Urbanistica e tempo libero (1914)

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Il campo da gioco di una scuola, dal Chicago Plan di Daniel Burnham, 1909

Quando si rivolge alle necessità del tempo libero, e lo fa nel modo adeguato, l’urbanistica dà il proprio meglio. Un’idea tanto ampia merita certo una spiegazione. Negli ultimi cent’anni la disciplina è stata dominata da due ideali: il primo è quello della monumentalità, che in America si è tradotta nel movimento City Beautiful; il secondo riguarda l’efficienza economica. Ma il nostro paese in realtà è andato oltre questi limiti, se consideriamo strumenti dell’urbanistica anche la lotta alla congestione e tutte le politiche riguardanti l’uso sociale dei proventi delle tasse. Ma pare che in generale il dibattito si sia comunque concentrato costantemente su monumentalità, economia, o risposta alle necessità della vita quotidiana per quanto riguarda i bisogni più organici come quelli della salute fisica. Sinora le città non sono state pensate dal punto di vista dell’organizzazione sociale, che comprende aspetti psicologici ed estetici legati alle aspettative della popolazione rispetto al tempo libero. Occorre seguire queste dinamiche e interessi, che riguardano una adeguata forma fisica della città, esattamente come accade per gli aspetti monumentali o di efficienza economica.

Urbanistica per il tempo libero, per la ricreazione, significa fornire spazi organizzati a questo obiettivo sociale. La stessa parola “ricreazione” pare inadeguata a comunicare il significato assunto nell’uso odierno. Ricreazione, nella nostra società economicamente moderna, significa la vita stessa. Prima dell’età della macchina, la produzione avveniva per piccole unità, e le relazioni sociali corrispondevano alle relazioni di lavoro. Di norma a un rapporto padre-figlio. C’era un lavoratore artigiano che controllava gran parte del processo sino al prodotto finito, e spesso controllava addirittura la sua messa sul mercato. Una situazione in cui il lavoro era vita, assai stimolante, e la ricreazione era considerata semplicemente un modo per riprendersi dal lavoro. Con l’introduzione della macchina avvengono profondi cambiamenti nella natura di questo lavoro, nel suo significato per il corpo e la mente, nella sua organizzazione sociale. Alla piccola unità si sostituisce quella grande. Ai movimenti manuali complessi che esprimono personalità, ne subentrano altri minuti e specializzati. Il lavoratore perde necessariamente identificazione nel prodotto.

La città industriale cresce come un fungo, concentrazione anonima di popolazione sempre più grande, mentre sempre più piccolo diviene il significato del lavoro individuale. In breve, attraverso gli effetti diretti o indiretti della macchina, il lavoro perde di ruolo nella vita, considerata soggettivamente. I cambiamenti per quanto riguarda il tempo libero sono importanti tanto quanto quelli per il lavoro. Le antiche modalità per il tempo libero sono scomparse, o si sono parecchio ridimensionate perdendo di importanza fondamentale per la vita. Sono invece cresciute le forme commerciali di divertimento, sino a dimensioni sconosciute alle generazioni del passato. Divertimento commerciale significa in genere divertimento molto specializzato, rivolto a un solo sesso, o a una fascia di età, più che alle famiglie o ai quartieri. In più questo tipo di passatempi ha caratteri ulteriori, come il ruolo politico del saloon, o certi aspetti sinistri e corrotti dei locali di danza. Molto cresciuta è la quantità generale di offerta di tempo libero, e corrispondentemente se ne è ridotta la varietà e attrattività dei modi di trascorrerlo rispetto a come era accaduto nelle epoche passate.

Si dice che il tempo libero sia un vuoto da riempire. Un modo inadeguato di definirlo, mentre sarebbe invece molto meglio affermare che alcuni interessi vitali dell’uomo, ricchi di possibilità ma anche di rischi, sono stati sottratti al tempo di lavoro e forzosamente spinti verso il tempo libero, dove continuano ad esercitare il proprio vigore originario, però privi di tutte le strutture per potersi esprimere, o delle tradizioni di comportamento che ne assicurano uno sbocco sano. Considerato così superficialmente, il problema della ricreazione viene ritenuto responsabile di tanti mali, fra cui la crescita della delinquenza giovanile, l’immoralità delle ragazze lavoratrici, gli effetti nefasti del saloon sulla politica, il dilagare della disinformazione che poi conduce a irrazionali leggi repressive, la totale perdita di controllo del sistema educativo sugli studenti prima che raggiungano i sedici anni, la scomparsa delle relazioni di vicinato nelle città, infine la rottura dei rapporti familiari. Oggi la famiglia, privata delle occasioni di lavoro comune, non può neppure giocare unita.

