Joe Lonsdale, sostenitore del Presidente Trump, è partita con la propria campagna.
Trump ha emesso una ordinanza esecutiva sugli homeless così somigliante al programma di Cicero, da rendere difficile dove iniziava l’iniziativa dell’uno e finiva quella dell’altro. Il lancio del disegno di legge per l’Indiana avveniva a un convegno Cicero ; lobbisti Cicero hanno perfezionato il documento; tre studiosi di Cicero hanno testimoniato pubblicamente sostenendo che la sola minaccia dell’arresto basterebbe a indurre gli homeless a farsi curare per i propri problemi mentali o di tossicodipendenza.
Coi senzatetto più numerosi che mai, i Repubblicani tentano ogni misura rigida per svuotare le strade, e nessuna associazione ha lavorato di più sul tema del Cicero Institute. Lonsdale l’ha fondato otto anni fa con un programma e obiettivi abbastanza vaghi, a promuovere «libertà, responsabilità, trasparenza» e senza alcun riferimento agli homeless. Oggi vuole dare ordini ai Repubblicani sulle politiche che riguardano i senzatetto. Ventuno Stati hanno esaminato la possibilità di divieto della vita in strada, o altri suggerimenti di Cicero su norme anti homeless negli ultimi anni, e in 16 Stati qualche norma è stata anche approvata. Ma adesso si vuole andare oltre:lavorare a stretto contatto con l’amministrazione Trump e trasformare totalmente le politiche di settore, staccandole completamente da quelle dei sussidi per la casa, e accorpandole invece ai trattamenti sanitari obbligatori per abuso di sostanze o squilibrio mentale.
Rispecchiando i medesimi concetti di Cicero, a volte ripetendone alla lettera le parole, l’amministrazione afferma che le politiche federali, ispirate allo Housing First, non tengono conto delle cause alla radice del problema homeless, erogando sussidi per l’alloggio ma lasciando del tutto volontario il trattamento sanitario. L’opposizione politica al programma di Trump, oggi bloccato da un tribunale, sostiene che i trattamenti obbligatori non funzionano, e per togliere le persone dalla strada ci vogliono politiche sugli alloggi. Dati e studi mostrano come l’approccio Housing First riesca ad alloggiare chi è storicamente homeless, almeno nel breve termine. Ma è costoso, e non si vedono grandi miglioramenti quanto a migliore condizioni socio-sanitarie o mentali, e neppure tassi di mortalità. L’approccio di Cicero treatment-first non è sostenuto da alcun dato sperimentale oggettivo.
Housing First ha goduto per molti anni di consenso diffuso tra tutte le parti politiche; anche la prima amministrazione Trump lo sosteneva. Ma Cicero è riuscito a trasformare quel termine in un insulto conservatore. «Ovviamente, abbiamo dovuto esercitare molta influenza» per far cambiare idea all’amministrazione, afferma Lonsdale in una intervista. Casa Bianca e Ministero per la Casa e le Aree Urbane non hanno voluto commentare i propri rapporti con Cicero. Co-fondatore di Palantir, il colosso della gestione dati, Lonsdale, 43 anni, è davvero improbabile come ispiratore di politiche per gli homeless. Può riversare molte risorse ma non ha alcuna esperienza sul tema, né si fida delle conoscenze pregresse. Molti in campo progressista considerano Lonsdale emblematico del tipo di diseguaglianze che la condizione di homeless la creano: un miliardario che lancia un conflitto di classe al contrario per la conservazione di uno stato delle cose sbagliato e ingiusto.
«Sta usando la crisi degli homeless per deviare l’attenzione dagli insoluti problemi economici che sono la causa del problema e al tempo stesso consentono a lui e a pochissimi altri di diventare sempre più ricchi» commenta Jesse Rabinowitz del National Homelessness Law Center, associazione legale progressista. Cicero ha ottenuto un primo successo in Missouri, introducendo qualche articolo in un provvedimento che tratta altro ma firmato dal Governatore. E una vittoria in uno Stato (uno stato qualunque) significa una spinta. Quando la Corte Suprema del Missouri l’anno successivo ha respinto tutto il disegno di legge per ragioni procedurali, ormai Cicero lavorava su Florida, Idaho, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Oklahoma e Utah con successo per proibire i campeggi di homeless.
