Passato e futuro del sobborgo giardino di Hampstead (1918)

donnina

Schizzo di Raymond Unwin

Mi è stato assegnato il compito di parlare della storia del sobborgo giardino, e mi scuserete se racconto un po’ di me. Con mio marito, ci sposammo nel 1873 e andammo ad abitare a Whitechapel; molti uomini e donne dotati di sensibilità sociale si unirono a noi e collaborarono con noi, così numerosi che il nostro piccolo vicariato non riusciva ad ospitarli. Quando da Oxford e Cambridge arrivarono altri giovani ad aiutarci, costruimmo Toynbee Hall per far posto a tutti. Collocata com’era all’ingresso di East London, con le sue grandi stanze divenne luogo di incontro e riflessione per operatori, ricchi e poveri, giovani o vecchi, istruiti o ignoranti, un vero «luogo di incontro delle anime» dove nacquero anche tante profonde amicizie. Ma per raggiungere Toynbee Hall bisognava spostarsi, dal West End verso oriente, dall’East End verso occidente. Per ritrovarsi ci voleva qualche genere di occasione, un corso, una conferenza, una festa, una riunione. Abitando così distanti, chi era lontano si avvicinava vicendevolmente solo grazie all’organizzazione. Molto laborioso, il costruire tutto il complicato sistema indispensabile a promuovere conoscenze, ma ne valeva la pena se è vero che «la cultura nasce dal contatto», e il bene che trae una classe sociale dall’amicizia e conoscenza con un’altra è invalutabile, deve essere ancora compreso appieno.

Un giorno dissi a Canon Barnett: «Se potessimo comprare un grande terreno, e costruirci, così che varie classi potessero abitarci insieme, l’amicizia ne nascerebbe naturale, senza necessità di costruire faticosamente ponti artificiali». Ecco da dove nasce il concetto del sobborgo giardino. Dopo aver abitato alcuni anni a Whitechapel avvertivamo l’assoluta necessità di un giorno sabbatico (ovvero due notti) per la nostra salute, lontano dalla polvere e dal rumore, e ci comprammo così una casa che guardava su Hampstead Heath, a cui più tardi venne aggiunta una casa di convalescenza. Ai nostri interessi a Whitechapel si aggiunsero quindi altri interessi a Hampstead. Nel 1896 facemmo un viaggio in Russia, e sulla nave incontrammo un signore, che ci spiegò i grandi progetti degli spostamenti in metropolitana, che oggi conosciamo bene tutti; uno di quei progetti era una stazione a Wyldes. Era essenziale allargare gli spazi aperti, e insieme a Lord Eversley e Sir Robert Hunter formammo un grosso comitato, il cui scopo era di aggiungere allo storico Heath circa trenta nuovi ettari.

Fu un lavoro lungo e faticoso. Lavoravo in strettissima collaborazione con Miss Paterson, e insieme scrivemmo qualcosa come tredicimila lettere, non circolari, ma tredicimila lettere individuali. Il comitato organizzò e inviò oltre una decina di delegazioni per l’amministrazione cittadina, quelle municipali, le imprese; furono tantissime le persone di sensibilità civica a mettere a disposizione lavoro, soldi, e «non disdegnare di metterci la faccia». Nel corso di quella campagna, durata cinque anni, l’idea del sobborgo giardino nel posto dove sta, mi arrivò da qualcuno che «non eravamo noi». Il primo passo nella realizzazione fu l’opzione di acquisto su poco più di cento ettari, di proprietà del consiglio di amministrazione del college di Eton, dopo che altri trenta erano stati acquisiti dal London County Council per 43.000 sterline circa da destinare a spazi aperti. Incontrai così Mr. Sanday, dello studio che amministrava gli immobili dell’Eton College, per discutere con lui una possibile opzione e verificare l’idea di un sobborgo giardino per tutte le classi sociali.