L’urbanistica deve assolutamente trovare una soluzione al problema ricreativo. Al momento attuale, si può affermare che in America:

Nessuna città è dotata di spazi sufficienti per il tempo libero, organizzati in modo che la maggioranza della popolazione ne possa fruire.

In tutte le città le discussioni politiche e di interesse locale si devono forzatamente svolgere soprattuto in spazi privati, o nei saloon, o in luoghi controllati da chi non favorisce certo un libero dibattito.

Anche gli eventi sociali organizzati, al pari delle riunioni politiche, si devono svolgere in luoghi inadeguati.

In particolare le donne, sono prive di ambienti sia pubblici che privati per coltivare interessi e trascorre il proprio tempo libero.

Non esistono, o quasi, nelle città americane, spazi dove alle famiglie intese come gruppi sia consentito o favorito di esistere come tali, trascorrendo il tempo libero in comune con tutti i componenti.

Il 95% dei nostri figli non ha spazi da gioco, salvo le strade, dove giocare significa automaticamente violare leggi e norme, dove farlo significa disturbo, e rischio per l’incolumità. Recenti ricerche del People’s Institute, basate su altre indagini precedenti della Sage Foundation, dimostrano come almeno il 70% della delinquenza giovanile registrata a New York City si leghi al gioco per le strade, o comunque al tentativo di giocare in spazi in cui è vietato.

Infine, va detto che ci sono spazi pubblici del valore di miliardi di dollari del tutto inutilizzati. Superfici scolastiche vuote nella lunga stagione delle vacanze estive, e comunque sfruttate soltanto sei ore al giorno nelle altre. Questo spreco di campi da gioco scolastici, edifici, servizi, costa al contribuente forse cento milioni di dollari l’anno. Mentre uno sfruttamento intelligente degli immobili potrebbe in tutte le città, senza eccezioni, costituire un enorme progresso sociale.

Un programma per le città

Urbanistica per la ricreazione vuol dire solo in piccolissima parte acquisire nuovi tipi di spazi. Sono gli spazi già disponibili a dover essere organizzati e distribuiti diversamente.

SCUOLE

Il nostro vizio per gli sprechi, per questa moderna specializzazione, è magnificamente (orribilmente) illustrato dal modo in cui costruiamo e poi usiamo gli immobili scolastici. L’investimento pubblico nelle scuole è enorme A New York City dal 1900 a oggi è stato di 100.000.000 di dollari. Nella medesima città, dove peraltro gli edifici scolastici vengono sfruttati in modo relativamente intenso, secondo una indagine interna risulta che essi restano vuoti per il 40% del tempo utile. Una percentuale che crescerebbe di parecchio se prendessimo in considerazione il paese nel suo insieme. Ma anche la quota del 40% non racconta che in parte il problema. Perché riguarda solo gli edifici come sono oggi, nelle loro attuali relazioni con la città.

Gran parte delle scuole sono prive di cortili, di sale concerti e convegni. Il tetto non è in genere agibile come spazio di ricreazione. I fabbricati di solito non si trovano vicini a spazi aperti, non hanno rapporti con campi da gioco. Né esistono rapporti fra scuole e biblioteche, o bagni. Se gli edifici scolastici di New York si potessero riorganizzare in rapporto ad altri spazi e strutture pubbliche per l’educazione e la ricreazione, ne si potrebbe programmare un uso integrato, moltiplicando il valore umano degli edifici di parecchie volte. In altri termini, un approccio critico al sistema delle scuole di New York secondo moderne teorie educative e ricreative significherebbe affermare non tanto che restano inutilizzate per il 40% del tempo utile disponibile,ma che se ne sacrifica il 70% o 80% dell’utilità. Per tradurre tale giudizio, che vale per tutte le città americane con poche parziali eccezioni, in termini programmatici concreti, possiamo dire che:

1 – Le scuole devono essere adiacenti o comunque connesse a spazi da gioco aperti, biblioteche, ambienti al coperto.

2 – Là dove la città già esiste ma si devono ancora realizzare scuole, campi da gioco, biblioteche, in quartieri già affollati, essi si devono ovunque praticabile coordinare, così che siano complementari l’uno all’altro.

3 – Gli edifici si devono progettare, o trasformare, in modo da offrire ambienti di riunione, assemblea, danze, giochi al coperto, e più in generale tutto quanto oggi i cittadini cercano a caro prezzo sul mercato, o si vedono offrire in quantità assai limitata e sparsa dalla pubblica amministrazione.

