Partecipazione e politiche per il contenimento delle emissioni

Confermiamo la tesi generale secondo cui è comunque preferibile agire dall’alto verso il basso (o comunque da posizioni intermedie) per favorire comportamenti low-carbon, invece di caricare troppa responsabilità sui cittadini, e chiedere loro di orientarsi verso scelte alternative rispetto al contesto generale ad elevati consumi high-carbon. Inoltre, si riscontra come la sola informazione non si…

Coinvolgimento di media scuole e cittadini nell’urbanistica (1919)

Che cosa meravigliosa riuscire a ispirare qualcuno e indurlo all’azione. Ma il potere di moral suasion esprime una conoscenza approfondita e una buona parte della soddisfazione di riuscire è data dal sapere come ci si è riusciti. Qualcuno lo chiama «potere dell’anima» che conferirebbe a chi lo possiede un certo controllo sugli altri, come accade…

Come stroncare alla radice la partecipazione

In quanto veterano dell’organizzazione di base, so molte cose su come far partire un movimento di cittadini, ma soltanto da poco mi è venuto in mente che probabilmente saprei parecchio anche su come abbatterlo. Tutto quello che devo fare è contarmi le cicatrici di battaglia, ricordando come me le sono procurate. Se la mia esperienza…

Contraddizioni nelle pratiche di partecipazione urbana (1977)

Gli ostacoli posti dalle pratiche partecipative e riguardanti il personale addetto, tempo e risorse dedicate, il grado di soddisfazione dalle decisioni prese con questo metodo, costituiscono un aspetto particolare della partecipazione. In genere si presume che introdurre strategie partecipative dei cittadini rappresenti un contributo al processo democratico, un vantaggio per la trasparenza delle decisioni, anche…

Poli medici universitari e partecipazione di quartiere (1987)

Baltimora – The Johns Hopkins Hospital Health Center Sin dal primo insediamento nel XIX il Johns Hopkins Hospital e la sua Scuola di Medicina si trovano nella zona Est di Baltimora, a svolgere un importante ruolo sia spaziale che socioeconomico-occupazionale. Con le trasformazioni demografiche e il degrado urbano degli anni ’50 e ’60, l’ospedale adotta…

I gradi della partecipazione urbana (1969)

L’accesa controversia sulla partecipazione dei cittadini, o controllo dei cittadini sulle decisioni, o il massimo coinvolgimento possibile dei più poveri, si esprime soprattutto in termini di estremismo retorico e fuorvianti eufemismi. Per promuovere una discussione più avanzata qui si propone la partecipazione dei cittadini utilizzando esempi tratti da tre programmi sociali federali: quelli per la…

Bologna: rianimare il volto spirituale della città (1956)

Dedichiamo anzitutto la nostra attenzione ai seguenti grandi problemi: l’ispirazione comunitaria del volto urbanistico della città la urgente necessità di articolare la città – per quanto è ancora possibile – in quartieri organici il coordinamento di tutti i problemi inerenti alla così detta educazione popolare RIANIMARE IL VOLTO URBANISTICO DELLA CITTÀ Non si tratta ancora…

Lo strapuntino milanese della partecipazione urbanistica

«Nel 1948 l’Architectural Association – sino a quel momento nota soprattutto per essere la fonte di qualunque fantasticheria megalomane di stampo corbusieriano in Gran Bretagna – fece qualcosa di davvero inatteso: invitò per una conferenza l’architetto anarchico italiano Giancarlo De Carlo. De Carlo era rimasto molto colpito dalla situazione abitativa dei poveri nel suo paese,…

L’imbianchino urbanista, le isole di calore e altre storie

A proposito delle recenti trasformazioni urbane partecipate, specie quelle milanesi apparentemente avanzate e pilota dette con neologismo ardito «Urbanismo Tattico» (*), spesso la discussione assume toni che sfiorano il surreale, e pare che le varie opinioni siano riferite a qualcosa di sempre diverso, anziché al medesimo luogo, progetto, contesto. Perché sia gli entusiasti favorevoli, che…

Il verde urbano identitario partecipativo post-moderno

Quando nell’immediato dopoguerra italiano uno degli ex ragazzini terribili del modernismo architettonico, Piero Bottoni, decise di proporre al paese una specie di versione aggiornata dello storico quartiere modello tedesco Weissenhof a un quarto di secolo di distanza, certamente non intendeva passare per qualsivoglia reinterpretazione del modello di neighborhood unit anglosassone, del resto già ampiamente rimaneggiato…