Uno dei giochetti online più in voga tra gli osservatori di quel che succede a Washington, nell’epoca del MAGA-2, è provare a indovinare che forma assumeranno le facce dei protagonisti … che forma diversa. Sempre più succede coi maschi di questi tempi. A volte si tratta di cambiamenti piuttosto ovvi: Quando l’ex esponente Repubblicano della Florida Matt Gaetz l’anno scorso aveva mostrato in pubblico un viso totalmente modificato, era toccato ai dermatologi provare a spiegare le procedure sospette su TikTok e i giornali di pettegolezzi. Ma a volte si tratta di cambiamenti più sottili: un soffio di giovinezza difficile da focalizzare, una espressione di vigore che non si colloca esattamente. Negli ultimi tempi i sospetti si sono concentrati sulle mascelle. Sia su internet che nell’universo del giornalismo da rotocalchi, non è difficile trovare speculazioni sulla mascella di chiunque, dai figli di Trump a Elon Musk. Se si guarda la televisione chiedendosi se questo o quel personaggio della Capitale ostenta una mascella più decisa e squadrata … beh probabilmente si indovina.
Chirurghi e dermatologi che lavorano per il ceto dominante di Washington non si lasciano certo scappare segreti professionali sui propri pazienti; qualcuno programma strategicamente gli interventi lontano dai lavori delle camere e commissioni, molti addirittura si allargano fino a far evitare che quei pazienti non vengano visti neppure quando entrano in ufficio, usando sistemi da film giallo come porte le secondarie nascoste. Ma fanno anche capire che certo, nel mondo della politica e del potere, la mascella oggi va fortissimo. «Una mandibola marcata e mento sporgente sono de rigueur a Washington» spiega la dottoressa Tina Alster, dermatologa delle alte sfere nel suo studio di K Street. Nell’ultimo paio di anni, ricorda, la quantità di pazienti maschi che hanno chiesto mascelle più definite è abbondantemente raddoppiata, dal 10% al 50%.
Mascelle e menti pronunciati hanno da tempo un certo fascino bipartisan, confermano Alster e altri medici della capitale, per la necessità di apparire più giovani sui social media e gli schermi ad alta definizione, nei vertici di qualunque tipo di amministrazione. «Nessuno vuole apparire debole» mi scrive Alster in una email, «né davanti a un obiettivo che riprende (né dal vivo!)». Ma qualcuno sospetta che oggi quel valore sia particolarmente aumentato, quando c’è sempre la possibilità che il Capo Supremo con la sua ossessione televisiva possa guardare una tua performance mediatica, dopo che il succitato aveva ribadito più e più volte quanto ammira le belle facce. La mascella squadrata si inserisce anche dentro la Washington politicamente pugilistica di Donald Trump: se il tuo compito è di aggredire, forse vorresti assomigliare più a un Rottweiler che a un mite Shih Tzu.
C’è poi il fatto che la mascella volitiva è consolidato simbolo di cultura da caserma o spogliatoio, che pare assai influente nella politica di oggi. Influencer e podcaster di tonalità macho esercitano a volte più potere dei politici eletti. La sconfitta alle elezioni di Kamala Harris nel 2024 viene addebitata spesso ad un solo episodio: la partecipazione al podcast di Joe Rogan. Trump deve al sua vittoria ai giovani maschi, e i Democratici stanno provando in ogni modo a riconquistarseli di nuovo con strategie mirate. Detto in altri termini entrambe le parti vogliono rivendicare l’elettore maschio. Ma come si fa con un mento sfuggente? I medici quel collegamento tra virilità, potere e allineamento della mascella l’hanno fatto da molto prima dell’ascesa al potere o dell’ingresso in politica di Trump. Mentre si preparava la campagna presidenziale del 2012, un chirurgo plastico di Indianapolis sul suo sito web osannava protervo la squadratissima mascella dell’allora governatore del Texas, Rick Perry, che correva per la presidenza. «Il governatore ha quel dono naturale, ma per chi è meno fortunato sono disponibili comodissimi interventi di modifica».