Con questi punti di trasformazione fisica ben presenti, possiamo affrontare i motivi per cui il rapporto fra ambiti scolastici e per il tempo libero sia una urgente necessità sociale, e non un mero problema economico. L’età media in cui i ragazzi abbandonano la scuola non supera i quindici anni. Gran parte delle loro qualità sociali, che determineranno l’esistenza adulta, si formano, nel bene e nel male, nelle esperienze tra i quattordici e i vent’anni. Tutto biologicamente o meno si sviluppa nel periodo dell’adolescenza. Finisce l’influenza della scuola, finisce l’influenza della famiglia, che non può seguire l’adolescente nel laboratorio dove lavora, nella strada o campo da gioco isolato dove si diverte, o nello spazio commerciale per il tempo libero che frequenta. Facile intuire i costi sociali di questa situazione.

Si tratta di un incredibile spreco di potenzialità sociale e educative, una silenziosa minaccia alla stabilità del paese. Non sono cose che si possano affrontare guardando al passato. Né si può contare sulla famiglia come era organizzata un tempo tra le pareti domestiche, né sulla chiesa come ente in grado di separare, e neppure le tradizioni di vita comunitaria latenti si possono resuscitare nelle vecchie forme. Si tratta di cose destinate a scomparire. Invece è necessario oggi portare chiesa e famiglia in piazza, nella società. E non si dà soluzione al problema se non creando spazi per il tempo libero frequentati da famiglie e gruppi sociali, dove si possano innescare nuovi interessi ed entusiasmi, a prendere il posto che fu delle tradizioni svanite o dell’influenza religiosa.

Risulta della massima importanza, inquadrato in una prospettiva di programma cittadino, comprendere quanto sia impossibile sostituire nei quartieri le influenze comunitarie e familiari efficaci un tempo, con le entità frammentate di oggi. Le biblioteche pubbliche in quanto tali, i bagni pubblici in quanto tali, le sole passeggiate nel verde, o qualche servizio orientativo: tutte cose utili per i singoli, ma prive di utilità davvero sociale. Riguardano la vita solo superficialmente, specificamente, ma non sono in grado di influenzare i cittadini in senso lato. Ciò che ne forma le consuetudini nelle città americane di oggi sono assai di più il divertimento commerciale, la concorrenza economica, le organizzazioni politiche predatorie,e nessuno di loro lo fa in una prospettiva di progresso sociale.

Al giorno d’oggi parchi e campi da gioco, sale di lettura e biblioteche, fungono da entità separatrici e specializzate. Dividono i componenti delle famiglie, gli individui dal gruppo, i singoli gruppi tra di loro, sono piccole oasi di isolamento nella vita di minoranze, ed è assai difficile affermare che attraverso esse passi l’interesse o la passione civica. Mentre al contrario il centro sociale, in quanto entità di quartiere, dotato di elementi di autogoverno e autonomia, unisce gli scopi eminentemente pratici del tempo libero a quelli civili e sociali. Meglio un nodo unico di questo tipo, di tutta la serie di enti specializzati. Se si comprendesse questa prospettiva, questo significato del tempo libero e delle sue valenze, si potrebbe allora formulare un programma cittadino per la ricreazione.

PARCHI

Nessun paese possiede un sistema di parchi vasto quanto l’America. Gran parte di essi sono stati concepiti secondo alti criteri estetici, e in realtà seguendo ideali aristocratici. Diamo per scontato che qualunque riorganizzazione del sistema dei parchi per le moderne esigenze dell’uomo comporti necessariamente un sacrificio di questi aspetti estetici. Una supposizione errata, e per capirlo basta visitare qualunque piccolo parco di Chicago, specie quelli della zona ovest pensati esclusivamente con funzioni sociali e di gioco, ma le cui forme sono magnifiche e il verde classico. Sempre a Chicago è suggestivo Lincoln Park, con lo spazio giochi correlato alla zona passeggio, la prima protetta da eventuali vandalismi grazie alla presenza di occasioni di gioco organizzato.

Nella progettazione dei parchi, quasi altrettanto che in quelle delle scuole, è importante ricordare certi aspetti della vita familiare, del quartiere, la tendenza dell’essere umano a giocare in gruppi. Lo spazio non deve essere pensato solo per bambini controllati da adulti nelle ore diurne. Sarà ancora più adeguato per i bambini, se potrà essere utilizzato come spazio sociale anche di sera oltre che di giorno. Nel campo giochi si possono fare musica, danze, proiettare film. È un’arena adattissima per gli spettacoli, pantomime, giochi, e tante altre iniziative di quartiere. Non ci si deve mai dimenticare però che lo spazio è limitato. Ad esempio, dove oggi c’è un campo municipale utilizzato per il golf, sono una quindicina di ettari che si potrebbero usare per farci stare cento campi da tennis, il tiro con l’arco, o tante altre attività a coinvolgere enormi quantità di persone in giochi di squadra. Oggi è opinione condivisa che siano meglio molti parchi piccoli che la medesima area concentrata in uno solo, ma troppo lontano per essere comodamente raggiungibile dalla maggioranza delle persone.

