Il compito dell’urbanista (1928)

IMG_7894Poiché sempre di più si va diffondendo anche in Italia la coltura urbanistica, e poiché di urbanismo ormai si parla molto e da molte parti non è inutile qualche riflessione sui limiti e sulla portata della nuova scienza, quale essa è venuta formandosi sulla base dell’esperienza, e sulla sintesi dei risultati delle opere compiute. Non è inutile, pensiamo, poiché appunto in questo momento di rinascita di studi urbanistici è bene che dall’urbanismo non si pretenda più di quanto esso possa dare, e pure non è bene che su di esso si sovrappongano superfetazioni che devierebbero i novelli cultori di urbanismo dagli scopi principali che la nuova scienza si propone, rendendone più difficile il raggiungimento. L’urbanismo considera città e regioni nel loro assieme: ne promuove la sistemazione organica in modo che i luoghi in cui devono sorgere le case si trovino nelle migliori condizioni perché l’abitare riesca agevole, comodo igienico.

L’urbanismo in certo modo precede l’opera dell’architetto, perché predispone il terreno su cui l’architetto edificherà le case. L’urbanista crea possibilità, che poi l’architetto potrà sfruttare nel modo migliore: prepara aree da fabbrica, piazze, strade, parchi e impianti accessori; considera le questioni di carattere generale, ma non entra nella costruzione delle singole case, dei singoli parchi, dei singoli giardini, lasciandone il compito all’architetto; così come l’ingegnere costruisce le case prevedendo la possibilità di collocarvi il mobilio, di crearvi effetti decorativi, l’abilità dell’architetto saprà risolvere nel modo più geniale. L’opera dell’urbanista può intendere alla formazione di nuove agglomerazioni, siano esse città giardino o città satelliti, o città di nuova formazione; può mirare all’ampliamento di città esistenti per sopperire all’accrescimento della popolazione, può curarsi della sistemazione di aree rese libere da precedenti utilizzazioni, come impianti ferroviari, come fortificazioni abbondanti; può cercare il risanamento di quartieri insalubri mediante rifabbrica con diversa formazione della rete stradale; può infine risolvere i problemi di traffico e di circolazione urbana colla creazione di nuove strade, e colla sistemazione di piazze e strade esistenti.

In via accessoria l’urbanista non deve omettere di occuparsi di quegli impianti che facilitano il traffico, tutelano l’igiene della città, provvedendo all’eliminazione dei rifiuti. Quindi l’urbanista nelle loro linee generali deve considerare l’insieme dei trasporti urbani, l’impianto e la sistemazione delle strade, la provvista, di acqua potabile, le fognature, i servizi di nettezza urbana, la posa delle innumerevoli condotte sotterranee che una città moderna richiede, la costruzione infine degli edifici necessari alla rete urbana, quali stazioni, mercati, uffici governativi e comunali, chiese, scuole, teatri, biblioteche, macelli, ospedali, cimiteri, centrali elettriche e di gas, giardini sportivi, parchi e via via. L’opera dell’urbanista è in primo luogo economica. Il limitare la fabbricazione a determinate frazioni dell’area, così come è richiesto dall’igiene, ha influenza sul valore dell’area e quindi sul costo delle abitazioni; pure influenza ha la giacitura e la forma dei terreni da fabbrica.

Una buona scelta del tipo di fabbricazione da adottarsi può giovare a correggere i danni economici che possono derivare dalle limitazioni imposte dall’igiene; un buon correttivo può essere costituito dai mezzi di trasporto, che possono ridare alle aree parte del valore che loro si toglie sia colle restrizioni di fabbricazione, sia colle spese necessarie a munire le aree di accessi e di fognature. Il rendere di pubblica proprietà vaste estensioni di terreno, l’impedire che i singoli profittino dell’aumento di valore dei terreno non dovuto ad operar loro, sostituendo alla vendita l’enfiteusi è è pure compito dell’urbanista: e sorgono qui problemi assai più complessi per risolvere i quali l’urbanista deve associarsi a chi sia profondo in scienze economiche.

I problemi igienici che rientrano nella sfera d’azione dell’urbanista mirano soprattutto a combattere i pericoli derivanti dalla coabitazione degli uomini. Il terreno su cui abitiamo, l’aria che respiriamo, l’acqua che usiamo devono conservarsi in stato di purezza per quanto possibile, e devono esserci offerti in sufficiente quantità. Occorre quindi evitare la formazione di strade esposte ai venti dominanti, favorire la costruzione di case non troppo alte, creare spazi a verde, prati, giardini, parchi, campi da gioco; prevedere bagni, combattere la diffusione del fumo e la molestia dei rumori, collocando gli stabilimenti industriali in località dalle quali i venti dominanti non possano portare il fumo sui quartieri di abitazione, adunando le industrie rumorose in località lontane dalle abitazioni; provvedere a buone pavimentazioni stradali, che non diano né rumore né polvere, curare l’impianto di acquedotti e fognature, prevedere il modo di allontanamento dei rifiuti; studiare l’ubicazione dei macelli e dei cimiteri.

