Aumenta la bolletta e diminuisce l’acqua

Foto F. Bottini

Queen Creek, Arizona — Ron Rios conosce bene il valore della sua piscina in giardino, che rende le arroventate estati dell’estate in Arizona più sopportabili. Figurarsi con che spirito ha accolto la notizia che il suo sobborgo di Phoenix voleva alzare la bolletta dell’acqua: da 130 a più di 500 dollari al mese. Secondo gli amministratori cittadini è necessario a finanziare gli enormi investimenti che assicureranno il rifornimento idrico sui prossimi 100 anni. Il fiume Colorado si sta parecchio ridimensionando, e occorre adattarsi. Ma Rios, cinquantaduenne titolare di una ditta di pavimentazioni permeabili, non ha nessuna intenzione di pagare per l’acqua tanto quanto le rate della sua Suburban. «La gente non può permettersi queste cose: lasciateci respirare». Queen Creek, una delle circoscrizioni in più rapida crescita d’America, evidenzia le sfide che si trovano di fronte altre amministrazioni e comunità del Sud-Ovest, mana mano il fiume Colorado si assottiglia e cresce il costo dell’acqua. Rios certamente di acqua ne consuma una quantità insolita, e la sua bolletta è anomala. Ma in qualche modo rispecchia una realtà più generale.

Marc Skocypec, responsabile dei servizi a rete di Queen Creek, riassume la questione durante un’assemblea cittadina: «L’acqua a buon mercato è finita». Secondo tecnici e amministratori, Queen Creek rappresenta un caso modello del modo di confrontarsi coi problemi idrici che attendono molti in futuro. La città prevede un investimento complessivo di 730 milioni di dollari per iniziare un prelievo dalle fonti sotterranee remote, garantendosi contro tutte le siccità dei decenni a venire. Ma la proposta «tariffa della risorsa idrica» per finanziare il progetto ha indotto una reazione furiosa dai maggiori consumatori della città, in una comunità piuttosto conservatrice dove le amministrazioni da sempre si vantano di ridurre le tasse.

E ha disseppellito tensioni di lungo periodo su quanto Queen Creek possa permettersi di continuare a crescere tanto velocemente rispetto alle risorse disponibili, con previsioni di un raddoppio della popolazione entro il 2050. Tante altre amministrazioni del Sud-Ovest affrontano problemi simili, di un territorio arido dove di acqua ce n’è poca e ce ne sarà sempre meno. Le città del deserto dell’Arizona si trovano in una posizione particolarmente delicata, con meno diritti di prelievo delle acque del fiume Colorado rispetto ad altre circoscrizioni, come Los Angeles, Las Vegas o San Diego. L’Arizona possiede ricche risorse in fatto di acque sotterranee su cui contare, ma sono considerate non rinnovabili e da amministrare con cautela. Il prelievo da nuove fonti idriche richiede però investimenti molto costosi, e naturalmente molte discussioni come sta avvenendo oggi a Queen Creek.

«La cosa davvero difficile credo sia esprimere un indirizzo politico e trovare consenso per quegli investimenti che dureranno per le generazioni future» spiega Sarah Porter, direttrice del Kyl Center for Water Policy alla Arizona State University. L’amministrazione di Queen Creek teme che i costi per l’acqua continueranno a crescere in proporzione a quanto il prelievo dal fiume Colorado diventerà insicuro. Così si sono chiesti i prestiti necessari ad acquistare una scorta per cento anni dalla fonte sotterranea dello Harquahala Basin a ovest, portandola poi attraverso un canale già esistente. Per risarcire il debito si è proposto di chiedere agli abitanti un versamento aggiuntivo per ogni 3.800 litri consumati, partendo da 3,07 dollari a crescere fino a 10,74 dopo parecchi anni.

Così il programma va in pareggio sul lungo termine per le spese d’acqua della città. Altri centri dell’Arizona stanno cercando di acquistare diritti dal medesimo bacino, ma ciò accade con cifre quadruple rispetto a quanto negoziato da Queen Creek nell’accordo di parecchi anni fa. «Sono tutti a caccia di acqua» racconta il responsabile delle reti Skocypec. Bacini come Harquahala hanno dei limiti e non rappresentano una soluzione per tutti.

«Le soluzioni per la crisi del fiume Colorado sono tessere di un mosaico da comporre» spiega Kathryn Sorensen, coordinatrice di ricerca al Kyl Center for Water Policy. «Onestamente non esiste una fonte risolutiva». Il consiglio di Queen Creek voterà la prima fase di applicazione della nuova tariffa a novembre. Nel frattempo si provano a convincere gli abitanti. Una abitazione di famiglia media dovrebbe versare un extra da 57 a 138 dollari al mese a regime, secondo gli uffici, da seconda del tipo di consumi. All’assemblea cittadina del mese scorso un signore brontolava che quei costi si stavano gonfiando troppo immaginando senza alcuna prova che qualcuno potesse prendere una «mazzetta». Sussurrava a chi gli stava seduto accanto: «È un’impostura totale».