Perché quel ritornello funziona tanto bene? «Credo che le persone colleghino il mento volitivo ad autorevolezza, affidabilità, leadership, onestà» ritiene il chirurgo plastico di New York Darrick Antell, che ha cominciato 14 anni fa a studiare il fenomeno. Raccolto immagini Google degli Amministratori Delegati dell’elenco Fortune 500, calcolato le misure e proporzioni dei visi, valutato come il 90% aveva linee di mandibola e di mento marcate, rispetto al 40% della popolazione. Oggi Antell dice di effettuare 150 interventi chirurgici sul mento, inserendo una protesi in silicone a forma di ferro di cavallo attraverso una sottile incisione, che resta stabile cicatrizzandosi. Il suo sito web vanta: «Assomiglia a un CEO con interventi al mento qui a New York».
Ma nonostante queste promozioni e la potenziale domanda, gli interventi chirurgici a mento e mascella sono piuttosto rari a livello nazionale. I dati più recenti dall’Associazione Chirurghi Plastici mostrano che questo tipo di operazioni non arriva neppure allo 1% del totale di 1,57 milioni effettuate dai membri nel 2023 (quelle di gran lunga più popolari sono liposuzioni e palpebre). Si nota comunque che tra i maschi l’impianto sul mento cresce del 26% dal 2022 al 2023, e anche gli interventi sul collo, che influiscono molto sulla linea della mascella, aumentano del 13%. La grande innovazione di Strong Jaw, Inc. sono i progressi delle opzioni non-chirurgiche: trattamenti in radiofrequenza in grado di modificare l’aspetto della cute; o con l’acido ialuronico per definire la linea della mandibola. Operazioni senza tagliare che vantano anche tempi di recupero rapidissimi, secondo il dottor Alan Matarasso, presidente della Plastic Surgery Foundation, ente di ricerca legato alla American Society of Plastic Surgeons. Basta una infiltrazione «e puoi uscire direttamente dall’ambulatorio e andare in ufficio con meno tempi di recupero che per un intervento del dentista».
Il che risulta un grande vantaggio in una città dove la discrezione è merce preziosa. «I miei pazienti sono molto chiari nel non voler certo uscire da qui apparendo trasformati, vistosamente diversi, e vogliono da me risultati che non appaiano tali» spiega la dermatologa Noëlle Sherber, che ha notato «un costante incremento di maschi che cercano procedure di evidenziazione della mascella» nel suo ambulatorio sulla Quindicesima Strada condiviso col marito chirurgo Dr. Ariel Rad. Nel 2017, Washingtonian riferiva che le richieste di rafforzamento della linea della mascella crescevano del 250% rispetto all’anno precedente, nello studio dermatologico Dr. Elizabeth Tanzi di Chevy Chase. Ancora oggi secondo Tanzi è altrettanto alto l’interesse.
E come con tutte le pratiche cosmetiche della capitale Sherber e Rad usano il discreto espediente. Rad esegue l’intervento a collo e linea della mascella rafforzata e «scolpita», e Sherber segue a ruota a rendere invisibile qualunque cicatrice. Le operazioni sono strategicamente programmate nei momenti di minima esposizione pubblica dei clienti, ovvero nelle pause della politica, così che nessuno possa notare qualche strano gonfiore passeggero. Anche l’ambulatorio è dotato di entrata discretamente mascherata da un negozio di cosmetici, e un’altra ancora più segreta sul retro. L’ufficio di Tanzi è pure dotato di ingresso posteriore e orari antelucani per pazienti di particolare rilievo. Alster, la cui clientela va dai candidati politici ai giornalisti televisivi, è dotato di ingresso VIP nascosto in un vicolo, la cui esistenza è oggetto di scambi del tipo «Dottore non sapevo che ci fosse un ingresso sul retro» a cui Alster replica insinuante «Perché non va a vederlo e poi mi racconta?».
