Esiste l’automobilista sostenibile?

Mi sto chiedendo se non dovrei imparare a guidare. Ho trent’anni e sinora mi sono trovato benissimo a spostarmi coi mezzi pubblici. Per fortuna non ho mai dovuto pormi il problema se iniziare a guidare e inquinare ogni volta che mi spostavo in città dato che appunto non sono capace. Non mi pesa di sicuro la mia esistenza più lenta e semplice, e sono piuttosto orgoglioso della fatica fatta per evitare di essere anche la causa di più viaggi in macchina, anche portandomi a casa l’arredamento in autobus. Ma ci sono alcun cose che vorrei fare in futuro, che probabilmente richiederanno di usare per forza l’automobile, tra cui tenere un cane di grossa taglia e fare un lavoro di ricerca sul campo per un dottorato in tema di mitigazione ambientale. Solo per prendere la patente, calcolo più o meno da 50 a 100 ore di emissioni (le auto che vedo usate nelle scuole guida paiono tutte a combustibile fossile). E ovviamente poi diventerei proprietario e guidatore di un veicolo. Come devo comportarmi? Per adesso pensavo di scrivere alle scuole guida invitandole a dotarsi di auto elettriche. Vostro APPIEDATO

Caro Appiedato,

Grande ammirazione per lo sforzo che hai fatto sinora per ridurre impatti ed emissioni dei tuoi spostamenti. Addirittura portarsi a casa l’arredamento in autobus? Spero per te che si trattasse di così come un paio di sedie pieghevoli e non di un divano da cinque posti in legno massiccio. Va riconosciuto anche per i lettori quanto sia ammirevole questa capacità di vivere senza avere un’auto nell’America di oggi. Sin dalla Legge Federale sulle Autostrade del 1956 e la costruzione della rete di arterie veloci tra le città del paese, aprendo la frontiera dell’urbanizzazione dispersa (nonché sventrando parecchi quartieri urbani poveri e neri) si è praticamente obbligato qualunque cittadino a risiedere in posti dove risulta molto difficile stare senza un’automobile.

Intere città vengono letteralmente modellate attorno al veicolo privato: spostarsi a piedi o in bicicletta sono cose relegate eventualmente allo sport e tempo libero, i mezzi pubblici o non esistono del tutto o sono così poco sostenuti economicamente da renderne l’uso normale per i viaggi una sorta di arte raffinatissima. Ci vogliono tanta determinazione, fortuna, capacità, per organizzarsi l’esistenza in un luogo almeno dotato di autobus, metropolitane, percorsi per le biciclette e i pedoni, in grado garantire una vita senza auto. Sono stata così fortunata da riuscirci anch’io, pur dotata di patente di guida presa da sedicenne, ma mai proprietaria di un veicolo dato che ho trascorso l’intera vita adulta a New York City.

Purtroppo però ci sono automobili dappertutto e le paghiamo care in termini di salute e benessere. I trasporti sono una delle principali fonti di emissioni, e le auto familiari e di piccolo cabotaggio merci pesano per il 58% del totale trasporti. Le automobili spargono particolato e altre forme di inquinamento in grado di indurre malattie in chi abita troppo vicino alle grandi arterie, e guarda caso si tratta sempre di quartieri poveri e abitati da persone di colore. Muoiono di incidenti stradali provocati dalle auto quarantamila americani l’anno, e sono in crescita tra quei morti i pedoni e i ciclisti. Ciò anche a causa di un atteggiamento che si può definire sociopatico da parte dei costruttori, orientati a macchine sempre più grandi, pesanti, abitacoli che non favoriscono certo la visibilità esterna, ovvero strumenti micidiali.

Anche se ci si salva dall’essere schiacciati o soffocati dalle auto e dai loro prodotti collaterali resta il fatto che si prendono fastidiosamente un sacco di posto. Possono essere orribilmente fracassone, occupare superfici enormi e preziose che si potrebbero invece destinare a case, magari economiche, corsie preferenziali per gli autobus, percorsi pedonali e ciclabili, verde, piazze per sostare e rilassarsi, luoghi di arte attività relazioni e altro. L’auto è costosa da possedere, mantenere, assicurare, ci obbliga a passare giornate da soli isolati dagli altri e dalla società. Ce n’è di che uscirne davvero pazzi! Con tutte queste controindicazioni che ho elencato magari potresti aspettarti che adesso io ti consigli che no, meglio continuare nella tua esistenza e stile di vita senza automobile, tranquillo e sicuro. Ma a quanto pare invece anche tu – come tutti quanti – potresti guadagnarci parecchio da maggiore mobilità e indipendenza del tipo di quelle offerte val veicolo privato. E io ti consiglio di prenderla, la patente, prenderti anche quel grosso cane che vorresti, e fare la ricerca per il dottorato magari continuando a pensare ad ogni occasione utile a costruire un mondo dove sia più facile fare a meno dell’auto.
Ho chiesto a Doug Gordon, uno degli animatori di «The War on Cars» (raccolta di podcast dedicati alla nostra autodipendenza) se abbia senso, imparare a guidare dopo aver con successo condotto una intera esistenza adulta senza essere obbligati a farlo. Mi ha cortesemente risposto: «Siamo convinti che le cose debbano cambiare a un livello più alto e generale» ovvero che non si sognerebbe mai di consigliare o sconsigliare a un singolo l’uso o meno dell’auto. «Ogni persona decide a seconda delle situazioni» (per la cronaca, Gordon non possiede un’auto ma guida occasionalmente per esempio per andare a trovare dei parenti).

