Le infrastrutture verdi nella eco-città

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Milano – Foto F. Bottini

La realizzazione delle infrastrutture verdi deve essere considerata al medesimo livello di quelle per i trasporti, la fornitura di cibo ed energia, i sistemi idrico e di gestione dei rifiuti. Le infrastrutture verdi possono dare un contributo significativo alla realizzazione di altre forme di strutture e servizi. In realtà, le eco-città devono utilizzare al massimo le possibilità delle infrastrutture verdi alla gestione delle risorse, lasciando alle soluzioni ingegneristiche un ruolo di carattere complementare.

Nel quadro della infrastrutturazione fondamentale di una eco-città, occorre finanziare adeguatamente sin dall’inizio le infrastrutture verdi, provvedendo per la loro gestione e mantenimento sui tempi lunghi. La loro realizzazione deve essere ispirata ai seguenti principi:

1: Devono rappresentare uno degli elementi preliminari nella progettazione, costruzione, amministrazione di una eco-città. Le infrastrutture verdi devono essere al centro della forma urbana e delle specifiche scelte, ed essere parte della primissima fase di realizzazione. Non è possibile inserire infrastrutture verdi sostenibili, dopo che sono stati conclusi i progetti ed è in corso la costruzione. Questa strategie deve rappresentare parte integrante della pianificazione della eco-città.

2: Devono essere organizzate secondo una rete articolata, diffusa, continua, pianificata in modo strategico. Le eco-città devono offrire qualcosa di più che non semplici “bellezze” o spazi verdi di facile gestione. La rete delle infrastrutture verdi deve essere varia nei contesti, habitat e collegamenti, con un ampio raggio di servizi all’ecosistema. Non è possibile assemblarla unendo porzioni di superfici di ritaglio non necessarie per l’edificazione. Né realizzarla in solo uno o due ampi tratti di superficie ai margini dell’insediamento. Deve essere del tutto integrata.
La pianificazione di massima di una infrastruttura verde richiede un approccio integrato da parte di un gruppo di lavoro interdisciplinare e coordinato. Ingegneri, architetti del paesaggio, ecologi, esperti di gestione dei parchi, urbanisti, sono alcune delle competenze principali per la riuscita di una strategia del genere. Anche le amministrazioni locali, le competenze statali e la proprietà dei terreni devono collaborare col costruttore per l’attuazione.

3: Devono essere inserite nei calcoli sui valori dei terreni, le densità residenziali, la struttura urbana. Ciò in una condizione ideale verrebbe prima degli accordi sulla destinazione delle superfici o la loro trasformazione, e sicuramente prima dell’inizio della pianificazione generale.Se si vuole che vegano tradotti in infrastrutture verdi valori sufficienti, i costruttori devono sapere quali sono i propri obblighi in materia prima di portare a termine l’acquisizione delle superfici, così da poterne tener conto nel prezzo da offrire alla proprietà.

4: Devono essere accessibili alla popolazione locale e offrire un’alternativa per muoversi.Le I.V. di una eco-città devono essere spazi aperti attraenti, accoglienti, accattivanti, in cui gli abitanti possano sentirsi sicuri, e in grado di rispondere ad una serie di bisogni. Bisogni che comprendono il contatto con la natura, il gioco e il tempo con gli amici all’interno del quartiere per i più giovani, la possibilità per tutte le fasce di persone di muoversi con sicurezza a piedi o in bicicletta per tutti i piccoli spostamenti. Le infrastrutture verdi devono offrire ottime occasioni di pedolalità e ciclabilità, nel tempo libero e per muoversi, percorsi rapidi dalle abitazioni ai servizi, che contribuiscano a scoraggiare l’uso dell’auto privata.
Per garantire un’accessibilità a tutti, si devono utilizzare strumenti progettuali comprensivi: ad esempio segnaletica chiara, separazione fra corsie pedonali e ciclabili, orientati alle necessità di disabili, non vedenti, anziani. L’arredo urbano, come nel caso delle panchine, deve essere anche adatto a chi soffre di problemi di demenza senile.

