Urbanistica Rurale (1937)

In tema di riorganizzazione agraria, che per maggiore proprietà di termini sostituiamo alla dizione urbanistica rurale, proponiamo uno schema di studio atto ad inquadrare la riorganizzazione dell’edilizia rurale in un piano generale basato su tre fattori essenziali:

  1. Valori politici
  2. Valori sociali
  3. Valori economici

È naturale che, poiché in ogni campo ci proponiamo di porre come base l’elemento uomo determinante di tutti gli altri valori, anche per la riorganizzazione rurale sarà la vita dell’uomo che fisserà il punto al quale si riferisce la sistemazione che il presente schema propone. Poiché lo scopo che questo schema vuole raggiungere è l’impostazione del problema in modo che consenta una sistemazione reale e possibile, esso si informa ai principi politici e sociali dello stato fascista corporativo. L’autarchia, traverso la quale la volontà dello Stato tende a creare una nazione politicamente ed economicamente indipendente, fissa i limiti territoriali al presente schema di riorganizzazione agraria: la Nazione.

L’organizzazione corporativa e sindacale costituisce la maglia degli organi centrali e periferici ai quali è devoluta l’attuazione del programma nei suoi singoli aspetti, secondo il metodo generale al quale questo studio si appoggia. È evidente che per giungere a conclusioni concrete è necessario suddividere il problema estremamente vasto, prendendo in considerazione (analisi) separatamente le varie circoscrizioni territoriali: perché in ciascuna di esse le differenze di condizioni della popolazione, clima, produzione e consumo, esigono una diversa valutazione e di conseguenza il criterio generale unico suggerisce diverse soluzioni del problema. Proponiamo come circoscrizione territoriale la provincia, oltre che per evidenti ragioni di possibilità di analisi (statistiche, catasto agrario ecc.), soprattutto perché la provincia costituisce una unità dal punto di vista gerarchico ed amministrativo, una parte quindi dello Stato, che ha in sé tutti gli elementi atti alla realizzazione di un programma generale (Prefettura, Federazione del P.N.F., Organi Sindacali, Preside della Provincia ecc.). Esaminando la circoscrizione territoriale della provincia sarà sempre possibile distinguere tre tipi di zona:

  • La città
  • La zona agricola periferica alla città
  • La campagna

Dal punto di vista della organizzazione agraria queste tre zone tipiche hanno caratteristiche ed esigenze diverse, non solo per la loro costituzione organica, ma anche (e va tenuto ben presente) per i rapporti esistenti fra di esse e fra queste e le zone limitrofe. La Provincia non deve quindi essere considerata come entità a compartimento stagno, ma come una cellula viva che riceve e dà traverso i propri confini con un procedimento di osmosi. Soprattutto dal punto di vista agrario va tenuto conto di questa corrente in quanto le zone agrarie propriamente dette, cioè zone nelle quali sono costanti le caratteristiche di popolazione, produzione e consumo, non corrispondono sempre ai limiti della provincia. Per formulare le esigenze, le possibilità, e quindi le realizzazioni indispensabili, lo studio per la riorganizzazione dell’edilizia rurale va iniziato con un’analisi che vagli tutti i dati relativi alla attuale vita dei tre tipi di zone sopraindicate.

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Coinquilini pennuti nell’edilizia rurale

Anzitutto si deve esaminare la popolazione agricola, distribuita nella periferia della città e nella campagna, ampliando però tale termine, ai fini dell’edilizia, a tutti gli individui che pur non dando all’agricoltura la loro attività (operai, artigiani, commercianti, maestranze edili, impiegati ecc.) fanno parte della popolazione agricola perché con questa convivono riversando sulla edilizia rurale la propria economia. All’esame obbiettivo della popolazione (qualità, numero e densità), va fatto corrispondere l’esame delle risorse locali ( che vedremo risultare dalla produzione e dall’assorbimento) e quindi dal confronto risulterà la densità della popolazione relativa alle risorse stesse. Questo risultato potrà illuminare le condizioni di vita degli individuo nei singoli luoghi ed eventualmente consigliare trasformazioni della produzione o provvedimenti di carattere migratorio qualora le condizioni attuali siano al di sotto di un certo minimo dettato da criteri prestabiliti di ordine sociale. Le risorse risulteranno dall’insieme della produzione e dal bilancio tra produzione ed assorbimento. Saranno quindi questi due termini oggetto di indagini particolarmente espressive.