Sanday era un uomo imponente e solenne, dopo che gli ebbi esposto tutte le mie speranze, dopo aver studiato mappe e discusso prezzi, mi guardò dall’alto e disse: «Bene, Mrs. Barnett, io la conosco, credo in lei, ma lei è solo una donna, dubito che il consiglio di amministrazione dell’Eton College possa cedere la cura di una tenuta di tale valore a una donna! Se solo lei potesse coinvolgere qualche uomo, tutto sarebbe sistemato. Così pensai a qualche uomo dotato di visione, chiesi a Lord Crewe di unirsi a me, e ancor oggi lui rappresenta parte attiva nella creazione e crescita del nostro sobborgo giardino. Ciò accadeva quattordici anni fa, ed è ancora chiarissimo nella mia memoria quel giorno quando, dopo un pranzo insieme a me e Canon Barnett, al St. Jude’s Cottage; Lord Crewe venne a passeggiare attraverso i campi, le siepi, e ci spingemmo tra le erbacce fina a questa collina: «È il punto più elevato – gli dissi – qui metteremo gli edifici per imparare e pregare». Ed eccoli qui.

Altri uomini che ebbero fede in una visione spesso liquidata come «utopica e inattuabile» furono Earl Grey. Sir John Gorst, Sir Robert Hunter, Mr. Herbert Marnham, Mr. Walter Hazell, e il Vescovo di Londra: due conti, due ecclesiastici, un vescovo, e una donna: curioso gruppo di famiglia felice davvero! Insieme, mantenemmo l’opzione di acquisto sino a trovare sostenitori per l’investimento in denaro. Nel febbraio del 1905, il piano fu esposto in un articolo sul Contemporary. Poi cominciò il lavoro, le difficoltà, la necessità di raccogliere fondi. Settimana scorsa, inaugurando la stagione estiva dei nostri incontri, Lord Crewe ha ricordato alcune delle nostre comuni «escursioni» e di come non avvenissero affatto in una «atmosfera rurale». Le obiezioni principali che arrivavano, dopo qualunque incontro o presentazione, erano: 1) il piano non era economicamente sostenibile; (2) diverse classi sociali non potevano convivere; (3) era impossibile pensare a un’elevata qualità di spazi comuni a giardino non recintati, e non era buona cosa iniziare quanto non si sarebbe potuto poi terminare. Ma alla fine di parecchie discussioni, conferenze, esposizioni di progetti teorici e «castelli in aria», arrivammo all’investimento di 120.000 sterline. Di cui gran parte messe a disposizione da persone povere di mezzi, ricche di generosità, alcune pronte a un esperimento sociale, altre che, amanti della bellezza, detestavano quel modo orribile in cui normalmente Londra estende i propri tentacoli verso il suburbio. Questo convergere di contributi di ogni genere, era già in sé un chiaro segnale della più profonda convergenza alla base del programma. Nel marzo 1906 fu varata la compagnia, Mr. Raymond Unwin nominato architetto, acquistati i terreni.

E qui permettetemi una pausa nella mia rapida storia del sobborgo giardino, per raccontarvi una curiosa coincidenza. L’ultima volta che i terreni avevano cambiato proprietario, la firma era Henricus Octavus: il re Enrico Ottavo, che versava il proprio oro per il proprio piacere. Al passaggio successivo, il contratto era siglato da Henrietta Octavia, una donna che comprava per conto di un’associazione pubblica, con soldi del pubblico, per costruire case. C’è un significato. Nel giorno del mio compleanno, dieci anni fa, ho avuto il privilegio di smuovere la prima zolla, e sei mesi più tardi, il 9 ottobre 1907, piantare il primo albero lungo la prima strada. Il 28 ottobre 1909, sono stata invitata per la prima badilata di terra al progetto della chiesa di St. Jude, e il 16 marzo 1911, a posare una pietra delle fondamenta alla Free Church. E poi tra feste, eventi, anniversari, ce ne sono troppi per poter essere ricordati tutti. Nella maggior parte dei casi tutto è stato gestito con simpatia ed energia da Mr. Litchfield. Credo che prima o poi dovrò scriverne, anche solo per raccontare di tutta la generosità, spirito civico, fiducioso entusiasmo che sta alla base del sobborgo giardino, come se fosse inestricabilmente intrecciato nei nostri cespugli di rose.