5: Devono essere progettate rispecchiando ed enfatizzando in caratteri distintivi dell’area, paesaggi, habitat. Devono anche essere al servizio di priorità e strategie locali di gestione ambientale: ad esempio l’efficienza energetica, la produzione di alimenti, un sistema di drenaggio sostenibile. Le eco-città saranno nuovi insediamenti di norma in aree dismesse recuperate, o comunque prive di classificazione ad area di interesse naturale o paesistico.

Ad ogni modo, non esiste un luogo in Inghilterra che sia privo di caratteri di interesse ambientale, storico, culturale. Che possono comprendere antichi tradizionali filari di siepe, quanto resta di insediamenti precedenti, spazi aperti storicamente utilizzati dalla comunità locale. Alcuni siti dismessi contengono contesti particolari di flora o fauna. Ciascuna eco-città deve essere dotata di un proprio Biodiversity Action Plan (BAP), ai sensi delle indicazioni nazionali a proposito, di “ Open mosaic habitatssu aree che sono state già edificate”. Saranno utilizzati anche criteri di valutazione degli elementi di paesaggio locale.

La conservazione di tali caratteri entro la cornice delle I.V. arricchisce la eco-città di elementi del sistema già maturi, ricchi di diversità e particolarità, che contribuiranno a stimolare una forte identità degli spazi. Il mantenimento di habitat e spazi già esistenti offre anche un “bacino di coltura” perché le comunità vegetali e animali possano colonizzare i nuovi ambienti aperti contribuendo così a proteggere le risorse genetiche del luogo: elemento chiave, questo, della biodiversità.

Le eco-città saranno un modello di efficienza energetica dal punto di vista della progettazione e gestione. Una rete di infrastrutture verdi può sostenere progetti locali di microgenerazione, come il riscaldamento da biomasse, oltre alla produzione e consumo locale sostenibile di alimenti. Le I.V. devono anche svolgere un ruolo centrale nella gestione delle acque superficiali e nella progettazione edilizia: ad esempio per sistemi di drenaggio sostenibile e coperture verdi. Per farlo efficacemente, esse devono estendersi in ciascun quartiere, ed essere concepite per affiancarsi all’idrologia naturale e drenaggio, nel contesto regionale delle pianure alluvionali e bacini fluviali. […]

7: Devono essere multifunzionali.Una rete di infrastrutture verdi deve dimostrare una piena “multifunzionalità”. Si tratta di un concetto semplice ma molto importante, che mira all’integrazione e interazione fra le varie funzioni, localmente e in tutta la rete delle I.V. È l’elemento chiave per la realizzazione di tutti i vantaggi, in modo sostenibile, dalla superficie a disposizione della eco-città e del suo contesto. La multifunzionalità è una inversione di tendenza rispetto all’approccio tradizionale di uso del suolo dell’urbanistica, che tende a distinguere spazi e funzioni. Le infrastrutture verdi multifunzionali di una eco-città possono essere considerate anche come applicazione di un “approccio per ecosistemi” all’ambiente urbano. Approccio che è stato definito “strategia di gestione integrata di suolo, acque, vita, tale da promuovere conservazione e uso sostenibile equo [e che] riconosca come gli esseri umani, con la propria diversità culturale, siano componente integrale di molti ecosistemi”.

8: Si devono realizzare attraverso una pianificazione e gestione coordinate, che coinvolga trasversalmente gli uffici e le circoscrizioni dell’amministrazione locale.Le infrastrutture verdi nasceranno da una stretta collaborazione fra gli uffici tecnici locali e il costruttore. Ma sit rata di una collaborazione che deve coinvolgere tutti coloro che sono responsabili degli spazi verdi, le responsabilità ufficiali dell’amministrazione per la biodiversità, chi si occupa di opere pubbliche ecc. […] Nei casi in cui la eco-città si trova a cavallo fra più circoscrizioni, tutte le amministrazioni locali interessate devono convergere verso un’unica visione e strategia per le infrastrutture verdi.

