Il garage status symbol

Useful Garages, 1956

WESTBURY, NewYork – Angela Aloi cominciava il giro della sua nuova casa familiare da sogno a Long Island nello stesso modo di tanti orgogliosi proprietari suburbani.
Guidava i visitatori tra le varie icone del benessere che ornano la casa in stile coloniale: il
foyer su due piani, il bancone della cucina in granito e le finiture in acciaio inossidabile, il patio in pietra e legno di acero. Ma quando si arrivava al soggiorno – appena passato il grande schermo televisivo e il bar di marmo – faceva una rapida giravolta, usando il proprio corpo per nascondere la porta che va in garage, quasi fosse un lucchetto umano.
«Se potevo evitarlo, nessuno doveva vedere quel pasticcio» dice. «Era una discarica. Addobbi natalizi, biciclette, vestiti, attrezzature da
boy scout, scatole e scatole di carabattole. E sei martelli, perché ogni volta che ce n’è bisogno uno dobbiamo comprarlo nuovo, visto che gli altri non si trovano. L’ho detto a mio marito: quel garage è il simbolo di una mente molto malata».
Ma alla fine dello scorso anno la signora Aloi, il marito e i loro tre figli sono finalmente riusciti a conquistare quella discarica familiare, e a trasformarla nello
status symbol all’ultima moda, il garage firmato.
La pattumiera casalinga è stata sostituita da pavimenti brillanti, fatti di piastrelle in plastica durevoli e facili da pulire, e un gruppo coordinato di contenitori di plastica antidisordine. L’insieme è così ordinato che ci stano anche il fuoristrada di famiglia, la dispensa, gli attrezzi per il giardino e il tosaerba, le cose per le attività sportive, altri attrezzi e addirittura uno spazio per il sollevamento pesi.
Sperando di evitare una valanga di battute sui rinnovi, gli Aloi non hanno detto ai vicini di aver speso 8.000 dollari per far fare il tutto a un professionista.

Ma potrebbero essere sorpresi, dalla diffusa comprensione: i proprietari di casa suburbani sono tanto pieni di ansia, sensi di colpa e impotenza per i propri garages straboccanti da aver speso un totale di 800 milioni di dollari in prodotti per l’organizzazione del garage lo scorso anno, il doppio rispetto al 2000, secondo una ricerca di mercato della Packaged Facts. Alleviare questo senso di colpa da garage può facilmente costare 12.000 dollari per volta.
La quantità di soldi spesi in rifacimento di garage dovrebbe aumentare del 10% l’anno nel prossimo decennio, facendone uno dei segmenti di mercato degli interventi di manutenzione edilizia in crescita più rapida.
La National Association of Professional Organizers calcola oltre 500 attività specializzate in questo campo, il doppio che nel 2000. Ma per chi vuole farsi da solo il lavoro, c’è un assortimento di nuovi sistemi e prodotti tale da far sembrare l’assicella coi chiodi per gli attrezzi del nonno assolutamente paleolitica.
«Negli anni ’80 ci sono stati i famosi garages della California» dice Bill West, autore di
Your Garagenous Zone: Innovative Ideas for the Garage, uno della mezza dozzina di libri sull’argomento dei garages disordinati. «Oggi. È proprio lì dentro che succede tutto».
In qualche modo, è strano che i proprietari suburbani si stiano rivolgendo proprio ora al
feng shui del garage. Secondo la National Association of Homebuilders, le dimensioni della casa media costruita negli Stati Uniti sono aumentate di oltre il 50% fra il 1970 e il 2004, anche se decrescevano quelle della famiglia media. Siti internet come eBay dovrebbero aiutare i proprietari a trasformare le proprie cianfrusaglie in contanti alimentando gli appetiti dei collezionisti di mezzo globo. Anche gli stessi garages sono cresciuti: l’83% delle nuove case costruite nel 2004 ne aveva 2 o 3, il doppio che nel 1970.