Vale sempre la pena di intraprendere preventivamente uno studio preliminare sulle potenzialità delle attività minori. Spazi da venti metri per venti possono fare anche la differenza nella vita di un bambino.

ALTRI TIPI DI SPAZI

Tutto quanto è stato detto per scuole o campi da gioco vale per le biblioteche, servizi municipali vari, arsenali. Questi ultimi rappresentano il massimo dello spreco, inutilizzati per quattro quinti del tempo nonostante ospitino abbondanza di spazi coperti e aperti, sono costruiti e mantenuti a spese del contribuente che spesso è anche contrario alla guerra.

Politiche complementari

Sviluppando anche al massimo le potenzialità pubbliche e l’integrazione di strutture, non si arriverebbe comunque a coprire il fabbisogno di spazi per il tempo libero. Restano comunque promettenti direzioni di intervento anche nei contesti più congestionati delle grandi città. Pare adeguato limitare o proibire il traffico di passaggio nelle vie residenziali, come viene fatto in tante città, e lo stesso può valere per gli isolati dei quartieri popolari, da convertire in campi da gioco, a tempo continuativo o parziale in alcune ore. In nessuno di questi casi, che siano vie o veri spazi da gioco, occorrono grosse spese. Esistono numerose indicazioni del fatto che tutto ciò che desiderano i giovani non richiede strutture di rilievo, e che la maggior parte dei ragazzi rifugge da apparati specialistici così come da un eccesso di sorveglianza.

Si sa da abbondanti verifiche sul campo che la maggior parte dei giochi più educativi vengono escogitati direttamente dai ragazzi, senza alcun tipo di supervisione, e trasmessi da una generazione all’altra in modi sconosciuti agli adulti. Tutto ciò che serve, per costruire sul gioco spontaneo e farne un’attività sistematica e istruttiva, è mettere a disposizione spazi, e premiare chi eccelle. Ciò significa promozione, da parte della città o delle associazioni di settore, di gare, classifiche, premi, come succede coi boy scout, nei modi che hanno acceso il fuoco dell’impegno in milioni di ragazzi e ragazze. Possibilità forse più discutibile, sarebbe forse anche quella di sfruttare da parte dei proprietari di case d’affitto operaie i tetti per attività di gioco, e sarebbe del tutto ovvio che la pubblica amministrazione regolamentasse e controllasse quegli spazi.

Conclusioni

In fondo, anche se tutto quel che si è auspicato si realizzasse, non saremmo comunque in grado di recuperare gli spazi per il tempo libero nei quartieri più congestionati, così come in generale possiamo fare abbastanza poco per quelle zone. Una urbanistica per la ricreazione per obiettivi più avanzati deve poter contare sulle competenze di altri settori urbani, che lavorino per sconfiggere il tipo di città moderna che abbiamo imparato a conoscere per le devastazioni umane perpetrate. Quanto abbiamo raccontato dipende da fondamentali cambiamenti fiscali, da un governo pubblico dei trasporti collettivi in tutte le forme, e altre politiche essenziali. Ma ricordiamoci sempre che anche realizzando tutte queste fondamentali trasformazioni, se esse non si accompagnano ad una autentica arte sociale dell’urbanistica per il tempo libero, si farebbe del nostro paese una nazione di Filistei, che abitano pur sempre in una ricca e salubre Pentapoli Filistea.

Titolo originale: City planning and the problem of recreation, Annals of the American Academy of Political and Social Science, Volume 51, 1914 – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Nota: moltissimi dei concetti sviluppati qui da John Collier, sono sovrapponibili alle riflessioni contemporanee elaborate da Clarence Perry sulle scuole al centro di larghe zone di influenza urbana, e che porteranno negli anni ’20 alla formulazione urbanistico-sociale della famosa “unità di vicinato” base per la progettazione dei quartieri in tutto il XX secolo. Cfr. Clarence Perry, La scuola al centro del quartiere (in italiano su Mall) Intervento alla National Conference of Charities and Correction, Memphis, Tennessee, maggio 1914; New York, Russel Sage Foundation, 1914

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