La clientela di Alster in genere vuole interventi che non si notano «e nessuno si accorga di niente». Ma la dottoressa si chiede anche se certo dilagare di interventi a Washington non stia diventando troppo vistoso. Durante la Convention Nazionale Repubblicana della scorsa estate, sono iniziati ad arrivare messaggi da conoscenti che chiedevano un’opinione su tutte quelle labbra gonfiate, guance lisciate, mascelle squadrate. Pochi mesi dopo The Hollywood Reporter si chiedeva allegramente se nella capitale tutti non stessero iniziando a ostentare una «Faccia da Mar-a-Lago». Il dottor Dan Belkin, dermatologo di New York che conta tra la clientela anche Martha Stewart, considera questo tipo di estetica molto sbilanciato su una certa idea di genere. In tempi culturalmente conservatori, secondo Belkin, anche la moda si sposta su espressioni tradizionali, dove i maschi cercano di rappresentare il loro stereotipo, e le femmine tornano al tipo classico. Ricorda un articolo su una rivista specializzata di chirurgia plastica che ricostruiva le tendenze di dimensione del seno su un arco di decenni; coppa-D negli anni ’50 e ’80, coppa-A nei ’70 e ’90. Adesso va molto la mascella forte tra i clienti maschi di New York: «Credo perché conferisce un aspetto più maschile».
Quando chiedo al dottor Belkin perché colleghiamo alla virilità quella linea di mascella, lui evoca il concessi di «dimorfismo sessuale», Gli umani sono una delle specie animali dove il maschio e la femmina hanno un aspetto diverso, e la mascella è uno dei punti in cui si può più facilmente enfatizzare, esagerandone le dimensioni, la propria maschilità». Quindi la mandibola squadrata, osserva, interessa molto ai soldatini sostenitori dell’amministrazione Trump, quelli che ribadiscono i valori delle differenze tra i generi o tra chi è nato in America e chi no e via dicendo. Prende in giro: «Singolare che si dichiarino tanto contrari alla condizione di trans che come loro è molto gender-affirming». La mascella pare essere anche una vera e propria ossessione per la «Maschiosfera», l’insieme di siti web, podcaster, YouTubers ed esponenti social media dilagati in quantità e ascolto da dopo la pandemia, spiega il sociologo e politologo Dan Cassino, professore alla Fairleigh Dickinson University che ricerca sull’identità maschile. Nelle discussioni su quei gruppi Cassino nota tantissimi maschi giovani accostare la mascella squadrata al successo sessuale, alla virilità.
Tutta una nuova generazione di uomini ambiziosi cala su Washington — seguendo la scia di un presidente che non risparmia lodi alla forza, all’aspetto fisico, alla determinazione — e questo fascino del mento e mascella volitivi in città può solo crescere. Pensiamo semplicemente alle discussioni di quest’estate attorno alla barba del Vice Presidente JD Vance. È bastato che Vance entrasse nel raggio dei riflettori della massima visibilità, perché nell’ambiente della politica si iniziasse a speculare sul possibile significato di quel pelo facciale: era un messaggio dalla tradizione? Voleva rompere in qualche modo con un passato di critiche a Trump? GQ ipotizzava: magari Vance vuole solo nascondere le sue guance da cherubino e la mascella per niente squadrata. Una barba, ragionava la rivista, «compensa la faccia tonda, il mento non particolarmente definito, e la linea della mascella che naturalmente si ammorbidisce con l’età». Nella Washington di Trump nessuno vorrebbe apparire così.
Il fatto è, che non ci vuole per forza la mascella volitiva per far carriera nella capitale. Pensiamo a Trump stesso, dotato di un mento tra i più sfuggenti dell’intero governo federale, ma che riesce ad esprimere tuttavia una politica di combattimento aggressivo. Ci sono altri modi oltre il look, per segnalare di essere pronti alla lotta. Umiliare il vestito del Presidente Ucraino Volodymyr Zelenskyy, per esempio. O prendersela coi giornalisti che fanno domande «maligne». O sfidare la Cina in una guerra commerciale. Sta lì la tua linea della mascella, lì si vede quanto è volitiva, dipende da quanto e come usi il potere.
da: Politico, giugno 2025; Titolo originale: The Plastic Surgery Procedure Booming Among Washington Men – Traduzione di Fabrizio Bottini



