La Decrescita nella Vita Quotidiana

Foto Carlamaria Carlini

Molti vedono la decrescita come un semplice sogno, un progetto che è impossibile realizzare. Il movimento che la sostiene auspica la costruzione di una società basata su principi che appaiono ai più irraggiungibili, da una vita più semplice, alla giustizia sociale e ambientale, alla democrazia partecipativa, cura, emancipazione e sostenibilità. «La decrescita è un concetto molto affascinante, ma come ci si arriva?» è la critica più frequente. Se quegli obiettivi non si possono raggiungere, non ha senso lottare per arrivarci. Assumendo un altro punto di vista io vorrei però invitare i lettori a considerare la decrescita così come la si esprime nelle pratiche. In questa prospettiva essa non è affatto una remota fantasia, ma invece qualcosa di abbondantemente tangibile già oggi.

De-economizzazione

Nel suo lavoro seminale L’Economia Politica della Decrescita (The political economy of degrowth, 2019) Timothée Parrique sostiene si tratti in fondo di dis-economizzare: «una riduzione nell’importanza del pensiero economico nelle pratiche di vita sociale» per riportare «l’economia e il suo tipo di pensiero agli oggetti sociali ed ecologici di applicazione». Idee e pratiche economicistiche spingono al profitto, ad una mentalità costi-benefici, al lavorare per produrre e consumare di più. L’essere umano in tale contesto si comporta da homo economicus, un essere egoista che al suo ottimo accresce il potere economico e sociale.

E in gran parte del mondo queste idee economiciste dominano. E non si riescono a conseguire quindi quegli obiettivi sociali, culturali, spirituali non in linea con quel pensiero economico. Gran parte dei problemi contemporanei, dalla distruzione degli ecosistemi allo sfruttamento dei lavoratori, sono conseguenza diretta del dominio dell’economia. Si è anche costruito un «mondo disincantato» nell’accezione del sociologo Max Weber, nel quale è andato perduto ciò che dà significato alla vita. Al contrario, la decrescita sostiene una minore importanza attribuita al pensiero economicista e alle sue pratiche, per lasciare più spazio ad altri obiettivi. Significa che si può vedere decrescita in tutto ciò che attiene alle sfere ambientali, sociali, culturali, spirituali della vita.

Pratiche

Da questo punto di vista, ne vediamo in moltissimi casi. Vediamo decrescita in momenti conviviali come la condivisione dei pasti o il ballare insieme. La troviamo nella cooperazione o nell’agire per il bene altrui oltre la razionalità (economica). La troviamo nel riparare gli oggetti anziché disfarsene. La troviamo nella auto produzione degli alimenti o nel sostegno alle imprese agricole locali invece dell’acquisto al supermercato. La troviamo nella difesa degli habitat rurali. Naturalmente, molti di questi modi di essere e pensare non sono affatto del tutto contro l’economia, dato che possono contemplare anche obiettivi economici insieme ad altri che non lo sono. A volte addirittura il sistema economico lo rafforzano.

Per esempio, le studiose femministe ci insegnano come una madre quando cura davvero i propri figli oltre le considerazioni economiche, finisca per rafforzare l’economia di tipo patriarcale riproducendo la forza lavoro futura grazie all’attività materna. La stessa madre può anche stimolare i figli a diventare uomini d’affari ritenendo che così la società conferirà loro un valore maggiore. Considero quelle idee e pratiche, mirate a obiettivi non economici, perfettamente in lnea con la decrescita, visto come sostengono la costruzione di un mondo meno dominato dall’economia e dal suo pensiero. Rappresentano anche gesti di contestazione, anche se non esplicitamente inquadrati come tali, dato che vanno controcorrente dal punto di vista economico.

Indigeni

La decrescita in questa prospettiva è più presente in alcuni contesti che in altri.Nelle società indigene ad esempio, dove le popolazioni badano di più alla cura reciproca e a quella del mondo non-umano. È diffusa molto anche nelle aree rurali dell’Europa. Nelle campagne del Belgio dove sono nato, viene molto considerato l’intreccio di relazioni profonde con la famiglia e la comunità locale. Forte anche l’investimento personale in attività culturali come il carnevale, e l’idea che il denaro oggi venga considerato troppo importante. La sfera esistenziale non-economica viene oggi svalutata e repressa, così che quelle idee e pratiche diventino sempre meno presenti. Ma anche là dove l’economia e il suo punto di vista dominano, come a Londra o New York, ancora si possono trovare scintille di decrescita. Per esempio, anche in queste città si trascorre parecchio tempo con gli amici. Si frequentano musei ma non solo per sentirsi socialmente più importanti, ma per imparare ed emozionarsi. Molti apprezzano le escursioni per costruirsi rapporti più profondi col mondo naturale, e non semplicemente «ricaricare» fisico e spirito per renderli più produttivi sul lavoro. Altri scioperano, o lavorano meno, invece di cercare promozioni e carriera o stipendi più alti, risparmiando energia per altri aspetti della vita.

Speranza

Naturalmente è ovvio come la trasformazione della nostra attuale società verso ideali di decrescita sia una lotta dura. Che richiede forte azione collettiva contro il capitalismo, il colonialismo, il patriarcato e altre strutture sociali repressive. Ma considerare la decrescita come qualcosa che già esiste aggiunge speranza per un mondo migliore. Se al presente ci sono queste alternative, sia nelle esistenze quotidiane così come in alcune istituzioni, almeno non si deve ripartire dal nulla. Già il sapere che le alternative esistono come scintille, è ragione di speranza. Alternative incomplete e spesso contraddittorie, ma una base per riflettere verso un futuro in qualche misura basato sulla decrescita. Possono ispirare modi di resistenza e contestazione al sistema. In quanto tali, frammenti di decrescita in grado di costruire strategie di mondo radicalmente diverso dove si possa esistere dentro i limiti del pianeta.

da: The Ecologist, 8 febbraio 2024; Titolo originale: Degrowth is everywhere – Traduzione di Fabrizio Bottini

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