L’emigrazione, moventi e specificazioni (1943)

africa_orientale_italianaCategorialmente, l’emigrazione si enuncia modificazione della residenzialità umana. Come tale, essa qualifica e il biblico trasferirsi di nazioni da una terra ad un’altra, e l’individuale mutar di paese, dimora e sito nella dimora stessa. Prescinde da valutazione numerica di soggetti, da circostanze di tempo e di ampiezza spaziale delle concrete effettuazioni. Non ha, cioè, nessuna limitazione di campo di verificazione. La cagione del mutarsi della residenzialità umana non é altrove, fuorché nell’intimo del migrante, che compie uno specificato atto di libertà, risolvimento pratico di un’alternativa, ch’egli percepisce come incombentegli. L’alternativa si apre da un determinabile cangiamento dell’animo, promosso da rappresentazione interiore, mentale od affettiva, Cui può essere incentivo tanto una circostanza disfavorevole sopravvenuta nel modo di essere dell’attuale sede, ovvero una riconsiderazione delle condizioni di essa: tanto la riconsiderazione di una sede diversa, che si proponga allettativamente a qualche parte dell’individuo.

In quest’ultimo caso il cangiamento dell’animo si pone incentivo riflesso, che negli altri due casi è immediato. Il tradursi in pratica dell’atto migratorio esige poi il possesso dei mezzi che convengano ed é quasi superfluo notarlo. Ma l’un movente non può scompagnarsi dall’altro. Ond’é, che dal loro concorso (in uno ai mezzi idonei) sorge e si effettua la determinazione di trasferirsi altrove. Non ci si risolve a mutare l’attuale sede dal solo insoddisfacimento in essa percepito, né dalla sola attrattiva d’un’altra sede possibile, bensì per il congiungersi di quell’insoddisfacimento a quest’attrattiva, e inversamente. (E la disposizione a migrare rimane allo stadio di velleità, nella privazione dei mezzi occorrenti). Il fatto migratorio si pone in essere, dunque, nell’unità di moventi e di mezzi. L’insoddisfacimento dell’attuale sede, comparativamente a una seconda che sia nota o supposta o immaginata come migliore per uno o un altro aspetto, si annuncia da qualche condizione, in cui si rappresenti una data privazione nell’attuale, e la pienezza corrispettiva in quella ambita e raggiungibile. Ma quella condizione, economica ad esempio, non é tutta la condizione per la quale si pone in essere l’atto migratorio, sibbene è la circostanza eminente, nell’unità di circostanze. Altre, fisiche, utilitarie ed affettive, vi concorrono.

Questo rassicura, che nel disporsi a mutare la propria sede é un insoddisfacimento o un desiderio di tutto l’uomo, e nel proporsene una nuova é la rappresentazione dell’appagamento futuro di tutto sé stesso in quella. Fuori d’un insoddisfacimento unitariamente percepito, non sorge la disposizione migratoria: le contrarietà e le angustie del luogo si sopportano, si tollerano e si dimenticano. E fuori di ricostituzione gradevole della vita, nel sito che ci si propone, non ci si trasferisce in esso.

Specificazione del movente al migrare

L’esaltazione della particolare stimolazione al mutamento residenziale, che si compie interiormente all’individuo, permette di istituire un particolareggiamento del movente migratorio a scopo di osservazione scientifica, per salire quindi alla prospezione della complessità determinante all’emigrazione concreta, in cui sono fatti di natura, fatti di ragione e fatti di eticità insieme. L’insoddisfacimento dell’attuale sede, in quanto attenente al dominio dell’uomo inferiore, é l’insodisfacimento utilitario, fisico, materiale. Son di questo novero: il movente economico, ch’é la privazione di mezzi di sussistenza o la menomata condizione a procacciarsene; l’impulso sensorio, ch’é l’affievolirsi o il venir meno di condizioni al soddisfacimento degli appetiti e delle inclinazioni della vita vegetativa, nel qual movente ricade quello particolarissimo adombrato da Corrado Gini, lo statistico, dicendo degli esodi saltuari «accompasnati e probabilmente provocati» da eccitamenti dovuti a determinate secrezioni fisiologiche interne, ossia da quell’esigenza di cui fa parola Giuseppe Mozzarella, l’etnologo giurista. L’insoddisfacimento della vita vegetativa si particolareggia ulteriormente in climatico, floristico, faunistico e altrettali. In maniera corrispondente si istituisce l’attrattiva offerta dalla sede che si proponga all’effettuazione del migrare.

Sonvi poi i moventi che attengono al vivere dell’uomo sociale, ossia quelli appresi con la mente a procedere da disposizione umana in un dato congregamento. Il quale può (ad esempio) contrariare alla propria smania di aver ricchezze, ovvero alla predilezione della soddisfatta povertà, o all’ambizione dei gradi e delle dignità pubbliche, oppure disprezzarli tutti; di procacciarsi coltivazione della mente, oppure di pregiarne la schietta rozzezza, e simiglianti altri. Rappresentandocisi una nuova sede, ci si fa speranzosi di conseguirvi la pienezza correlativa alla privazione attualmente percepita. In più alto luogo, il desiderio al mutamento residenziale tocca il vivere dell’uomo interiore, dal quale prorompono i sentimenti di relazione affettiva, intellettuale, religiosa, politica e quelli di contemplazione estetica, visiva, auditiva e di effussione dell’animo. Per i quali ultimi si agognano condizioni che consentano alla calma e tranquilla ammirazione del fluente mondo. Per quegli altri, si anelano condizioni che sorreggano e promuovano e non devastino né oscurino il costante manifestarsi degli affetti, le elevazioni della mente che ragioni, narri, descriva, e le mistiche corrispondenze della fede e il corso della vita spirituale tutta.

L’uno o l’altro insoddisfacimento può disporsi, da uomo a uomo, di età in età individuale, condizione di insodisfacimenti conseguenti, diversamente combinandosi, così che un impulso di natura vegetativa si associa ad aspirazioni dell’animo e via dicendo. Variamente cadono nell’insoddisfazione gli individui, variamente ritrovano la pienezza, ond’é che la privazione in cui un essere é più sensibile, ne conturba la personalità tutta, la depriva, l’annulla e solo il ricolmamento correlativo la rianima, la ricostituisce, la dispone alle opere egregie, le rende la vitalità integra, che non è men necessaria alla operosità degli umili come dei grandi, da grandezza commisurata alle predilezioni del mondo che ne circonda. Tutti gli specifici moventi al migrare s’intrecciano alle circostanze poste dagli ordinamenti giuridici dei luoghi di emigrazione e d’immigrazione, negli uni agendo come sollecitazioni, negli altri come promesse e lusinghe. Lì agiscono le leggi al pari di quelle che favoriscono la primogenitura, spingendo mediamente il “cadetto” a tentare altrove, con il suo lavoro, di accumulare un patrimonio economico. Qui, le leggi che dispongono provvidenze di favore per colui che immigri, quali si sono venute numerose presso le nazioni dell’America Latina. Ordinamento opposti fanno ovvia remora all’emigrare e all’immigrare. […]

Il brano è estratto dalla rivista dell’Istituto Geografico Militare, L’Universo, febbraio 1943 (immagine di copertina dalla stessa rivista, luglio 1936)

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