Lo studio del traffico, e dei suoi probabili sviluppi nel futuro, è compito dell’urbanista, che deve dare un indirizzo alle forze che agirebbero disordinatamente. Senza un piano sistematico che preveda almeno l’organismo delle arterie principali e dei singoli quartieri, non è possibile preparare un razionale sviluppo al traffico della città di domani. Devono pure esaminarsi le proprietà dei singoli terreni per stabilirne l’uso più confacente alle loro caratteristiche. Così, ad esempio, terreni acquitrinosi o comunque non capaci di portare pesanti edifici converrà siano destinati piuttosto a parchi, o a simili impianti di uso pubblico piuttosto che a costruzioni. Le bassure solcate da canali potranno sistemarsi a giardini con laghetti e stagni. Si dovrà infine determinare il tipo di costruzione delle singole località e le relative norme edilizie a seconda che il terreno per la sua ubicazione, per la vicinanza a stazioni ferroviarie o a corsi d’acqua, per la possibilità di raccordi, torni meglio adatto alla costruzione di case di abitazione o di stabilimenti industriali, di casette isolate o di case a parecchi piani, di case con cortile o di edifici isolati, a quartieri commerciali od a abitazioni; usi tutti che hanno esigenze diverse e che l’urbanista deve nel modo migliore conciliare colle condizioni naturali del terreno. Anche la scelta della giacitura altimetrica delle strade è compito dell’urbanista il quale deve tener conto del livello delle acque sotterranee per determinare il livello più conveniente da stabilirsi per le strade, con che si eviteranno notevoli maggiori spese per le fognature e gli scarichi delle acque.

L’urbanista deve occuparsi poi del traffico stradale determinando strade e piazze tenendo conto delle linee di traffico e dei tipi di traffico attuali o prevedibili nel futuro. Scegliere la linea più conveniente per la rapidità del traffico, linea che non è sempre la retta, perché devono considerarsi molte circostanze accessorie, è compito dell’urbanista. Ancora l’urbanista che ha fissato la distribuzione dei vari quartieri deve prevedere una rete stradale che tenga conto appunto della destinazione dei singoli quartieri. A seconda del tipo di traffico che devono soddisfare, darà alle strade le caratteristiche di arterie principali o di strade secondarie, di strade commerciali o destinate a disimpegno delle abitazioni, e fisserà corrispondentemente i profili trasversali dei singoli tipi. Per favorire un buon deflusso delle acque là dove il terreno sia accidentato si dovrà provvedere a che vi siano strade che seguendo le quote più basse degli avvallamenti, congiungendo tra loro i punti più bassi del terreno, lasciando invece alla fabbricazione i punti più elevati.

In generale dovrà l’urbanista fissare il tracciato delle strade attenendosi esclusivamente a criteri di necessità, opportunità, varietà e bellezza senza preconcetti a favore della linea retto o della curva. Deve decidere poi l’urbanista sulle dimensioni degli isolati. Tali dimensioni sono diverse a seconda che si abbia fabbricazione aperta, semiaperta o chiusa; a seconda che si tratti di case operaie, o pel ceto medio, o di case di lusso; a seconda che si tratti di quartieri commerciali o industriali, di casette o di case a parecchi piani. Le dimensioni degli isolati sono in rapporto colle norme edilizie che regolano la fabbricazione. In relazione a tali dimensioni potranno stabilirsi la profondità delle costruzioni eseguibili a partire dal margine stradale, così da conciliare l’economia coll’igiene. Deciderà anche l’urbanista sulla convenienza di distinguere l alinea di fabbrica dalla linea stradale in modo da formare davanti alle case zone di rispetto sistemate a giardino; e deciderà sull’opportunità di fissare allineamenti paralleli alla linea stradale che determinino il limite oltre il quale non devono spingersi le costruzioni.

Vi è poi un complesso di questioni economico-amministrative che richiede l’attenzione dell’urbanista. In primo luogo egli deve conoscere il meccanismo delle leggi che regolano l’espropriazione; deve conoscere come si possa provvedere alla sistemazione di confini così da rendere possibile la costruzione di area che l’agricoltura a confini irregolari e poco fruibili. Poi deve occuparsi della complessa materia dei regolamenti edilizi che collo studio dei piani regolatori costituiscono una unità inscindibile, come del resto risulta da quanto si è detto sulle dimensioni degli isolati e sulla distribuzione dei diversi quartieri.

L’urbanista che avesse assolto i compiti che sopra abbiamo elencato, avrebbe fatto solo dell’urbanismo metodico e teorico. Non bisogna dimenticare che l’urbanismo è un’arte e come tale deve dare espressione al senso estetico in quanto riguarda la formazione dei nuovi quartieri e la decorazione dei quartieri esistenti. La coabitazione di molti uomini su unbreve spazio è in genere anti-igienica ed anti-estetica. È l’urbanista che deve coll’arte sua provvedere a rendere gradita tale coabitazione, ad eliminare gli inconvenienti, a valorizzare i vantaggi. È l’urbanista che poggiandosi sulla realtà delle cose, tenendo conto dell’esperienza, correggendo le tendenze naturali dei fenomeni deve conciliare scienza e pratica e dare agli uomini il mezzo di convivere bene, igienicamente, economicamente.

da: La Casa, marzo 1928
Immagine di copertina: il rifacimento di Piazza San Babila, da Città di Milano, febbraio 1928

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