Ma la lievitazione del commercio online e l’alluvione di prodotti poco costosi di importazione ha reso sin troppo facile per gli acquisti occasionali ingorgare anche le McMansions. Così ora il paesaggio di innumerevoli lottizzazioni americane ora mostra una particolare anomalia: i garages da tre auto tanto pieni di carabattole, che le tre auto sono parcheggiate sul vialetto.
Nella casa della famiglia Costa a Shrewsbury, New Jersey, la decisione di spendere 12.000 dollari in un intervento sul garage verso la strada nasce contemporaneamente dall’esasperazione e dalla vergogna. Barbara Costa, il marito Vincent, e i tre figli, avevano ammucchiato tante cose che le macchine venivano strisciate frequentemente da bidoni della spazzatura o manubri delle biciclette. A peggiorare le cose, il garage del vicino era il ritratto dell’ordine.
«Ci si poteva mangiare sul pavimento, là» racconta la signora Costa. «È un fanatico di queste cose. Lo vediamo sempre pulire, o dire alla gente di raccogliere qualcosa. Ma quando si vede che magnifico garage ha, bisogna riconoscerglielo».

I Costa hanno tentato di risolvere la cosa da sé in un primo tempo, affittando attrezzature di tipo industriale per gestire grandi quantità di cose scartabili. Ma nel giro di qualche mese, il garage era di nuovo un ammasso confuso.

Verso la fine dell’anno scorso, la situazione è diventata tanto al limite che i Costa hanno pensato ad una soluzione radicale, aggiungere una terza ala al loro garage per due auto. È allora che hanno visto il volantino pubblicitario di una ditta che organizzava garages, e hanno deciso che anche quel prezzo piuttosto caro era comunque più economico di una nuova costruzione.
«E speriamo che resti così – dice la signora – altrimenti dovrò andare a chiedere consulenza al mio vicino».
Non ci sono dati affidabili per stabilire quanti garages rinnovati siano stati in grado di contenere la marea inesorabile di nuovi oggetti nel lungo termine. Ma il sito web della National Association of Professional Organizers Web offre provocatoriamente qualche incoraggiamento, citando un sondaggio fatto dalla compagnia di mobili Ikea nel 2001, che inesplicabilmente afferma come il 31% degli intervistati abbia dichiarato di trarre più soddisfazione dalla pulizia del ripostiglio che non dal sesso.
Barry Izsak, presidente dell’associazione, afferma che anche se alcuni consumatori possono essere riluttanti a pagare per una consulenza professionale, costo fino a 200 dollari l’ora, raramente sente di reclami da parte dei proprietari di garages che si buttano nell’impresa.
Izsak dice che il problema centrale per i garages con questi problemi è la mancanza di un’idea chiara. Si tratta di uno dei pochi spazi usati da tutti, in famiglia, spesso il più grande della casa, ma è uno spazio privo di struttura il che lo trasforma in un pigliatutto. «La gente tiene tutte queste cianfrusaglie inutili, come cataste di
National Geographic alte due metri mezze mangiate dai topi e colonizzate dagli scarafaggi» dice Izsak.
«È solo una stravaganza».

Peter Walsh, psicologo che si è guadagnato la fama professionale di celebrity organizer come partecipante al programma televisivo via cavo Clean Sweep per quattro stagioni, ha ampliato il proprio campo dalla cura dei sintomi del disordine allo studio delle sue cause.
«C’è un’orgia consumistica in questo paese» dice Walsh, che sta per pubblicare un libro dal titolo
It’s All Too Much (Free Press), sulla psicologia dell’ammucchiare cose. Walsh riconosce di essere una voce solitaria nell’auspicare una nuova epoca di ascetismo americano.
«È la società dell’Io-Extralarge» dice. «Quindi ci vorrà un po’ di tempo».
Intanto, la comunità degli organizzatori professionisti può trovare conforto in persone come Cary Africk di Montclair, New Jersey, riordinatore recidivo. Qualche anno fa, ha incaricato una ditta locale, la In Order, di scavare nell’alluvione di carte del suo studio di ingegneria. Ha funzionato così bene che li ha richiamati l’anno dopo a bonificare l’ammuffito seminterrato. L’anno scorso, Africk li ha chiamati per farsi riportare il mucchio di cose che una volta stava nel suo garage.
Africk sostiene che, finché la società americana continuerà a inondare le persone con carte e oggetti, lui sarà disposto a pagare per tutto l’aiuto organizzativo che riesce a trovare.
«Credete che ci sia qualcuno, là fuori, che possa aiutarmi a trovare un senso in tutta la spazzatura di files del mio computer?» dice.

da The New York Times, 20 febbraio 2006; Titolo originale: After $12,000, There’s Even Room to Park the Car – Traduzione di Fabrizio Bottini
Si veda anche il più organico saggio sulla cultura popolare che abbiamo intitolato qui «
Abitare in Tavernetta» del 1976 

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