Subappennino Dauno: città bizantine e pale eoliche

Foto F. Bottini

Lo sviluppo economico che dagli anni ’50 ha investito l’Italia si è appoggiato sulla nuova rete autostradale e ferroviaria, tagliando fuori intere porzioni di territori troppo «interni», lontani cioè dai poli-calamita di redditi sempre crescenti. Questo modello di sviluppo «squilibrato verso i nodi della concentrazione economica territoriale» ha creato soprattutto nel meridione un paesaggio formato da «una serie di emergenze proiettate verso la modernità, accanto a vaste sub-regioni dove permane un’attività primaria di sussistenza» (Biagi, Ziparo 1998), dove tutt’ora i piccoli borghi di montagna continuano a svuotarsi e ad invecchiare, e il termine «aree interne» serve solo ad evitare un più dispregiativo «periferia territoriale».

Negli ultimi anni si è rinnovato l’interesse per questi territori periferici, al punto che il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica ne ha elaborato una Strategia Nazionale, individuando e definendo le aree interne in base alla loro distanza dai poli di servizi essenziali. Peccato che in questo modo si appiattiscano le caratteristiche peculiari di ogni area interna, le differenze morfologico-territoriali, i patrimoni culturali e ambientali, le dinamiche della struttura demografica e socio-economica.

In realtà, l’attenzione verso queste aree è di gran lunga antecedente la Strategia nazionale per le aree interne del 2014, già nel 1958 infatti l’economista Manlio Rossi Doria coniò un’acuta e lungimirante metafora che riesce ad abbracciare questioni che vanno oltre l’economia agricola per la quale era stata creata, paragonando i «territori dell’osso» alle aree interne, aride come un osso ma al tempo stesso dure e resilienti, e i «territori della polpa» alle pianure e alle aree agricole più prospere (Rossi Doria 1958). Lo squilibrio al sud tra le «tante aree interne e le poche pianure prospere» è la prova che più un cinquantennio di politiche meridionalistiche di riequilibrio sono fallite: Augusto Graziani, rispondendo alla domanda «esiste ancora il mezzogiorno?», disse che gli unici elementi che si ritrovano costantemente nell’eterogeneità delle situazioni del meridione sono i problemi (Graziani 1993).

Il territorio «osso» dei Monti Dauni

In base alle precedenti definizioni, il Subappennino Dauno per le sue caratteristiche può essere considerato a pieno titolo come area interna, perfetta riproduzione dei «territori dell’osso» di Manlio Rossi Doria. Piccoli borghi fortificati di origine bizantina e normanna, vicini e compatti, a presidio e controllo di un territorio arido ma resiliente, caratterizzato da boschi, pascoli sommitali, agricoltura tradizionale a valle ed edilizia rurale rada: «è un territorio lento, inerziale, in cui domina una struttura insediativa di lungo periodo» (Regione Puglia, 2010). Siamo in una stretta fascia collinare-montuosa nell’estremità occidentale della provincia di Foggia, in Puglia, tra le aree più periferiche e svantaggiate della regione ma dotata di un impressionante patrimonio paesaggistico, culturale e ambientale.

Purtroppo la sub-regione dei Monti Dauni è interessata anche da tutti i mali che affliggono le aree interne, spopolamento, invecchiamento, dissesto idrogeologico. Le amministrazioni locali, in condizioni negoziali di debolezza o scarsità di fondi sono state costrette ad accettare le ingenti royalties per l’installazione delle pale eoliche sulla maggior parte dei crinali presenti, senza alcuna programmazione e valutazione paesaggistico-naturale, che le rende deleterie per le visuali panoramiche (sempre il Piano Paesaggistico Pugliese infatti definisce i Monti Dauni una «quinta scenica» per tutta la pianura del Tavoliere). «L’abbandono del territorio, il far divenire minori tali aree, sta portando sempre più al mancato controllo di esso» (Aragona 2012).

Il ruolo dei fondi strutturali

Negli ultimi decenni le difficoltà economiche delle amministrazioni locali hanno relegato il finanziamento degli interventi sul territorio a carico quasi esclusivo dei fondi strutturali comunitari o statali, e nell’area interna dei Monti Dauni, come in tutto il territorio pugliese, siamo in un ambito in cui la l’ente Regione ha un forte ruolo di regia nell’indirizzare i fondi della pianificazione strategica. Ma i fondi strutturali sono abbastanza? E sono ben sfruttati?

Da questo punto di vista le critiche sono state diverse e da diversi campi di studio, sia verso una pianificazione strategica che ha ormai perso l’iniziale carica volontaristica e le ambizioni dei soggetti pubblici e privati, diventando uno strumento che aderisce acriticamente ai finanziamenti europei, statali o regionali, e dipendente da questi fondi per la sua attuazione, che è spesso «parziale, di corto orizzonte, molto conformista e poco dinamica, sempre più spesso smaterializzata» (Carta 2010), sia verso l’utilità dei fondi strutturali ai fini della coesione territoriale: «la partecipazione all’Europa è vissuta innanzi tutto come un modo di acquisire vantaggi per la dimensione locale, sotto forma di contributi per l’agricoltura o la formazione professionale, ad esempio» (Carle 2012). Gli scenari strategici di indirizzo per i fondi strutturali non dovrebbero tralasciare l’attenzione alle peculiarità locali, per non trasformarsi in semplici slogan omologatori di aree fragili.

Riferimenti Bibliografici

– Stefano Aragona (2012), Costruire un senso del territorio, Gangemi, Roma
– Fabrizia Biagi, Alberto Ziparo (1998), Pianificazione ambientale e sviluppo insostenibile nel mezzogiorno, Alinea editrice, Firenze
– Lucia Carle (2012), Dinamiche identitarie. Antropologia storica e territori, Firenze University Press, Firenze
– Maurizio Carta (2010), Piani strategici 2.0 per un mezzogiorno propulsivo, in Ignazio Vinci (a cura di), Pianificazione strategica in contesti fragili, Alinea editrice, Firenze
– Augusto Graziani (1993), Esiste ancora il mezzogiorno?, in Giuseppe Soriero (a cura di), Dopo l’intervento straordinario, Meridianalibri, Catanzaro
– Regione Puglia (2010), Elaborato 5.2 Schede degli ambiti paesaggistici. I Monti Dauni, in Piano Paesaggistico Territoriale Regionale della Puglia
– Manlio Rossi Doria (1958), Dieci anni di politica agraria nel Mezzogiorno, Laterza, Bari

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