Trasporti sostenibili: i trasporti non sono tutto

The Automobile, Washington University 1965

Le innovazioni tecnologiche nel campo della mobilità si guadagnano sempre gran paginate di giornali, riviste, periodici scientifici di varie specializzazioni e orientamenti. Quante volte ci capita di inciampare anche nei posti più impensati, con una frequenza martellante, di articoli dedicati a un prodotto industriale, un prototipo, una componente base, un’applicazione informatica che «rivoluzionerà il nostro modo di spostarci nel futuro»? A ben vedere però alla fin fine gran parte di quelle trovate spesso spettacolari e spettacolarizzate, si rivelano alla lunga una pura speculazione teorica o poco più, destinata a restare su quelle pagine o negli archivi dei centri studi che le hanno prodotte, senza rivoluzionare alcunché. Tra la marea di innovazioni ce ne sono però anche alcune, poche ma ancor più significative per questo, in grado di farsi vedere almeno sulle strade, e rivoluzionare un po’ il nostro immaginario e le aspettative. Il veicolo elettrico su gomma forse è la principale, dopo essere restato «in sonno» per buona parte del ‘900, mentre tutti gli investimenti la ricerca lo sviluppo dei settori collaterali puntavano invece su quello a combustione interna di petrolio. Poi l’esaurimento potenziale di questa forma di fonte energetica, le questioni ambientali e climatiche, e naturalmente nuove conoscenze in termini di materiali, accumulatori, automazione, hanno spostato parecchi investimenti delle aziende produttrici di nuovo verso l’alimentazione elettrica.

Sinergie

E secondo alcuni commentatori il 2018 entrante dovrebbe essere in qualche modo un punto di svolta anche per il mercato, del veicolo elettrico, sinora relegato comunque a nicchie e quote quasi risibili. Quella della nuova propulsione resta comunque un’opzione del tutto personale e in qualche modo elitaria, dato che senza una forte e qualsivoglia iniziativa pubblica da ogni punto di vista l’auto a combustione interna ha smisurati vantaggi (ambiente a parte). Una forte spinta potrebbe arrivare da due direzioni: la prima è il superamento definitivo del limite principale rappresentato dall’autonomia, con l’attivazione di reti più capillari di ricarica, nonché con un accorciamento corposo dei tempi della stessa. La seconda, stavolta «in negativo», sarebbe la costituzione di ampie aree in cui per ragioni ambientali viene fortemente limitata o del tutto vietata la circolazione dei veicoli a benzina, a partire da quei nuclei urbani centrali già oggetto di forme di congestion charge, ma con la possibilità di estendere nel tempo e nello spazio la limitazione. Un altro contributo complementare è quello offerto dalle auto pubbliche e in car sharing, il cui servizio in gran parte svolto nelle dense zone urbane ben si presta a questa conversione. Un servizio che potrebbe anche assumere senso e dimensioni nuove grazie alle tecnologie (non ancora in campo ma attese a breve termine) della guida automatica.

Nuovi spazi dai nuovi flussi

Certo la driverless car è qualcosa di cui si parla ormai da diversi anni, la si dà spesso per imminente sulle strade e sul mercato, se ne ipotizzano effetti sui comportamenti, le città, i consumi e l’abitazione, ma sinora tutto resta sospeso, in attesa del lieto evento. Ma qui date le premesse relative alla propulsione elettrica forse sarebbe il caso di sottolineare quanto una introduzione anche parziale in ambiente urbano delle tecnologie di guida automatizzata (ad esempio su corridoi attrezzati), cosa ben diversa dalla logica mista e «autostradale» delle sperimentazioni in corso, potrebbe trasformare radicalmente anche l’offerta di nuova mobilità. Secondo criteri che sono ben lontani dal tipo di «rivoluzione tecnologica» così come ci viene spesso presentata, di fatto simile all’imporsi novecentesco dell’auto padrona degli spostamenti di persone. La vera risposta alla nuova mobilità non sarebbe così univoca, poniamo un veicolo elettrico automatico in condivisione, ma un impasto in sinergia di svariati fattori: la disponibilità di vari vettori organizzati in rete e di semplicissimo economico accesso intermodale, le informazioni in tempo reale su questa disponibilità, e last but not least, una organizzazione degli spazi e funzioni che sostenga e complementi questo totalmente nuovo stile di vita e di abitare. Perché se esiste qualcosa di davvero fantascientifico in senso deteriore e di pura fiction, non è tanto l’immaginare strampalati nuovi veicoli futuribili sostituiti alle classiche auto private a benzina, ma pensare che le innovazioni tecnologiche non cambino affatto radicalmente la nostra vita, i tempi, gli spazi, le aspirazioni.

Riferimenti:
Paul Lewis, 3 Transportation Predictions for 2018, US News, 15 dicembre 2017

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