9: Devono essere in grado di realizzare connettività materiale e funzionale fra tutti gli ambiti e livelli della eco-città, e oltre nello spazio regionale.É essenziale che ciascun singolo spazio verde agisca in quanto parte di una rete più ampia e che la rete delle infrastrutture verdi comprenda ogni ambito sia pubblico che privato. Connettività non significa necessariamente collegamento materiale diretto fra i siti, anche se questo aspetto della continuità è quello prevalente. Può essere sufficiente la semplice prossimità, per l’integrazione funzionale di un singolo spazio nella rete più ampia. Per esempio, alcune specie possono spostarsi anche fra spazi non direttamente collegati, se la distanza non è eccessiva. Anche il vede privato funge da utile “stepping stone”, informale corridoio per flora e fauna. Ambiti separati ma prossimi possono agire insieme nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico.  […]

I vantaggi alla salute e alla comunità

Futuri abitanti e nuovi arrivati devono essere informati di quali infrastrutture verdi siano disponibili. Comunicazione e promozione devono spiegare dove si trovano, il ruolo nella vita quotidiana, quali parti siano utilizzabili per il tempo libero e mantenere buona salute. La partecipazione dei cittadini alla realizzazione e mantenimento delle I.V. deve possibilmente cominciare dal momento della progettazione in poi, e coinvolgere giovani, disabili, e tutti coloro che sono di solito esclusi. Si devono incoraggiare gli abitanti a partecipare alle attività di sostegno e gestione delle loro infrastrutture verdi: ad esempio per seminare i prati con sementi raccolte in loco, o fieno verde, o nella coltivazione di orti.

Gli abitanti che arrivano in un secondo tempo possono essere coinvolti nelle fasi finali di creazione e nell’evoluzione della rete. Si deve creare l’occasione perché i gruppi di cittadini svolgano un ruolo trainante e proprietario nella gestione e realizzazione degli spazi verdi, specie quelli minori a scala di quartiere. Le aree destinate a orti (richieste ufficialmente) rappresentano automaticamente un forte elemento di appartenenza e gestione diretta per tutta la comunità. Si raccomanda una quantità minima di 20 lotti da 250 metri quadrati ogni 1.000 nuclei familiari.

Gli operatori sociali di comunità possono contribuire a formare gruppi di “amici” collegati all’intera rete o ai principali spazi, come i Country Parks. Gruppi che possono formalizzarsi in associazione senza scopo di lucro, utilizzare e relative finanziamenti, e avere così le risorse necessarie alla gestione e intervento sulle I.V. e gli spazi già esistenti.

Ci sono esperienze in questo senso di grande successo in Germania (Kleingartenvereine, Schrebergartenvereine), e si potrebbe utilizzare il modello riprodotto nelle eco-città, specie per chi abita in appartamento e non avrebbe altro spazio all’aperto. Organizzati secondo il principio degli orti, potrebbero essere utilizzati per produrre alimenti, ma anche essere concepiti e gestiti in concessione o licenza, a uso di tempo libero, sosta, produzione di ortaggi, secondo regole e criteri predefiniti. Fattorie urbane, orti, giardini, parchi, sono sempre più considerati e riconosciuti come esempi di qualità superiori determinate dagli abitanti. L’attività comune – caratteristica di tutti i progetti di fattorie e orti urbani – fondamentale per promuovere città ben organizzate e sostenibili.

Le infrastrutture verdi svolgono un importante ruolo nella salute degli abitanti e frequentatori. Si hanno vantaggi fisici e psicologici dal contatto con gli spazi verdi e dall’impegno in attività materiali e tempo libero: ad esempio camminare, andare in bicicletta, pescare, andare a cavallo.
Sarà comunque importante che tutti gli elementi spaziali che costituiscono le I.V. si avvantaggino di piani ben documentati e accessibili, dotati di criteri progettuali e obiettivi di gestione che ne orientino l’evoluzione futura indipendentemente dalla proprietà.

