Urbano: ogni giorno, ogni ora

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Foto M. B. Fashion

Le mille luci della città è un modo di dire così comune e diffuso, che non ci facciamo mai troppo caso, e invece dovremmo perché si tratta di un punto chiave per capire il senso del nostro futuro. Ovvero: se c’è qualcosa di assolutamente e visceralmente caratterizzante sono quelle lampadine accese. L’immagine dell’onesto contadino traviato dallo scintillio lontano simbolo di aspirazioni poi frustrate, contro cui hanno provato ad avvertire generazioni di moralisti e politici di destra autoritaria, è assolutamente tipica. Il buio è buono, la luce è guarda un po’ luciferina, c’è un tempo per lavorare che va dall’alba al tramonto, e poi resta giusto quello per dormire e recuperare le forze per la sudata del giorno successivo dentro il solco. Uno dei motivi per cui un primo gruppetto di persone decise di rendere meno provvisorio il proprio radunarsi attorno a un fuoco serale e notturno, forse si deve proprio al rifiuto viscerale di quel tran tran parecchio animalesco in senso deteriore, prima scintilla di civiltà, convivenza, innovazione, che ci ha portato dove siamo bene o male arrivati. Già: ma dove siamo arrivati, esattamente.

Spazi e flussi soggettivi

Lenin soleva dire che il socialismo si costruisce coi soviet e l’elettrificazione delle campagne. Curioso che non molto tempo dopo Mussolini sostenesse che il fascismo si dovesse costruire esattamente nello stesso modo, salvo chiamare la cosa bonifica integrale. E la curiosità scavalca l’oceano quando Franklin Delano Roosevelt vuole far uscire dalla depressione e rilanciare il capitalismo democratico, come? Ma con l’elettrificazione delle campagne, perbacco, che lì si chiama Tennessee Valley Authority. Ma accendere le lampadine non vuol dire accendere le mille luci della città, che sono e restano ben altro, ovvero un modo per mescolare flussi, per far sì che la vita continui, fluida, ogni giorno e ogni ora che passa, secondo una specie di principio space-time-sharing, assai più ampio del banale tempo di lavoro e tempo di riproduzione. La metropoli contemporanea è il luogo e contesto all’interno del quale non esiste un luogo e un tempo per ogni cosa, come pontificava il ruralista Ecclesiaste, ma grazie alle mille luci, adeguatamente governate, è possibile fare tutti tutto quanto, sfruttando nel modo più efficiente e intelligente le risorse. Perché lasciar vuoto un contenitore quando i suoi utenti hanno concluso la loro attività, che magari si svolge su un arco di tempo brevissimo, di poche ore al giorno? In fondo di attività ce ne sono miriadi, perfettamente adattabili a quel luogo e all’arco di tempo disponibile.

The Metropolitan Unit

Una delle idee più innovative dell’urbanistica novecentesca, quella dell’unità di quartiere, nasce proprio da una considerazione sul tempo, lo spazio, i flussi. C’è un contenitore usato molto parzialmente, quello scolastico, che potrebbe invece prestarsi a funzioni diverse. Ci sono anche gli spazi circostanti, che potrebbero essere sottratti in tutto o in parte a quei ritmi assurdi segnati da ora di massima punta e ore di morta (ma concepiti obbligatoriamente solo per la prima). L’idea nasce con l’obiettivo di ottimizzare in qualche modo lo sfruttamento delle risorse spazio e tempo, governando flussi. La stessa questione si ripropone oggi, col grande ritorno in auge degli spazi urbani centrali nella loro multipla funzionalità residenziale, economica, culturale, e rivolti a tantissime forme di utenza differenziata: nelle fasce di età, di aspettative, e nei tempi di utenza, mattutini, pomeridiani, notturni. Uno, uno solo ma assai discusso, di questi usi è quello a volte chiamato movida, passeggio chiassoso e attività di intrattenimento e consumo connesse, che disturba chi risiede in zona ma vorrebbe riposarsi o far altro. A quel genere di sfruttamento dello spazio e tempo, potremmo però affiancare anche tanti altri servizi, produzioni, nuove domande, tutte legittimamente in attesa di trovare risposta nel contenitore metropolitano. E a cui deve rispondere, per esempio, una smart city allargata anche alle forme di governo, ovvero attiva a tutto campo sulle 24 ore (non solo nei servizi di emergenza) anche nella decisione politica, che media fra gli attori e i bisogni. Uno slogan elettorale amministrativo in corso attualmente, recita «Ogni giorno, ogni ora». Potremmo, assai legittimamente, interpretarlo così: una politica attiva 24/7, magari con un assessore o più assessori «ombra», ovvero che entrano in servizio quando gli altri vanno a dormire, con piena delega.

Riferimenti:
John Henley, The stuff of night mayors: Amsterdam pioneers new way to run cities after dark, The Guardian, 21 marzo 2016

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