«Vendetela a Cave Creek» propone Rios, riferendosi a un paesino che dipende moltissimo dall’acqua del Colorado. «Sono nel panico. Glie la si può rivendere al triplo di quanto l’abbiamo pagata noi e farci un affare». La più forte contrarietà alla nuova tariffa sull’acqua è emersa un mese fa ad una riunione del consiglio. Ci sono frutteti e piccoli allevamenti di cavalli che usano l’irrigazione ad allagamento, tecnica intensiva piuttosto comune. Ed erano nel panico visti i consumi. Coi versamenti a regime finirebbero per versare decine di migliaia di dollari l’anno per l’acqua; alcuni arrivando a sei cifre. Una donna raccontava che la bolletta dell’acqua avrebbe superato l’imposta immobiliare. Un’altra persona sosteneva di non poter più andare in pensione. «Il costo cumulativo sui sei anni supera gli 83.000 dollari: dovrei vendermi i reni» commenta Gary Ehlers, 63 anni, coltivatore di frutta, pecan, arance, lime, prugne e melograni nel suo terreno.

Rios è uscito dall’assemblea assai contrariato. «Mi fa impazzire questa cosa» dice la moglie Holly Rios mentre se ne vanno. Ma nonostante tutte le proteste, Rios in fondo ci guadagnerà dai risparmi sui consumi d’acqua in Arizona, per via della sua ditta di pavimentazioni sintetiche. Ha già steso erba finta in gran parte del suo giardino, con un cartello che recita «Benvenuti nella nostra veranda con piscina dove il vicinato ascolta buona musica, che gli piaccia o no». Rios mantiene però una parte a prato vero e alberi di agrumi, con consumi d’acqua di oltre centomila litri al mese, il triplo di una famiglia media. Rios dice di non capire perché la città non possa prelevare le acque sotterranee che le stanno sotto (il prelievo è rigidamente controllato dallo stato), e già pensa di investire decine di migliaia di dollari nello scavo di un pozzo privato. E continua a sperare che Queen Creek faccia retromarcia sulla possibilità di rivendere l’acqua a chi ne ha più bisogno guadagnandoci.

La sindaca Julia Wheatley spiega di non considerare affatto la questione alla leggera. «È la prima cosa a cui penso aprendo gli occhi la mattina. E l’ultima la sera quando vado a letto». Un paio di settimane fa, gli uffici hanno presentato una soluzione rivolta agli «irrigatori» con frutteti a animali, la categoria più colpita. Per quell’uso specifico si preleva da un’altra fonte, ovvero non si applica la nuova tariffa. La città riesce comunque a coprire i propri costi, e l’acqua continuerà a scorrere. Ma non finiscono certo le tensioni sul programma generale per Queen Creek.

Istituita nel 1989 come circoscrizione amministrativa prevalentemente agricola, con poco più di duemila abitanti, ha visto la popolazione crescere fino a 90.000, e la questione dell’acqua solle grossi dubbi tra gli abitanti storici, sull’opportunità di uno sviluppo tanto veloce. «Qual è il limite in cui questa o qualunque altra comunità – specie qui nel Sud-Ovest e nel deserto dove l’acqua è oro – deve domandarsi se è il caso di crescere ancora?» dubita Eric Kerr, 65 anni, nato e cresciuto nell’area. Crescere così è «mettere il carro davanti ai buoi» aggiunge il genero Elias Slover. Negli uffici amministrativi si chiarisce come chi abita qui da più tempo non sosterrà con sussidi i nuovi venuti. Gli insediamenti che si aggiungono pagano una quota fissa aggiuntiva per l’acqua. Ma resta incombente il programma di lungo periodo. Le nuove costruzioni a Queen Creek sono state rallentate negli ultimi anni proprio per i vincoli derivanti dall’acqua insufficiente. Quando un imprenditore a progettato di riconvertire un terreno in una gated community da 150 alloggi, gli abitanti hanno reagito. «La sicurezza idrica viene prima dell’espansione residenziale continua» dichiarava un cittadino in consiglio.

La commissione urbanistica di Queen Creek era orientata all’unanimità per l’approvazione del progetto. Il terreno edificabile era vuoto da anni. Ma i consiglieri vedevano tutta l’opposizione dei cittadini, e lo bloccarono. Le persone arrivano a Queen Creek per cercare casa a prezzi sostenibili. La sindaca Wheatley in una intervista sostiene che grazie all’investimento c’è abbondanza di acqua, e secondo gli uffici «la crescita paga la crescita» grazie alle tariffe per i nuovi insediamenti. L’Arizona ha già ridotto i consumi idrici. «Crescono gli abitanti, ma rispetto all’agricoltura si consuma meno acqua. All’assemblea qualcuno solleva il dubbio che con costi così alti per le bollette la gente potrebbe anche scappar via. Ma l’amministrazione ha una risposta pronta: Queen Creek non è certo l’unico posto dove aumentano le bollette.

da: The Washington Post, 26 ottobre 2026; Titolo originale: A Southwest town finds that ‘cheap water is over’ – Traduzione di Fabrizio Bottini

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