Partecipazione e politiche per il contenimento delle emissioni

Confermiamo la tesi generale secondo cui è comunque preferibile agire dall’alto verso il basso (o comunque da posizioni intermedie) per favorire comportamenti low-carbon, invece di caricare troppa responsabilità sui cittadini, e chiedere loro di orientarsi verso scelte alternative rispetto al contesto generale ad elevati consumi high-carbon. Inoltre, si riscontra come la sola informazione non si in grado di incidere più di tanto su quei comportamenti. Ma gli stessi cittadini comunque hanno certo il potere, spesso addirittura avvertono la necessità, di modificarli, i comportamenti. Poi operare dall’alto non sempre risulta gestibile, ergo riemerge la richiesta al cittadino di intraprendere alcune azioni, individualmente e collettivamente. Esistono metodi più o meno efficaci per farlo. Importante considerare anche come l’azione dal basso verso l’alto possa avere effetti sul flusso contrario dall’alto verso il basso. Ad esempio, se sono molte le persone che scelgono una alimentazione di origine vegetale, ciò rappresenta un incentivo commerciale ad allargare l’offerta e dedicare più spazio a quei prodotti nei negozi.

Ovvero significative modifiche di contesto, che consentiranno e spingeranno nuovi consumatori ad orientarsi poi nella medesima direzione, e via di questo passo. In altri termini, l’azione dal basso può innescare cicli virtuosi di cambiamento, specie se si legano a mercati dinamici. Quindi vale sempre incitare i cittadini ad agire quando possono, anche se occorre farlo in modo equilibrato, considerando sempre come iniziativa individuale e consapevolezza personale rappresentino sempre risorse preziose. Per di più agire dal basso non significa solo farlo sui comportamenti: una comunicazione efficace «che conquista il cuore e la mente» può innescare azioni pubbliche più ambiziose per il clima, e quindi altre politiche sia dall’alto che dal basso.

Costruire una narrazione positiva ed efficace riguardo ai vantaggi e alle domande

I cittadini sono dei narratori, considerano un mondo fatto di personaggi, motivazioni, sfide, evoluzioni, i buoni, i cattivi, le vittorie, le sconfitte, in termini assai più vividi di quanto nonpossano mai essere concetti astratti o dati. Quindi è importantissimo che la storia di Net Zero sia appassionante, fornisca al pubblico una chiara visione coerente coi suoi valori di riferimento collettivo. I governo svolgono un ruolo altrettanto importante nel definire e convogliare il linguaggio della comunicazione pubblica, come di recente avvenuto ad esempio nel dibattito sulla Brexit. La grande mobilitazione sociale durante l’ultima guerra e negli anni del dopoguerra si basa pure su straordinarie narrazioni (da Churchill che presenta il Regno Unito come ultimo bastione dell’umanità, a Roosevelt con la sua «paura della stessa paura», o anche Kennedy che «decide di conquistare la Luna» fino a Thatcher e Reagan che decantano le lodi del neoliberalismo a fungere da base per la lotta all’Impero del Male). Nella nostra ricerca e interazione con gli esperti abbiamo individuato diversi fattori chiave per costruire una efficace narrazione sull’obiettivo di Net Zero:

  • Positivo batte sempre negativo – Se spesso le campagne ambientaliste sfruttano una narrazione in negativo (basata su senso di colpa, eco-ansie, incombenza del pericolo), le ricerche dimostrano però che un messaggio positivo (ottimismo per il futuro, orgoglio di farcela) stimola impegno e coerenza nella comunicazione.
  • Una esposizione chiara e aperta alla domanda contrasta impotenza e inerzia – Le scelte ambientali spesso sono cosa estremamente complessa e piena di do-ut-des, se si spingono i cittadini a farle senza una chiara comprensione di ciò in cui sono coinvolti, si rischia di minarne la disponibilità.
  • I vantaggi per tutti sono moltissimi ed è giusto sottolinearli sempre – Gli studi mostrano come nonostante le preoccupazioni per l’ambiente siano estremamente forti, spesso si tratta di qualcosa non in grado di scalfire la centralità dell’immediato per sé stessi, il godersi la vita, i prezzi delle cose, comodità, benessere. Le persone in genere sono disponibili ad essere attratte da ciò che le avvantaggia (per sé, per la salute) piuttosto che per altri scopi (la società, l’ambiente). La narrazione Net Zero quindi non dovrebbe strutturarsi soltanto attorno all’importanza dell’ambiente, ma sui vantaggi economici e per la salute. Gli studi in questo comparto danno spunti e indicazioni diverse, con temi distinti nei loro effetti su diversi gruppi ispirati ai vari valori di riferimento. Ma tutti hanno in comune il fatto che un messaggio positivo funziona meglio.
  • È inevitabile confrontarsi con l’esistenza di narrazioni contrarie – Esempi di narrazione controcorrente vanno dal timore delle nuove tecnologie, al racconto No-Vax sul fatto che si produrranno così terribili pestilenze là dove si credeva di averle eliminate.
  • L’onestà è fondamentale – I vantaggi della transizione Net Zero devono essere avvertiti da tutti non solo come imperativo morale, ma anche come stimolo a un esteso sostegno pubblico e disponibilità personale all’azione. La recente proposte di tassazione dei carburanti diesel in Francia dell’amministrazione Macron, con le proteste per gli effetti sproporzionati sui redditi più bassi (e questo nonostante continuasse in realtà il sostegno per gli obiettivi ambientali sottesi) dimostra quanto l’assenza di coerenza-onestà possa indebolire l’efficacia delle politiche pubbliche. Alcune scelte generano vincitori e perdenti, specie quando una enorme transizione produttiva fa sì che interi settori (quello petrolifero, quello dei motori a combustione interna, l’allevamento ecc.) si sentano minacciati da quegli indirizzi, o spinti a riconvertirsi totalmente ad altre produzioni. Qui possiamo trarre insegnamento dal passato di altre transizioni, come quando Thatcher chiudeva le miniere senza adeguati sussidi o processi di formazione. Occorrerebbe conservare uno spirito analogo a quello contro COVID-19, del «nessuno deve essere danneggiato da scelte giuste». Esiste un solido fondamento scientifico a indicare la strada verso una transizione low carbon con giustizia ed equità.

Una decisa azione pubblica senza scordarsi che esiste una grande capacità di adattamento

Il sostegno pubblico non necessariamente corrisponde alle politiche teoricamente migliori. Il cittadino può al tempo stesso esprimere partecipazione alle azioni per il clima (in senso generale), ma propendere per scelte meno restrittive, costose, invadenti, anche se risultano meno efficaci. Quindi è azione più efficace quella che massimizza effetti entro una accettabilità collettiva. Occorre comprendere quali siano i meccanismi comportamentali, i fattori che influenzano l’accettabilità delle politiche. Alcuni studi sull’argomento indicano come si possa allargare il sostegno ad alcune scelte comunicando in modo chiaro la razionalità che le sottende, sottolineando i vantaggi, , l’onestà delle migliori intenzioni, presentando la transizione come vantaggio più per sé stessi che per altri.

Anche l’uso della consultazione pubblica, delle assemblee di cittadini, delle tecniche deliberative, si è dimostrato utile a fluidificare processi decisionali complessi, in vari casi, sia per il clima, sia per i matrimoni gay, o per le leggi sull’aborto. L’esperienza di recenti assemblee sul clima rileva quanto esista sostegno pubblico anche per azioni molto decise, quando sono chiare le informazioni e adeguate a costruire consapevolezza e riflettere sul tema. Un approccio del genere non solo chiarisce meglio le possibilità di decisione, ma porta anche a soluzioni innovative e diverse prospettive di partecipazione e coinvolgimento.

Tutto ciò premesso, la politica non deve neppure sottostimare la capacità di adattamento dei cittadini, l’aderire ad alcune scelte dall’alto. Il pubblico assume un atteggiamento positivo anche dopo il varo di una strategia. Valga l’esempio del sostegno alla Contestion Charge a Londra con l’opposizione in netto calo quasi subito dopo l’introduzione del provvedimento. Spostamenti di consenso simili si sono rilevati con le tasse sui sacchetti di plastica.

da: Uk Department of Business Energy and Industrial Strategy, Behavioural Insights Team, Research Paper N. 63/2021, «Net Zero: principles for successful behaviour change initiatives», rapporto pubblicato nell’ottobre 2021 e misteriosamente ritirato alla vigilia della conferenza COP26 di Glasgow. Titolo originale del capitolo: Acting Downstream – ‘Swim Harder!’ Motivate citizens to take actions where they can, and build support for policy – Estratto e traduzione a cura di Fabrizio Bottini

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