Poiché la produzione agricola può essere considerata abbastanza uniforme nelle varie annate, è la manovra della produzione stessa (in relazione alla politica economica basata sulla autarchia) che ha un’evidente influenza sulla economia rurale. Il regime degli ammassi dei prodotti chiave oltre ad essere un provvedimento di carattere collettivo (difesa della nazione ecc.) è soprattutto uno stabilizzatore dei prezzi per il consumatore e per il produttore, garantendo a quest’ultimo una equità e tempestività di pagamento nei confronti del libero commercio. Si abolisce così il concetto di speculazione che, oltre ad essere anticorporativo, mette i produttori in condizioni di grave inferiorità rispetto al commercio nazionale.

È necessario conoscere se per un continuo miglioramento delle condizioni di vita delle masse rurali, sia possibile ed opportuna l’estensione del regime degli ammassi anche ad altri prodotti non solo della terra, ma anche ai frutti del lavoro rurale ed artigiano: in questo caso il regime degli ammassi potrebbe anche avere la funzione di esercitare un diretto controllo su prodotti che generalmente sfuggono a qualsiasi forma di indagine e quindi di provocare mediante una opportuna assistenza un miglioramento dei prodotti stessi. Parallelo all’organo di raccolta potrebbe essere considerato un organo di distribuzione dei generi di prima necessità per la vita e soprattutto degli elementi indispensabili per la produzione (concimi, sementi, macchine utensili) a prezzi stabiliti con criteri sociali, mettendo in relazione le possibilità di acquisto ed i dati di costo, eliminando così la speculazione privata ed i monopoli industriali.

Centri di raccolta e centri di distribuzione devono costituire i nuclei essenziali del piano di riorganizzazione agraria, le cui maglie saranno costituite dalle vie di comunicazione che collegano le zone di produzione ai centri, e questi fra loro e coi centri di consumo. Il piano generale di organizzazione previsto, è così in grado di esprimere attraverso le valutazioni medie fatte nelle singole zone, i dati indispensabili per conoscere mediante un bilancio, il reddito ed il costo della vita per ciascuna famiglia di entità media, e quindi le possibilità rispetto al miglioramento delle abitazioni rurali: abbiamo accennato alla famiglia media in quanto quelle superiori ad un certo numero saranno aiutate dall’intervento diretto dello Stato.

Se il piano generale informato ai principi suesposti ci ha portato alla conoscenza delle possibilità dell’economia rurale riferita all’edilizia, è necessario ora un esame accurato delle condizioni della edilizia rurale, ed in particolar modo delle abitazioni, per valutare le necessità di riattamento e di ricostruzione allo scopo di fornire agli individui un ambiente adeguato alle premesse suesposte. Prima di tutto dovranno essere riveduti i criteri di collegamento fra le abitazioni e gli edifici inerenti alla produzione (stalle, silos ecc.), e prevedere la possibilità di distinguere nettamente gli uni dagli altri, per ragioni oltre che di evidente igiene, anche per una migliore organizzazione del lavoro e quindi vantaggio economico. Si dovrà ancora rivedere se la localizzazione attuale delle singole costruzioni rurali rispetto alle zone coltivate, risponde oggi a ragione funzionale o solamente a cause che hanno avuto origine nella storia e che ora non hanno più ragione di essere.

Si dovrà quindi passare ad un esame delle condizioni delle singole abitazioni distinguendole in tre categorie: buone – necessitanti di riparazioni – cattive, mettendo in relazione questa distinzione a quanto è detto più sopra sui criteri di localizzazione e di distribuzione funzionale degli edifici. Sarà finalmente possibile avere un quadro esatto della situazione, conoscere da una parte quanto l’economia rurale può fornire direttamente e dall’altra le necessità di miglioramento e di ricostruzione delle abitazioni rurali; dal confronto di questi due termini apparirà un bilancio che potrà essere a volta a volta passivo ed attivo. Dall’ipotesi sopradetta abbiamo due diverse linee di condotta.

