Adam Smith e l’idiotismo primigenio della proprietà immobiliare (1776)

COME II COMMERCIO DELLA CITTÀ CONTRIBUISCE AL MIGLIORAMENTO DELLA CAMPAGNA.
L’accrescimento e la ricchezza delle città commercianti e manifattrici contribuirono al miglioramento ed alla cultura delle campagne, alle quali appartenevano, in tre differenti modi:
Primo, con offrire un grande e pronto mercato al prodotto grezzo della campagna, esse diedero incoraggiamento alla sua cultura ed ai suoi miglioramenti.
Questo beneficio non fu anco limitato alle campagne, in cui esse erano situale, ma si estese più o meno a tutte quelle, colle quali facevano qualche commercio.
Ed alle quali esse offrivano un mercato per qualche parte o del loro prodotto grezzo, o del manifatturato, e per conseguente all’industria ed al miglioramento di tutte davano dell’incoraggiamento. La propria loro campagna intanto a motivo della sua prossimità necessariamente derivava il più gran beneficio da questo mercato. Il suo prodotto grezzo sendo caricato di minore spesa di trasporto, i commercianti potevano pagarne ai produttori un prezzo migliore, e pure offrirlo ai consumatori a cosi buon patto, come quello delle campagne più distanti.
Secondo, la ricchezza acquistata dagli abitatori delle città era spesso impiegata a comprare delle terre, che erano per vendersi, e di cui una gran parte sarebbe spesso rimasta incolta. I commercianti sono comunemente ambiziosi di diventare proprietari di terre e quando lo diventino, sono in generale quelli che più le migliorano. Un commerciante è abituato ad impiegare il suo denaro precipuamente in imprese utili, mentre che un semplice proprietario di campagna è abituato precipuamente ad impiegarlo in ispese. L’uno spesso vede il suo denaro andarne da lui e ritornarvi con un profitto, l’altro quando una volta se n’è dismesso, assai di rado attende a vederlo ritornare. Queste differenti abitudini naturalmente influiscono sopra il loro temperamento, e la loro disposizione in ogni specie di affari. Il commerciante è ordinariamente un intraprenditore ardito, un proprietario di terre timido. L’uno non si spaventa d’impiegare tutto in una volta un forte capitale nel miglioramento della sua terra, quando ha una probabile prospettiva di ritrarne un valore proporzionalo alla spesa; l’altro se abbia qualche capitale che non è sempre, di rado avventura d’impiegarlo in quella maniera. Se egli fa qualche miglioramento, non è ordinariamente con un capitale, ma con ciò che può risparmiare dalla sua annuale entrata. Chiunque per caso abbia menato la vita in una città mercante situata in un paese incolto, spesso ha dovuto osservare come in questa bisogna le operazioni degli uomini di commercio erano più arrisicate, che quelle dei meri proprietarii. In oltre le abitudini di ordine, di economia e di attenzione alle quali gli affari mercantili naturalmente dispongono un mercante, lo rendono molto più adatto ad eseguire con profitto e riuscimento un qualunque progetto di miglioramento.
Terso ed ultimo. Il commercio e le manifatture gradatamente introdussero ordine e buon governo, ed in uno la libertà e la sicurezza individuale tra gli abitatori della campagna, i quali pria erano vissuti quasi in un continuo stato di guerra coi loro vicini, e di servile dipendenza dai loro superiori. Questo, avvegnaché sia stato il meno osservato, è fuori dubbio il più importante di tutti i loro effetti, Hume è il solo scrittore che, secondo io mi sappia, ne abbia finora tenuto discorso.
da: Ricerche Sopra la Natura e le Cause della Ricchezza delle Nazioni – di Adamo Smith – Traduzione eseguita sull’ultima edizione Inglese del Sig. Mac Culloch preceduta dalla Vita dell’Autore, del Sig. V. Cousin; Cugini Pomba e Comp. Editori-Librai, Torino 1851- Libro secondo, Cap. IV

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