City music

Chi non ha mai pensato di poter accompagnare un significativo momento della propria vita con un adeguata colonna sonora, alzi la mano. Io si.  E perché allora non tentare di assemblare un piccolo gruppo di canzoni adatte a disegnare musicalmente una nostra immagine di città, visto che la maggior parte del nostro tempo è sostanzialmente occupato nell’urbanità quotidiana, inseriti all’interno della macchina insediativa, schiacciati dalla routine di tutti i giorni. È possibile infatti che l’uso che facciamo dello spazio cittadino sia circoscrivibile ad una precisa canzone che possa in qualche modo calibrare i nostri continui «sbalzi» spazio-temporali di urban citizen; e che le sensazioni scaturite dal nostro compromesso urbano quotidiano possano confluire in un insieme di brani.

È plausibile, a questo punto, pensare: «Ma una colonna sonora ci accompagna già nella nostra esistenza di fruitori urbani e questa ci sostiene ogni volta che ci mettiamo in auto e accendiamo l’autoradio, pronti per raggiungere la nostra prossima destinazione, lavoro, casa, chiesa che sia» o anche «abbiamo già in nostro i-pad o i-phone o chi più ne ha più ne metta, che ci sorreggono giornalmente nel vivere quotidiano con le loro vibrazioni (che sono poi anche le nostre)»; be vi dico subito: non è proprio questo quello che intendo. Quello che vorrei tentar di fare è, cercare di consigliare alcuni pezzi adatti a raccontare, se non completamente, almeno che si avvicinino a questo intento, la città. Una nostra città mentale. Fruibile nella nostra mente e vivibile con i nostri pensieri.

Credo che in questo preciso momento storico-culturale possa essere proprio una sorta di electro music quella che meglio può rappresentare, descrivere, raccontare, illustrare, il fluire urbano dei nostri giorni e il nostro invecchiamento temporale può essere ben accompagnato dal procedere incessante di creazioni elettroniche, graffi sintetizzati e voci equalizzate. So perfettamente che racchiudere quell’immenso insieme di generi musicali creati attraverso sintetizzatori, drum-machine, sequencer, campionatori, tastiere, ecc. in un solo termine «musica elettronica» è sia molto wikipediano quanto strutturalmente sbagliato, ma questa forzatura è per così dire necessaria per poter gestire al meglio questo settore per il nostro scopo. Elencando una decina di composizioni elettro-urbane, secondo me, è  possibile, anche stando comodamente sdraiati nella propria stanza, con un bel paio di cuffie in testa, aprire le nostre porte sensoriali per potersi catapultare in sintetiche percezioni metropolitane, metterci cioè in contatto con le nostre personali architetture territoriali:

  1. Autobahn – Kraftwerk;

  2. Love on a real train – Tangerine Dream;

  3. Aurora – Alva Noto, Sakamoto;

  4. Dark river – Coil;

  5. Wrong – Depeche Mode;

  6. Nightvision – Daft Punk;

  7. Believe – Chemical Brothers;

  8. Night call – Kavinsky;

  9. Train  – Paul Kalkbrenner;

  10. How to disappear – Radiohead.

Perché questi pezzi e non altri ?, be un perché sostanziale non c’è, credo però che questi brani possano in qualche modo prepararci per una sorta di viaggio simbolico, attraverso le strade della nostra città mentale; è possibile collegare queste canzoni anche ad alcuni elementi che compongono, o partecipano a comporre, un centro urbano: la strada, il treno, il fiume, l’aereo, la notte come ambito di vita. Costruire dentro di noi, pezzo per pezzo, un confortevole spazio vitale che richiami sintetici flash della nostra giornata, la quale non può essere che urbana.  Una città è sempre composta di suoni propri, e comprenderli ascoltandoli è molto importante,  Lisbon story su questo apre grandi riflessioni, ma tentare di ricostruirla in un nostro intimo stato mentale è un’altra storia. Buon ascolto.

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