Chi si immerge nel verde avvelena anche te: digli di smettere!

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Foto M. B. Style

Quello di ricongiungersi con la natura è un istinto ovvio e sano, che in epoca industriale si carica anche di significati intellettuali, culturali, religiosi di tutto rispetto. Basta pensare alla genesi di movimenti come il naturismo, o quelli legati alla dieta e stili di vita, fino al ruolo dei movimenti ambientalisti dalla seconda metà del ‘900, per cogliere pur in modo schematico e rudimentale quanta parte della nostra cultura attuale si intrecci con quei tipi di sensibilità, incluse tante forme di consumo che poi la mercificazione ha reso assolutamente banali e contraddittorie. Perché come sempre, dal dire al fare c’è di mezzo il mare, e se questo mare è popolato da certi squali in grado di toglierti un pezzo di cervello alla volta, finisci per cercare quel tuo ricongiungimento con la natura in modi davvero stravaganti. Tutta la storia della suburbanizzazione, non a caso più o meno parallela al genere di sensibilità naturista-ambientalista, sta lì a insegnarcelo, basta osservarla criticamente.

Andiamo verso la terra, non sopra la terra

All’inizio è una fuga del tutto spontanea dal peggio della città macchina prima versione, quella con le ciminiere incombenti che ti lasciava le strisce di carbone dentro la biancheria, dove ogni ex rivolo d’acqua era una fogna schifosa e velenosa, dove ogni angolo era un ricettacolo di porcherie e relitti sociali. Chi può, come nelle fasi più concitate di un incendio, scappa alla svelta portandosi quel che riesce a raccattare, senza troppe teorie. Ma presto quell’istinto di sopravvivenza assume forme più culturali e «strategiche», quando sia il mercato che la politica iniziano a cogliere il senso di questa spinta. Si ragiona sul rapporto città campagna, sul legame con la terra perduto di intere generazioni, da recuperare, naturalmente senza nulla perdere del progresso materiale che quelle orribili ciminiere avevano garantito e ancora promettevano. Qualcuno più radicale e utopista immagina esperienze messianiche di rifondazione contadina con risvolti religiosi, ma il grosso di questo ritorno alla terra assume le forme più placide di una nuova consapevolezza, di una curiosità intellettuale più o meno pigra, come quella di J. , George, Harris e Montmorency, gli eroi dei Tre Uomini in Barca alla riscoperta della valle del fiume. O attiva e politica, come nel caso dei vari movimenti riformisti, il più noto fra tutti quello della Città Giardino. Ma c’è in agguato un nemico che nessuno si aspettava.

Il carburante pulito di fine ‘800

L’urbanista americano Daniel Burnham, alla Town Planning Conference di Londra nel 1910, racconta entusiasta di come l’automobile, a differenza dei cavalli, non si lasci alle spalle mucchi di sterco pullulanti di mosche da spalar via a caro prezzo: le città saranno assai più linde e ordinate, da ora in poi. Il poveretto nonostante la grande intelligenza e l’incredibile intuizione appena dimostrata col Piano di Chicago proprio a proposito del ruolo futuro delle auto, non poteva proprio immaginare la miriade di schifezze che si lasciava alle spalle la carrozzella spinta dai cavalli vapore: non solo gli inquinanti degli scarichi, ma via via tutti gli oggetti sparsi sul territorio che segnavano la sua conquista di nuove frontiere. È grazie (?) all’auto se il ritorno alla natura finisce nel XX secolo per assumere quelle forme impattanti, proprietarie e ideologiche ben note oggi. E la stessa suburbanizzazione a trasformarsi radicalmente, da piuttosto delicata transizione tra urbano e rurale, a un urbano tout court a bassa densità e mondato dalle relazioni sociali caratteristiche del centro tradizionale. Per finire col coincidere con il famigerato sprawl, informe marmellata dentro cui anche l’agricoltura diventa puro simbolo, oggetto di consumo, ideologia. Diventa hobby anziché uso produttivo del territorio, e confligge con la sua forma classica e normale. Ecco dove siamo finiti, a furia di immergerci nel verde come dice la pubblicità imobiliare.

Riferimenti:

Jordan Matthews, Shoalhaven dairy and oyster farmers worry about urban sprawl over farmland and increasing hobby farms, ABC Net Australia, 20 novembre 2015

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