Se il bilancio è attivo i fondi occorrenti al rinnovo edilizio si troveranno nella azienda stessa: tutt’al più si dovrà trovare un adatto piano di finanziamento che preveda il pagamento degli interessi e l’ammortizzamento del capitale. Dato che generalmente l’agricoltura non può pagare degli alti saggi di interesse, lo Stato dovrà facilitare l’affluire del denaro che si trova sul mercato alle migliori condizioni economiche (Casse di Risparmio, Credito Agrario). Siccome poi la casa è un bene di lunga durata si potranno studiare dei piani di finanziamento a lunga scadenza. Dove invece il bilancio è passivo, lo Stato dovrà preoccuparsene, con previdenze tecniche, sociali ed economiche atte a mettere la terra in grado di pagarsi la spesa dell’abitazione, secondo il sistema di intervento indiretto e diretto previsto dalla Carta del Lavoro (previdenze tecniche agricole: miglioramento delle strade, della canalizzazione, assistenza al coltivatore con la fornitura a condizioni di favore delle materie necessarie alla produzione, trasformazione delle colture ecc., previdenze sociali; assistenza all’artigianato ed alle piccole previdenze di ordine economico rispetto alle tasse ed all’affluire dei capitali).

Dovrebbe essere così possibile il controllo e lo sviluppo delle risorse delle singole zone mantenendo vivo l’interesse e l’attività del produttore, la cui responsabilità non ché diminuita, sarà anzi accresciuta dall’intervento diretto dello Stato. Il pareggio del bilancio rurale tra necessità e risorse dovrebbe essere così raggiunto in un determinato periodo di tempo. È possibile riassumere il presente schema di riorganizzazione dell’edilizia rurale nei seguenti punti:

  • Necessità di riorganizzazione agraria dal punto di vista politico, sociale, economico;
  • Necessità di creare un metodo di riorganizzazione attuabile e quindi affidabile agli organi centrali e periferici già costituiti nell’ambito dello Stato fascista corporativo;
  • Analisi dell’attuale stato di cose in ogni provincia (circoscrizione territoriale ben definita) pur non perdendo di vista i legami che uniscono le zone agricole dello stesso tipo indipendentemente dai limiti amministrativi della provincia: a – esame della popolazione rurale (comprendendo in questa operai, artigiani ecc., conviventi con la popolazione agricola propriamente detta); b – esame delle risorse della popolazione rurale (rapporto tra produzione assorbimento attuale). Esame della produzione e dell’assorbimento; c – confronto tra popolazione e risorse, per la conoscenza e la
  • Valutazione delle attuali condizioni di vita della popolazione agricola: a – risorse di ogni famiglia media (possibilità positive o negative rispetto alla riorganizzazione edile); b – condizioni di abitazione (stato e localizzazione delle abitazioni);
  • Determinazione dell’abitazione tipo per famiglia media e della distribuzione delle abitazioni nei riguardi degli edifici agricoli industriali;
  • Confronto tra la valutazione delle attuali condizioni di vita e l’abitazione tipo, e conseguente determinazione delle necessità dell’edilizia rurale;
  • Determinazione di un bilancio tra le necessità e le risorse per ogni provincia, che risulterà passivo o attivo;
  • Determinazione di provvedimenti atti a proporzionare le risorse alle necessità: a – di carattere generale: manovra della popolazione rurale (sistema degli ammassi); creazione di centri di distribuzione degli elementi necessari alla produzione a prezzi di calmiere; b – di carattere particolare: intervento indiretto e diretto dello Stato nella produzione agricola; provvedimenti atti a favorire la migrazione; provvedimenti atti a manovrare l’affluenza del capitale necessario alla riorganizzazione prevista.

Da: Istituto Nazionale di Urbanistica, Atti del 1° Congresso Nazionale di Urbanistica, Roma 5-7 aprile 1937-XV, Vol. 2, Relazioni Aggiunte (tra gli autori in testa all’articolo figurano aggiunti anche Eugenio Radice Fossati e Arnaldo Banfi)

Immagine di copertina: AA.VV. Il Piano regolatore della Valle d’Aosta, 1943

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