Ancor prima che si formasse il consiglio e si acquistasse il terreno, si era unito a noi Mr. Raymond Unwin, con la brillante creatività e competenza tecnica riversata nel lavoro di progettazione del quartiere. I suoi primi studi sono molto interessanti, e il progetto definitivo ne segue le linee nei caratteri generali, ma subito dopo la formazione del comitato si unì al gruppo di lavoro Mr. Edwin Lutyens, al cui senso della simmetria e ineffabile istinto per le proporzioni si deve Central Square, la sua chiesa, e poi la Free Church, l’istituto, le case ed entrambe le prospettive. Il primo presidente del comitato direttivo della compagnia fu Lord Crewe, ma alla nomina gli subentrò un altro vecchio amico, Mr. Alfred Lyttelton, il cui interesse per il sobborgo giardino era così vivo e profondo, che ancora nell’ultima lettera scritta prima del ricovero mi parlava di una questione amministrativa. Dalla sua scomparsa nel 1913, il presidente è stato Lord Lytton, con un incalcolabile contributo di tempo e servizio al sobborgo giardino, e a me personalmente per l’amicizia e simpatia, senza la quale non avrei certo resistito negli ultimi solitari quattro anni.

Smetto ora di raccontare la storia del nostro sobborgo, ma credo sia interessante per chi volesse studiarlo ascoltare qualcosa sugli edifici pubblici e gli spazi comuni che si trovano nei nostri vari «percorsi» e «ambiti», gestiti da vari enti e associazioni. Tre luoghi di preghiera: St. Jude, battezzata come la nostra amata chiesa a Whitechapel, per cui il vicario ha raccolto 19.000 sterline; la Free Church, caratterizzata dal fatto che lì varie fedi pregano nei medesimi spazi, e il consiglio degli anziani è scelto da almeno sette chiese. Una parola chiave è quanto si può leggere sulla pietra che ho posato nelle fondamenta: «Dio è più grade delle fedi». La Friends’ Meeting-house, copia la casa di preghiera Penn. L’istituto con scuola superiore, asilo infantile per i figli degli abitanti, scuole d’arte e musica, corsi per adulti, frequentato da oltre 1.000 studenti e iscritti.

Waterlow Court, luogo residenziale di incontro per donne che lavorano con l’occasione di pasti in comune. Una casa per incontri serali dedicata a chi si avvicina al termine del proprio cammino; un luogo di sosta per ragazze lavoratrici stanche; una scuola per bambini invalidi; un ospedale per soldati feriti; due case famiglia per bambini degli orfanotrofi; un cottage per convalescenti; una scuola professionale per infermiere; una scuola pubblica per 1.000 bambini;un ritiro per ultrasessantenni; un gruppo di abitazioni per il «personale amministrativo . Siete stanchi di ascoltare l’elenco? Ma devo aggiungere ancora una cosa, la Barnett Homestead, realizzata da Sir Alfred Yarrow in devota memoria di mio marito, oggi abitata da dodici donne e diciassette bambini, lasciati soli da uomini che hanno dato la propria vita per la difesa dell’Inghilterra.

Vi ho forse dato l’idea che il sobborgo giardino sia una serie di enti filantropici? Non lo è affatto, ci abitiamo, ogni casa è circondata dal proprio bellissimo giardino, tranquillità e comodità, rischiamo di dimenticarci della povertà, della tristezza, dell’abbandono, ci siamo così impegnati per inserire tra di noi chi era disagiato, tra tutte le classi. Ciò non vuol dire essere costantemente impegnati a far del bene al prossimo. Credo dopo lunga esperienza che «fare del del bene» sia una pratica perniciosa, anche se si tratta della malattia infantile di tutte le menti nobili. Ma i giovani, i deboli, i malati, gli ignoranti, hanno bisogno dell’influenza dei cieli aperti, dell’aria pura, dei fiori, della bellezza, dell’educazione fornita da tutte le cose buone, «sparse per spazi comuni», rose sulla via senza recinti.

