Cartelli dei limiti di velocità (2009)

foto F. Bottini

Si riparla dei trenta all’ora nei quartieri residenziali: ottima cosa. La prepotenza dell’auto, anche quando al volante c’è qualcuno per nulla prepotente di suo, è cosa nota a tutti. Anche agli stessi automobilisti, se si trovano dall’altra parte del parabrezza. Ma le variabili sono molte, e la questione complicata: insomma non basteranno mai i cartelli. E neppure il segnalatore della velocità, né le raffiche di multe (e ricorsi). Sono le nostre città, la cosa da cambiare. Facilissimo nei centri storici, molto meno altrove.

I quartieri più antichi, costruiti all’epoca in cui le automobili non esistevano, sono già adatti allo scopo: basta eliminare le «migliorie» introdotte negli anni più recenti, e fare qualche altro intervento per ripristinare in pieno quello che gli anglosassoni chiamano pedestrian-friendly environment, e che fino a non molto tempo fa si chiamava, semplicemente, città.

Nelle zone moderne, quelle progettate soprattutto nella seconda metà del Novecento nella scia del mito futurista e/o modernista della velocità e della meccanica, è tutta un’altra storia, e occorrerebbe più o meno ripartire da zero, stravolgendo in tutto o in gran parte i rapporti fra edifici, strade, spazi privati e collettivi. Solo per dirne una, che ne è della sicurezza quando un ampio spazio diventa inaccessibile ai veicoli?

Insomma bisogna riflettere, pensare, mediare, concordare. Ovvero proprio la cosa che alla maggior parte dei nostri assessori piace pochissimo.

Profezia: dei trenta all’ora non se ne farà nulla, almeno per adesso. Al massimo vedremo la solita raffica di annunci, sorrisi al telegiornale, magari qualche delibera, altre dichiarazioni di pugno di ferro e assimilati, alla fine spunteranno i cartelli. Solo loro.

Dritti sul marciapiede, stagliati contro il cielo sulla prospettiva della strada. Sono la cosa più facile da riprendere per le telecamere.

dalla rubrica di urbanistica della redazione di Eddyburg su Carta allegato a il manifesto settembre 2009

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.