Programma di sviluppo, non «progetti periferie»

È curioso, ma forse non più di tanto, che attribuendo alla «cultura della città razionalista» determinati complessi e quartieri, ci si scontri puntualmente con gli sguardi di compatimento degli architetti e critici puristi: ma no, ignorante cretino, guarda che il vero razionalismo sta là, non qua. Dove il «là» quasi sempre sta a significare terrificanti…

Il quartiere desegregato

In principio c’è la vignetta di un disegnatore ottocentesco parigino, quella spessissimo ripresa nei testi di teoria e storia dell’urbanistica. Raffigura un edificio di parecchi piani in sezione, con gli interni in bella vista a mostrare arredi e occupanti umani: si notano le botteghe al pianterreno, gli studi professionali o finanziari al piano nobile, e…

All’arma bianca contro la città razionalista

Ogni qual volta si parla della questione periferie, e a maggior ragione dopo gli scontri di Ferguson che sta nella stessa area metropolitana, prima o poi, con più o meno precisione filologica, arriva la citazione del famigerato complesso di case popolari Pruitt-Igoe di St Louis. Con la notoria demolizione di quelle case del razionalista Minoru…

Estetica nazionalpopolare e scena del crimine

Dietro casa mia c’è un miscuglio di cose abbastanza frequente nelle aree in trasformazione: lotti con edifici a corte ristrutturati o in via di ristrutturazione, altri praticamente ingombri di macerie, o già riempiti da quel complemento indispensabile della città moderna che gli immobiliaristi chiamano loft. Poi ci sono naturalmente i fabbricati industriali ancora in piedi,…

La periferia non è un’espressione geografica

Probabilmente confondere le acque è sia una tentazione che una propensione, ovvero ci si prova sempre in un modo o nell’altro. Capita un problema, una questione qualsiasi, di varia gravità, e tutti ci si scaraventano entusiasticamente dentro rivendicando il possesso della soluzione miracolosa: di sicuro la cosa non aiuta gran che, almeno se si vuole…

Architetti e terrorismo coattone

Alzi la mano chi, avendo seguito qualcosa in più di una battuta fugace sull’unità di vicinato o quartiere coordinato, non ha mai sentito parlare dell’architetto Clarence Perry. Più che al nome e cognome, mi riferisco qui alla qualifica professionale, nel senso che il rapporto di Perry con l’architettura è simile a quello delle viti autofilettanti…

Periferie dell’architettura

Esiste una variante dell’architettura moderna che si potrebbe definire a sua insaputa, perché proprio non sa di esistere. Una quarantina di anni fa il critico Charles Jencks decretava la morte dell’architettura moderna, stigmatizzando le cariche di dinamite che avevano fatto implodere gli stecconi popolari razionalisti di Minoru Yamasaki a St. Louis, e scatenava in buona…

Periferie: una battuta, please!

Come si usa dire, ci metto la faccia, dopo aver scorso sconsolato quel giornalino parrocchiale presentato ieri, con tanto di alto patrocinio della presidenza della Repubblica italiana: Periferie. In realtà, quando si sono discusse per la prima volta le riflessioni di Renzo Piano da cui è nata l’iniziativa, quelle note sulla necessità di “rammendare” i…

Non di soli valori immobiliari vive l’uomo

Le metafore servono a rendere più accattivante e semplice una cosa ostica e complicata, avvolgendola nella gradevole confezione della quotidianità. Per esempio alle scuole medie quando i professori di scienze spiegano la scoperta di qualche “Patata bollita di Thorensen” che magari ha meritato al tizio Thorersen il premio Nobel per la chimica, e ovviamente c’entra…

Visione periferica

Vi è mai capitato di essere urtati, o magari addirittura investiti, o aggrediti, e poi di provare a ricostruire a freddo i fatti? Spesso ripensandoci con attenzione, ricostruendo in modo sistematico gli eventi e le sensazioni, scopriamo che in fondo quel trauma potevamo evitarlo, o quantomeno attutirne gli effetti. E sempre per lo stesso motivo:…