Il sogno della città ideale (1897)

ideal_cityAmo immaginare la Nuova Città, la città sul Pacifico che sorge sulla sponda della baia di Topolobampo, a Sinaloa, ai margini del Golfo di California nel Messico nord-occidentale. Amo immaginare i cittadini associarsi per questa vitale impresa in un solo grande soggetto attraverso cui costruiscono, da sé e per sé stessi, la più magnifica bella e grandiosa città del mondo, un palazzo in un parco, una città dove la metropoli vera e propria, con tutti i suoi servizi la cultura gli svaghi, e la campagna coi suoi pascoli, il verde e la frescura, si combinino. Una città di mare, dove godere della spiaggia, pescare, andare a vela, significa spostarsi a solo un’ora dai luoghi di attività scambi r residenza; dove ogni cittadino è datore di lavoro di sé stesso, ha a sufficienza delle ricchezze di questo mondo, e a disposizione abbondanza di tempo libero per godersi i meritati piaceri della vita e i vantaggi della modernità.

Amo immaginare una città progettata, realizzata e gestita con ordine, regole e autorevolezza dal principio alla fine — a partire da un piano ben concepito, migliorato e discusso prima di iniziare i lavori — dalla costruzione dei moli in pietra, delle gigantesche fortificazioni a mare verso lo Stretto di e la Baia di Ohuira, l’escavazione dei canali per la sistemazione e il consolidamento della sponda, palme piantate a filari, edifici modello, grandi viali alberati, insediamento e miglioramento di utili attività produttive in zone speciali a tale scopo, costruzione e arredamento di alloggi per ciascuna famiglia, via via a partire dal centro a espandersi nelle quattro direzioni, sino alla più remota pianura, a costituire uno dei territori più salubri per abitare mai concepito nella storia umana.

Amo immaginare una città ben concepita e progettata, realizzata con cura sino ai più minuti dettagli, in cui ogni ora di lavoro dedicata dai suoi cittadini per sbancare terreni, colmare avvallamenti, recintare uno spazio, così come a fabbricare una scarpa o altro oggetto,o a coltivare patate, sia davvero necessaria a tutti coloro che hanno deciso di appartenervi.

Amo immaginare tutti i cittadini di questa metropoli, tanto ben organizzata e costruita, ciascuno o ciascuna intento a ciò che meglio gli riesce di fare, per collaborare al progetto che tutti hanno deciso, e il tempo libero che duri almeno otto ore per ciascun lavoratore, lasciando così comunque ancora un terzo della giornata lavorativa per riposare, e il Sabato sacro da dedicare a sé stessi e alla vera santità del più sacro fra tutti i templi, che è la casa, all’adorazione delle sue divinità, dei santi del focolare domestico, che sono la moglie e i figli.

Amo immaginare almeno diecimila famiglie, o anche di più, così intelligenti da unirsi, e insediarsi in questo così ben concepito spazio, in questa città commerciale e industriale sulla sponda dell’oceano, che conterà funzionari e rappresentanti, che avrà un Deposito Centrale dove ciascuno e ciascuna possa consegnare la propria forza lavoro, o il frutto del proprio lavoro, e riceverne in cambio adeguata annotazione nei registri cittadini, così che qualunque prodotto o servizio utilizzato a scopo privato sia poi addebitato sul quel credito del cittadino.

Amo immaginare migliaia di nuclei familiari convinti ad agire secondo un unico orientamento, un unico metodo di governo municipale e forme di pagamento; che siano del tutto indipendenti dal mondo esterno per quanto riguarda il denaro, i posti di lavoro, le abitazioni, il cibo, i vestiti e tutto quanto è essenziale; ma che siano anche interdipendenti tra loro per tutti quegli scambi di cose che non desiderano più, per le merci in sovrabbondanza arrivate dall’esterno che possano desiderare: insomma per tutto quanto non è essenziale e che si chiama lusso, ma che si può se necessario godere senza causare alcuna sofferenza o disagio ad altri cittadini.

Amo immaginare una città dove la proprietà privata sia separata da quella municipale, dove le abitazioni e ciò che contengono, i veicoli, le barche, le biciclette, gli attrezzi come il tornio a pedale o la macchina da cucire, siano privati; ma dove la terra e ciò che contiene, le strade, i mezzi pubblici, l’energia elettrica, l’acqua, il riscaldamento, il gas, le strutture dei mercati, gli alberghi, teatri, lavanderie, ristoranti, tutto sia collettivo e gestito dalla città, dai e per i cittadini.

Amo immaginare una città dove chi produce è proprietario o proprietaria del prodotto; dove l’amministrazione tiene per sé tutto quanto è collettivo e serve al benessere di tutti: una città dove la proprietà privata sia sacra, e anche quella pubblica sia sempre tutelata contro le possibilità di monopolio, perché sia davvero a vantaggio di tutti.

Illustrazione di copertina da: Charles W. Caryl, New Era: Presenting the Plans for The New Era Union To Help Develop and Utilize the Best Resources of this Country

Testo originale: A dream of an ideal city, Murdoch & Co, Londra 1897 – Estratto e tradotto da Fabrizio Bottini

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