Il responsabile del gruppo di lavoro conservatore sui senza casa, Devon Kurtz, 28 anni, afferma che i divieti a vivere per strada salvano vite spingendo ai ricoveri e cure. Una affermazione che suscita aspre risposte nell’ambiente, da chi spiega come non esistano dati e informazioni in materia, e neppure sufficienti strutture per le terapie. «È assurdo pensare che minacciare sanzioni spinga le persone a curarsi» commenta Margot Kushel, medico e direttrice della Benioff Homelessness and Housing Initiative all’Università della California, San Francisco. «Molte persone la cura la cercano disperatamente quato inutilmente senza trovarla».
Kurtz sostiene che molti homeless bisognosi di trattamento hanno bisogno di essere in qualche modo spinti, e può aiutare a questo la minaccia di multa o arresto: «c’è bisogno di responsabilità, di supervisione». Secondo gli esponenti cattolici norme del genere danneggiano i poveri, e gli sceriffi ci aggiungono che si saturerebbero le carceri dell’Indiana. La grande ascesa di Cicero si è vista negli Stati ma con la rielezione di Trump il campo potenzialmente si allarga: visto che politiche e finanziamenti in materia di homeless arrivano da Washington.
Per delibera del Congresso, gran parte dei 4 miliardi di dollari stanziati su Housing First si erogano verso soluzioni di alloggio a lungo termine e terapie volontarie. Cicero vuole ribaltare lo schema: alloggio solo temporaneo «di transizione» (massimo due anni) e obbligo di trattamento. Trump aveva pubblicato un video piuttosto crudo in cui si stigmatizzavano «pericolosi devianti» e persone «abusive tossiche» parassite del popolo onesto lavoratore. Ma qualunque diversa politica stenta ad emergere. Scott Centorino, che ha lavorato sul problema homeless al White House Domestic Policy Council, ha provato a suo tempo a spiegare il perché: aspettavano orientamenti da chi «opera in prima linea sul campo». Come Cicero.
«Non sapevamo come muoverci a livello federale» dichiara in una conferenza non pubblica organizzata da Cicero a giugno registrata da qualcuno. «Non c’era nessuno nel gruppo di lavoro, e mi ci metto anch’io, che avesse un solido contatto con lo stato delle cose in questo campo a livello delle decisioni federali». Nella stesura dell’ordinanza esecutiva si è consultato con Cicero «per arrivare a capire quale possa essere una soluzione». Alla nostra richiesta di qualche commento oggi Centorino — che è entrato a far parte direttamente del Cicero Institute — risponde che in realtà si rapportava con alti funzionari federali e associazioni esterne all’area governativa.
Ann Oliva, CEO della National Alliance to End Homelessness, associazione legale, descrive l’ordinanza esecutiva «la più dannosa proposta operativa mai vista in vita mia su questo argomento». Qualche mese dopo l’approvazione dell’ordinanza, il Ministero per la Casa e le Aree Urbane pubblicava il rapporto periodico Notice of Funding Opportunity. Che da molto tempo costituiva la linfa vitale delle politiche Housing First, orientando il 90% dei fondi per gli homeless verso gli alloggi a lungo termine. Adesso seguendo i principi guida dell’ordinanza di Trump, lo HUD spostava due terzi dei fondi verso programmi di alloggio a tempo determinato con rigide norme sui trattamenti obbligatori. Entusiasmo del miliardario Lonsdale: «Questa burocrazia degli uffici è tutta di estrema sinistra – dichiarava in una intervista – impediremo a queste persone di fare quel che vogliono obbligandoli ad agire in modo diverso».
Immediata la reazione degli oppositori con un ricorso, sostenendo che soltanto il Congresso può alterare così radicalmente un programma, e avvertendo che così potrebbero ritrovarsi di colpo senza alloggio oltre 170.000 ex homeless. Un giudice federale ha bloccato il piano e poi una versione rivista (in cui si cita quattro volte Cicero), su questioni procedurali. Il Ministero per la Casa ha presentato a sua volta contro-ricorso. Nel frattempo ancora si erogano fondi secondo i criteri pre-Trump. «Housing First alimenta un sistema industriale self-service per gli homeless … e consente di proseguire con le pericolose e parassite politiche degli accampamenti di strada» sostiene il Ministro. Dennis Culhane, mentre uno studioso del problema homeless all’Università della Pennsylvania, ha una tesi opposta: il vero limite sarebbe quello dei fondi erogati da Housing First. Pensare che un senzatetto non abbia bisogno di sostegni per la casa costituisce «un concetto estremista contrario all’esperienza e al buon senso».
da: The New York Times, 25 agosto 2026; Titolo originale: The billionaire shaping homeless policy – Traduzione di Fabrizio Bottini