Il contributo delle infrastrutture verdi all’economia della eco-città

Una rete multifunzionale di infrastrutture verdi può promuovere la eco-città presso potenziali investitori, in quando ottimo luogo per stabilire attività: in grado di attirare e trattenere personale ad elevata formazione, e fornire all’impresa una immagine dinamica e positiva. Un ambiente di elevata qualità può produrre significativi effetti sulla vita economica di un centro urbano, piccolo o grande, e costituisce dunque parte essenziale di qualunque riuscita strategia di rigenerazione. Le città competono sempre più l’una con l’altra per attrarre investimenti, e la presenza di buoni parchi, piazza, e altri ambiti pubblici diventa un essenziale strumento di affari e marketing. Le compagnie sono attirate da contesti che offrono spazi pubblici ben concepiti e gestiti, e che a loro volta attraggono clienti, attività, servizi. Nei centri urbani, un ambiente piacevole e ben tenuto incrementa i visitatori delle aree commerciali.

Una infrastruttura verde multifunzionale con una ampia offerta di diversi ecosistemi fa bene agli affari, in molti modi:

● Mettendo a disposizione di cittadini e imprese una serie di vantaggi riguardo a efficienza energetica, gestione delle acque, mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, che ridurranno costi e miglioreranno la sicurezza da eventi meteorologici estremi.

● Offrendo uno spazio gradevole a lavoratori e frequentatori, contribuendo al benessere sociale ed economico della comunità nel suo insieme.

● Aumentando i valori immobiliari.

● Favorendo la presenza di una popolazione ad elevate qualificazione, sana e soddisfatta, con vantaggi per la produttività.

● Offrendo un ambiente di elevata qualità tale da attirare nuove imprese e che si rivolge direttamente anche al turismo, al tempo libero, all’intrattenimento e ai settori legati alla salute.

● Costituendo la base di attività economiche e innovazione: ad esempio le energie da fonti rinnovabili come i carburanti da biomassa dai boschi che fanno parte delle infrastrutture verdi, o la lavorazione e distribuzione degli alimenti prodotti localmente in modo sostenibile.

Infrastrutture verdi e produzione sostenibile di alimenti

Il cibo ha potenzialmente un ruolo essenziale nella costruzione delle città e nella loro sostenibilità sul lungo periodo. Le eco-città offrono un’occasione di modello per la “rilocalizzazione” di produzione e consumo sostenibili. Perché possono formare catene di fornitura fra abitanti, produzione locale, lavorazione e distribuzione; e possono far sì che chiunque risieda in una eco-città abbia accesso a un orto, giardino, fattoria gestita dalla scuola o dal municipio,Community Supported Agriculture o altro genere di spazi per far crescere i propri alimenti. Attività come i mercati contadini locali, i centri legati agli orti comuni le cooperative di produzione alimentare saranno pure sostenute. Importante accanto a orticoltura e cereali anche l’allevamento animale locale integrato nella gestione delle infrastrutture verdi (ad esempio il pascolo di greggi e mandrie).
Un’attenzione alla produzione locale di alimenti può sostenere una vivace e coesa comunità, aiutando gli abitanti ad avere a disposizione la loro frutta e verdura “cinque volte al giorno”. Può sostenere negozi, coltivatori e produttori locali, contribuendo così all’economia e ad una cultura alimentare che aumenta la coesione.

La collaborazione con le amministrazioni circostanti è essenziale se agricoltura e gestione degli spazi vogliono rivitalizzare i legami fra città e campagna, e contribuire alla costruzione di città sostenibili. Esiste anche la possibilità di produzioni non alimentari: ad esempio i boschi urbani possono fornire legname aggiuntivo sostenibile, e anche un modo per coinvolgere ulteriormente gli abitanti. Una ricostruzione sistematica delle reti alimentari locali contribuirà a verificare che ci sia un contributo positive del cibo alla salute, benessere, e sostenibilità locale, all’economia e all’ambiente.

Titolo originale: Eco-Town Green Infrastructure Worksheet – Brani scelti e tradotti da Fabrizio Bottini

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