A volte si pensa che chi abita in un sobborgo giardino sia eccentrico, gente coi sandali, senza corsetti, «svitati». Nulla di tutto questo: siamo normalissimi, uomini e donne, gentili, molto gentili, insolitamente gentili come posso testimoniare dopo aver abitato qui negli ultimi quattro anni, ma al di là di quello nessuna differenza con altre persone. Paghiamo affitti diversi, come diversi sono i nostri redditi. Qualcuno spende tre scellini a settimana, altri sino a 250 sterline l’anno, ma fra quei due estremi c’è di tutto, in termini di cifre e scadenze. Alcuni fra noi hanno della servitù, alcuni no, certi possiedono un’automobile, altri usano il «cavallo di San Francesco», certi leggono, o dipingono, o fanno musica, ma tutti lavoriamo, tutti ci laviamo (in nessuna casa, per quanto piccola, manca un bagno! recita la pubblicità), tutti abbiamo un giardino. E così «abitiamo, ci spostiamo, teniamo le nostre cose» liberi dall’oppressione della ricchezza, possiamo incontrarci l’un l’altro sul facile fertile terreno degli interessi comuni, delle aspirazioni condivise. Quanto all’amministrazione del nostro sobborgo, per quanto riguarda i servizi facciamo capo alla medesima autorità del resto della circoscrizione. Per i terreni, i boschi, gli spazi aperti, le trasformazioni, dipendiamo dal consiglio di amministrazione, sovrano in materia. Per le case dagli enti costruttori e proprietari.

Il principale è Co-partners, ma ci sono anche Improved Industrial Dwelling Company, Garden Villages Company, Development Company, Hampstead Guardians, Esercito della Salvezza, alcuni importanti costruttori e privati proprietari impegnati come meglio ritengono nella gestione. Per i programmi futuri lascio che sia poi Lord Lytton a parlarne, ma posso dirvi che ne ho parecchi in mente e nel cuore, di cui non ho ancora parlato al consiglio direttivo, ma confidati a Mr. Soutar, l’architetto che ha preso il posto di Mr. Unwin quando lui è stato chiamato alle rarefatte atmosfere dell’Ufficio Amministrazioni Locali. Nell’ascolto paziente di Mr. Soutar, nella sua efficiente mentalità scozzese, ho riversato ogni mia speranza, abbiamo individuato luoghi, fatto progetti, e aspettiamo che finisca la guerra [il discorso di Mrs Barnett, agli Atti nel 1918, è tenuto nel 1917 n.d.t.]. Ho riconsiderato proprio oggi per dirvelo l’elenco, e contato appunti mentali per undici progetti, gran parte dei quali in verità aggiungerei dedicati a donne e bambini, io preferisco molto le donne agli uomini.

L’argomento di oggi è il sobborgo giardino, e restare nell’ambito di quel soggetto mi impedisce di parlarvi del più ampio problema della casa, della progettazione degli alloggi, ma posso in conclusione schierarmi contro la realizzazione di alloggi collettivi? Ho visto l’immagine di una serie di nuovi edifici appena realizzati dal consiglio per i feriti di guerra. Perché mai dei soldati feriti dovrebbero abitare tutti insieme? Perché dovrebbero essere sistemati in quelle enormi specie di caserme, in alloggi privi di individualità? Perché stare senza giardino, quei loro gracili bambini tenuti in casa per la difficoltà di tre rampe di scale? Perché non spargere quei soldati feriti tra tutta la popolazione normale, a impartire la lezione appresa da quella terribile esperienza, suscitare così simpatia? La divisione in classi è una delle nostre più profonde tare sociali, uno di nostri più gravi problemi. Perpetuarla con quegli alloggi collettivi classisti significa perdere un’occasione.

Nel sobborgo giardino abbiamo almeno aperto la strada a dimostrare come diecimila abitanti, di tutte le classi della società, di ogni genere di opinione, di ogni fascia di reddito, possano vivere e aiutarsi l’un l’altro da buoni vicini; abbiamo dimostrato come esponenti di varie fedi e convinzioni si possano unire per scambiare opinioni; che l’amore per la natura abbatte le barriere di classe (il fatto che non esistano recinzioni nel quartiere, non è certo casuale). Ma c’è bisogno di più collaborazione, più comprensione dei nostri obiettivi di fondo. Come presidente onoraria chiedo aiuto; come direttrice è mio compito verificare che tutti si facciano carico di mantenere elevata la qualità degli spazi comuni; come anziana signora, spero nei più giovani perché possano far crescere un progetto fondato su basi etiche, he ha l’obiettivo di migliorare la comprensione umana reciproca, liberando le forze spirituali.

Da: AA.VV. Problems of reconstruction, T. Fisher Unwin, Londra 1918 – Estratti e traduzione a cura di Fabrizio Bottini

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