Distribuzione commerciale senza pilota

droneIn principio erano le macchine volanti ornamentali degli schizzi di architettura moderna. Fateci caso: la maggioranza delle immagini pensate per evocare la città del futuro pare non possa fare a meno di una guarnizione dello skyline, fatta di cose varie che lo solcano. Che siano i dirigibili a pedali improbabili di fine ‘800, o gli aerei del signor Voisin che finanziava i progetti di le Corbusier chiedendo in cambio solo (?) di marchiare così il piano, o gli elicotteri a forma di trottola della Broadacre autostradale di Frank Lloyd Wright, pare che chi inquadra la città nel suo insieme venga colto da una sorta di horror vacui, da esorcizzare appunto piazzando dei trabiccoli alati contro le nuvole. Sono il segno dei tempi, si dirà, e infatti la cosiddetta architettura postmoderna si è alimentata a lungo di improbabili deltaplani, parapendii o dichiarate assurdità lignee, anticipando in qualche modo il dilagare del neotradizionalismo e dell’odio quasi luddista per la macchina. Certo l’intuizione artistica anche pur magari prendendoci qui e là, non corrisponde mai alla realtà che prefigura. Così, davanti agli aerei del Plan Voisin razionalista che sfrecciano tra i grattacieli vengono in mente i cacciabombardieri, gli elicotteri trottola sopra lo sprawl di Broadacre evocano quelli della polizia sopra i biblici ingorghi autostradali, e i veicoli improbabili e nostalgici dell’altrettanto improbabile condizione postmoderna, paiono più che altro un manifesto pubblicitario di voli low cost verso destinazioni esotiche di massa.

Ritorno al mondo reale

Collateralmente rispetto alla città e al territorio sognati e fatti sognare, sono nel frattempo cresciuti quelli veri in cui abitiamo quotidianamente, e in quei cieli l’ultimo arrivato si chiama drone, o meglio ancora (per restare stavolta molto coi piedi per terra) drone per le consegne a domicilio. È di qualche tempo fa l’annuncio di Amazon, della sperimentazione in corso sulle possibilità di automatizzare il proprio leggendario e famigerato sistema commerciale usando quelle macchine. Qualcuno l’aveva giudicata una sparata ad effetto, ma adesso la realtà irrompe in forma di concorrente, a confermare come non di sparata si trattasse, ma di potenziale ricchissimo mercato, del genere destinato a consegnare alla storia le diatribe fra grandi catene e gestioni tradizionali. In un recente comunicato stampa, la startup Flirtey afferma di aver eseguito la prima consegna a domicilio con drone autorizzata in area urbana dall’Ente federale per l’aviazione. Questo potrebbe rappresentare il via libera al lancio di grossi analoghi programmi, da parte della stessa Amazon e altri. La consegna sperimentale riguardava un kit di emergenza per casi di disastro naturale, con peso e ingombro medi: acqua minerale, razioni alimentari, materiali di pronto soccorso. Era presente, secondo le richieste, anche un operatore umano in grado di prendere il controllo se necessario, ma non ha dovuto intervenire.

Passi avanti o indietro?

Così come i vari aeroplanini fluttuanti nei cieli della città futura immaginata, anche questi droni delle consegne a domicilio possono evocare futuri molto diversi a seconda della direzione imboccata dai fatti. Dato che però non si tratta di vaghi schizzi da architetti, ma di una solida sperimentazione pratica finalizzata a un preciso ambito, possiamo provare a fare un paio di ipotesi, che per inciso non si contraddicono affatto l’una con l’altra. La prima è la lettura classicamente corporativa, che circonda da sempre qualsiasi innovazione: automatizzando ulteriormente si perderanno nuovi posti di lavoro, vuoi direttamente nelle reti di logistica dei grandi soggetti come Amazon, vuoi indirettamente nelle reti commerciali locali colpite dalla inedita capacità di penetrazione capillare e velocissima dei nuovi furgoncini volanti senza pilota. Per la seconda ipotesi, forse è meglio premettere come anche un critico puntuale del sistema di mercato liberista come Noam Chomsky, sottolinei quanto le innovazioni tecnologiche in grado di risparmiare lavoro manuale ripetitivo e alienante, debbano essere sempre accolte positivamente. E al massimo accompagnate da serie politiche per ri-orientare il mercato verso mansioni più qualificate e degne. E non è difficile, qui, immaginare un intero comparto quasi del tutto automatizzato, che sfrutta gli impianti al 100% del tempo utile tagliandone gli impatti sul territorio (vale per i veicoli ma anche per i magazzini) e operando tendenzialmente just on time. Solo per fare un piccolo esempio, i paventati enormi consumi di suolo per opere di urbanizzazione legate a questo comparto, evaporerebbero come neve al sole. Una ipotesi come un’altra, ma insieme a quelle per la connessa auto senza pilota per nulla campata in aria.

Riferimenti:
Alan Boyle, Flirtey makes first urban drone delivery in FAA test, beating Amazon to the punch, Geek Wire, 25 marzo 2016

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