La tua specifica situazione, caro il mio Appiedato, mi fa pensare che il tuo contributo al contenimento del cambiamento climatico possa essere egualmente positivo e importante anche se deciderai di smetterla di non guidare assolutamente mai. Trovo interessante quell’idea di consigliare alle scuole guida di dotarsi di veicoli elettrici: perché sarà anche vero che si comportano esattamente come le altre automobili in città quanto a occupazione di spazio, ma non bruciano petrolio e sono meno dannose per il clima, oltre a produrre meno inquinamento e rumore.

Tra l’altro a seconda di dove abiti potresti anche accorgerti che le scuole guida della tua area in effetti si stanno già dotando da sole di veicoli elettrici: ce ne sono che vantano e pubblicizzano questa conversione elettrica o almeno ibrida in Florida e California; il presidente della Driving School Association of the Americas, dichiarava l’anno scorso al Guardian che si tratta di una tendenza in grande crescita. S epoi non riesci a trovare un veicolo elettrico su cui prendere la patente, ci sono varie possibilità per ridurre sia emissioni che altri impatti della guida. «Se riesci a imparare su una auto elettrica è un bel vantaggio per tutti» commenta ancora Doug Gordon di War on Cars. «Un’altra cosa da fare è scegliere modelli più piccoli e meno pericolosi di un Suv».

E poi se prendi la patente non è detto che tu poi debba per forza comprarti la macchina: ti ricordo che le due cose non sono così automaticamente legate. Le scelte non devono essere tanto meccaniche, basta possedere una bussola comportamentale funzionante per orientarsi verso qualcosa di diverso dal correre a comprare l’automobile appena si ha la patente: dato che sei stato tutta la vita senza, sono fiduciosa che riuscirai a restare così. Potresti per esempio usare i mezzi pubblici per la la normale mobilità quotidiana, e noleggiare un’auto o chiederla in prestito per quelle tue ricerche sul territorio, o per portare il cagnone dal veterinario. Ci sono varie offerte di car sharing proprio rivolte al trasporto animali domestici come quella di Zipcar, alcune con l’obbligo di utilizzare gabbie per i cani, dovresti fare qualche ricerca per scegliere la più adatta (a te e al cane). Dovresti anche pensare a un addestramento specifico del cane a seguire la bicicletta negli spostamenti più brevi, sempre che tu ti senta abbastanza al sicuro con o senza piste ciclabili e un cane legato alla bici nella tua area.


Anche se poi dovessi finire per comprare o pagare in leasing un’auto perché vai in una zona a insediamento disperso per il tuo lavoro di ricerca, oppure perché ti convinci che ti aiuta molto a vivere, ciò non significa automaticamente diventare un nemico del clima. Consiglia Doug Gordon: «Non trasformarti in un altro di quelli che vogliono ostacolare ad ogni costo chi possiede l’auto, o magari chi si oppone alle piste ciclabili sulla propria strada o alle corsie privilegiate dell’autobus». Magari partecipa alle associazioni per nuovi percorsi ciclabili e linee di trasporto pubblico, scrivi lettere a consiglieri municipali e Sindaco sulle alternative all’auto privata. Si può vivere come si deve nel mondo di oggi – e per tantissimi ciò significa girare in auto – e contemporaneamente lavorare per un mondo migliore.

Indovino dalle tue argomentazioni che ci hai riflettuto a lungo, sul tuo impatto ambientale personale. Certo è una tentazione forte, nel nostro modo di pensare individualista, inseguire l’auto-immolazione malamente contrastando il cambiamento climatico, ovvero guidando il meno possibile, volando il meno possibile, consumando meno corrente, carne, ripulendosi la coscienza. Ma anche milioni e milioni di consumatori coscienziosi non lo risolveranno, il cambiamento climatico, a meno di spingere perché il governo e altre grandi entità mettano fine al sistema dipendente dai combustibili fossili, sostituiti da alternative pulite, giuste, eque. Sembra giustificazionista rispetto ai combustibili fossili oggi, imparare a guidare, ma può essere invece un modo di contribuire pur sempre al miglioramento della società.
Non perdere di vista il quadro globale, e dai una carezza al tuo cane da parte mia.


da: Grist, 1 luglio 2021 – Titolo originale: I hate cars. Should I learn to drive anyway? Traduzione di Fabrizio Bottini

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